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Il Torchiato di Fregona DOCG “Colli di Conegliano”

Quando si parla di vino passito ai piedi delle Prealpi Trevigiane subito viene in mente un nome: Torchiato di Fregona.

L’area produttiva è limitata e tradizionalmente ben circoscritta nel territorio del Comune di Fregona - in provincia di Treviso - adagiato sulle pendici del Cansiglio.

Da molti anni questo nome evoca un vino particolare, visto nell’immaginario collettivo degli agricoltori di questa zona come un elisir da trattare con molto rispetto, e un motivo c’è: da sempre è stato considerato il vino di famiglia, quello per le occasioni speciali, legato a tradizioni, feste, eventi che scandivano le stagioni agresti.

Si produceva tradizionalmente – e lo si fa tuttora – in ambito famigliare con un processo di vinificazione antico e semplice, utilizzando vitigni autoctoni quali il Verdiso, la Glera, la Boschera e la Perera, tutti a bacca bianca e con bucce resistenti all’attacco delle muffe.

I vigneti, strappati ai boschi circostanti, posti a sud e attraversati dalle brezze che risalgono le pendici prealpine, erano a sesto molto largo a garantire gli sfalci per il bestiame, qualche metro di piante di mais per la farina da polenta e magari anche l’orto.

Ho avuto il piacere di incontrare il Signor Antonio Pizzol, uno dei produttori storici del Torchiato, da generazioni. Abita in un borgo di case sulla sommità di un colle in località “Col di Osigo”, frazione di Fregona. Una unica stradina che vi sale, e muore su uno spiazzo circondato da cinque o sei case. In mezzo a fare da monumento (e adesso anche da rotatoria…) un vecchio torchio, usato dalle due famiglie del borgo che producevano il Torchiato.

Signor Antonio, da quando produce il Torchiato?
I miei ricordi arrivano ai primi del ‘900 ma dai racconti dei miei nonni sicuramente siamo alla fine dell’800. Almeno quattro generazioni quindi; il torchio che c’è qui, fuori casa, è molto vecchio ed è stato utilizzato da me fino alla fine degli anni ’70 (E’ ripreso nell’etichetta del consorzio n.d.a.).

Come definisce e cos’è per Lei il Torchiato?
La mia vita, un legame fortissimo con le tradizioni e i luoghi in cui vivo. E’ un vino speciale, per le grandi occasioni, e poi un aiuto economico la cui vendita contribuiva a mandare avanti la famiglia. Queste zone collinari ti obbligavano a vivere di più prodotti: il fieno, il bestiame, e anche del poco vino che si riusciva ad ottenere, e in passato la produzione di 5/6hl veniva venduta ai commercianti.

Come si gestiva la viticoltura?
Il torchiato si fa con una vinificazione di Glera e Verdiso in maggioranza, e poi Boschera e Perera, tutte uve autoctone e adatte all’appassimento. Molto semplicemente i filari erano composti da ceppi dei diversi vitigni, distribuiti in modo da avere le proporzioni corrette, tre piante dell’una, due dell’altra e cosi via; ogni filare è diverso dall’altro. Bastava vendemmiare, in anticipo per avere una buona acidità, e portare le uve nei sottotetti.  A volte si trova anche la Marzemina Bianca, chiamata qui “Sciampagna” perché dava un vino frizzante che nell’immaginario locale evocava le più blasonate bollicine francesi.

E poi, nei sottotetti?
La vendemmia a più riprese era a cura delle donne di casa, che selezionavano i grappoli spargoli e migliori, adagiandoli a strato unico sulle cassette di legno; la selezione era spietata: circa il 60% raggiungeva i graticci di appassimento o, meglio ancora, i fili a cui erano appesi uno ad uno. Qui riposavano per almeno sei mesi, curati amorevolmente da tutta la famiglia, attenta affinchè l’appassitura procedesse nel migliore dei modi. Segnale primo di ciò era il rapido disseccamento dei raspi.

Solitamente verso marzo si procedeva con la torchiatura: altra selezione per scartare gli acini ammuffiti o non buoni e via a torchiare con relativa festa in famiglia. Prima si pestavano gli acini con una specie di mortaio di legno e poi  si passava ai torchi piccoli dove si pressava a più riprese fino a ottenere l’ultimo mosto denso che veniva subito travasato in botti da 6 o 8 ettolitri, lasciate leggermente scolme per favorire l’ossidazione del vino. Nessun trattamento, niente aggiunte, fine.

Il mosto se ne sta lì dentro a fermentare e decantare naturalmente, e tradizione vuole che la prima spinatura con relativo assaggio sia fatta il 2 di agosto, dal padrone di casa, nella giornata che diventa da queste parti la “festa dei omi” (ebbene sì, qui l’8 marzo festa delle donne e il 2 agosto festa degli uomini…!!). Vero è che ultimamente per ottenere un prodotto più fine ci scappano pure uno o due travasi intermedi, ma la festa del 2 agosto resta, eccome!

Dal 1978 esiste il consorzio di tutela che raggruppa i produttori della zona, poi è arrivata la DOC nel 1993 e dal 2011 la DOCG all’interno della denominazione “Colli di Conegliano”. Da poco abbiamo anche un centro di appassimento dove portare le uve. Ci manca però la visibilità, pochi conoscono questo vino.

Il Signor Antonio ha deciso di smettere, non ce la fa a seguire i vigneti come vorrebbe, è stanco e la fatica è troppa. Le sue vigne sono lavorate a mano, così come i pochi trattamenti da farsi. Non si passa con le macchine o trattori, troppo difficile. La produzione è bassa, la resa finale si attesta al 25%, non si riesce a campare con produzioni così.

Peccato, perché adesso il Signor Antonio tira fuori una bottiglia e due bicchieri: eccolo il Torchiato, con un colore dorato carico, bello intenso, un naso di frutta disidratata, albicocche, uva sultanina, ricordi di fichi secchi e agrumi; poi i sentori speziati e di erbe aromatiche. In bocca ha una dolcezza delicata, con una bella corposità e l’invecchiamento in legno percettibile ma non invadente. Un bel finale lascia la bocca pulita, e invoglia ad un altro assaggio. Abbiniamolo ai formaggi erborinati o muffati, ma anche alla pasticceria secca e, se con qualche anno di affinamento, anche come vino da meditazione.

Scendo dal borgo di “Col di Osigo” con la soddisfazione di aver visto e sentito qualcosa di speciale, unico per i nostri tempi, ma anche con un velo di tristezza per un periodo di storia che probabilmente si chiuderà.
Ultima modifica ilMercoledì, 09 Gennaio 2013 13:33

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