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L'Austriaco Wildbacher

Salendo da Treviso verso nord, poco prima di attraversare il Piave, il vostro sguardo sarà sicuramente attratto da un imponente castello, posto sulle prime colline della alta Marca Trevigiana.

E’ il castello di San Salvatore, antico e bellissimo, ferito quasi mortalmente durante la prima guerra mondiale ma rinato, grazie alla dinastia dei Conti di Collalto, proprietari da oltre un millennio del maniero e di una vasta tenuta che lo circonda.

La storia di questo casato nobiliare è affascinante e parte di questi territori, basti pensare che le origini affondano nel basso medioevo di epoca Longobarda, e che le loro fortune furono legate a Carlo Magno e all’impero Austro-Ungarico che nell’800 a riconoscenza dei servigi resi dalla famiglia Collalto durante le campagne militari, insignirà quest’ultima del titolo di Principi dell’Impero.

Bene, direte voi, perché tutta questa premessa? Perché è proprio dall’Austria, e più precisamente dalla Stiria che giunse al castello un vitigno particolare: il Wildbacher. Nella seconda metà del 1700 l’Abate Vincisguerra di Collalto, uomo di scienza e grande viaggiatore, portò le prime barbatelle che furono piantate lungo i declivi delle colline circostanti.
Ebbe alterne fortune, fino a scomparire nel 1800 per poi essere salvato dal conte Ottaviano Antonio che ne riprese la produzione.
Non si trova in altre zone d’Italia, è coltivato solo qui dall’azienda agricola Conte Collalto e da un’altra azienda vicina (“Tenuta Col Sandago”).



wildbacher-vitignoIl Wildbacher sembra star bene nelle colline di San Salvatore,dove ha trovato il suo habitat. Il vitigno a bacca rossa produce un vino particolare e unico, legato al terroir di questa zona e che ha poco a che fare con i cugini austriaci.
Il grappolo è piccolo, con la bacca rotonda di un intenso colore blu scurissimo, quasi nero.
Le rese sono basse, intorno ai 70 quintali per ettaro.
Si presenta con un colore intenso, rubino luminoso che negli anni si carica, e al naso sprigiona le note tipiche della frutta rossa, dove spiccano la fragolina e la mora e un ventaglio di frutti di bosco. In sottofondo emergono poi note di erbe aromatiche e di vaniglia, quest’ultima data dalla maturazione in botte per circa 12 mesi. Ha struttura e corpo il Wildbacher, e dei tannini eleganti che gli permettono di farsi aspettare qualche anno per dare il meglio di sé. L’affinamento in bottiglia migliorerà ulteriormente la sua armonia e complessità.
L’abbinamento gastronomico è appannaggio della selvaggina, anche di piuma, delle carni importanti e dei formaggi stagionati; ma anche – perché no – con delle paste al sugo di selvaggina.

Insomma un vitigno giunto per caso nelle colline trevigiane ma che, per le caratteristiche particolari che sviluppa e per il vino che produce, può essere considerato di diritto come autoctono.

Ultima modifica ilMercoledì, 28 Novembre 2012 08:16

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