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Cari il vino dell’amore

Citato nella classificazione del Croce (1606) come cultivar tipica delle colline torinesi dalla quale si traeva il vino Cari, normalmente servito nelle locande della Val Salice (Torino) alle coppie di innamorati che vi salivano a piedi alla ricerca di intimità.

Il Cari era celebrato per le sue qualità afrodisiache, trasmessegli dalla varietà di uva dalla quale era ricavato e attorno al suo curioso nome si sono affastellate le congetture etimologiche più disparate.
Alcuni lo fanno derivare dal Piemontese carialaso per via delle dimensioni dei suoi acini che pesavano sul dorso dell’asino adibito al suo trasporto, altri ne riconducono l’origine alla sua gradevolezza, evidente nel sentore di ciliegia matura o cotta e di rosa muschiata bagnata dalla rugiada mattutina,  detta “rosa d’la mufai”, che faceva affermare al Croce: “che meglio dirsi potrai caro per la bontà sua.” Altri parlano della sua origine Asiaticha, in particolare della Caria luogo da dove potrebbe provenire anticamente questa tipologia di uva.

Una piccola DOC da salvare, pochi ettari di questo vitigno, distribuiti in mille parcelle, in tanti filari: chi cento metri, chi cinquanta, chi venti metri.
È un vitigno, il Cari, dall’uva così buona che molto spesso si preferisce mangiarla piuttosto che fare il vino, ma grazie a due produttori (di cui una è la cantina Balbiano) possiamo ancora assaporare Il Vino Dell’Amore.

Ultima modifica ilMercoledì, 21 Luglio 2010 16:20

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