Log in

Buttafuoco Storico: un patto fra Passione, Territorio, Tradizione

Ci sono Cantine che per collocare sulla bottiglia la fascetta relativa alla Doc/Docg si attengono ai disciplinari di produzione al “minimo” indispensabile, viaggiando sul filo delle tolleranze per rientrare nella denominazione, non ponendo in primo piano quel concetto di Qualità che dovrebbe invece essere il pilastro portante, ma interessandosi solamente dell’effetto marketing legato alla presenza della fascetta stessa.

Per fortuna una grossa percentuale di Cantine lavora in maniera assai più consona al vero concetto di Qualità Enoica, addirittura ci sono casi come quello che vi racconteremo oggi dove un gruppo di Aziende si unisce in associazione, ponendosi delle regole molto più ferree e rigorose del disciplinare, con lo scopo condiviso di valorizzare al meglio le peculiarità di un Territorio, assieme alla sua Tradizione Enoica che affonda le radici nei secoli scorsi.

La realtà di cui sto parlando è il “Club del Buttafuoco Storico”, fondato in provincia di Pavia il 7 Febbraio 1996 dall’unione di alcuni Viticoltori della zona che intendevano collaborare per sancire il valore Storico e Qualitativo di questo importante Vino rosso dell’Oltrepò Pavese.

Impresa ambiziosa, innovativa, ma ricca di profonda consapevolezza dei propri mezzi, intesi come Passione, potenzialità ampelografiche e volontà di elevare al meglio la Qualità Enoica di un piccolo Territorio fortemente vocato.

Il 5 Marzo 1996 viene registrato ufficialmente lo Statuto del Club, il quale vincola le Cantine associate a produrre il Buttafuoco seguendo un rigido e severo regolamento interno, sottoposto a scrupolosi controlli che hanno lo scopo di verificare il rispetto dei vincoli concordati.

Il Buttafuoco è un Vino previsto prima nell’ambito della denominazione Oltrepò Pavese e di recente estrapolato per creare una specifica Doc che prende appunto il nome di Buttafuoco dell’Oltrepò Pavese, ma lo scopo del Club è sempre stato quello di porre regole ancor più severe, il tutto nell’ottica dell’elevazione Qualitativa di questo Vino.

Innanzitutto il Buttafuoco Storico deve nascere da una lingua di terra collinare protesa nella pianura padana, denominata “Sperone di Stradella”, zona delimitata dai due torrenti Versa e Scuropasso, caratterizzata da sottosuolo e microclima particolari che hanno importanti risvolti positivi per la coltivazione della Vite.

Seppur nell'ambito di una zona ristretta, si possono individuare al suo interno da nord a sud altre tre aree che si differenziano per la tipologia dei terreni, per cui abbiano una parte definita “Le Ghiaie” dove sono favorite alcolicità e acidità, poi troviamo “Le Arenarie” dove sono privilegiate alcolicità e tannicità, terminando poi con “Le Argille” che si contraddistinguono per alcol e corpo.

Per cui dai Vigneti situati in queste ulteriori sottozone si possono ottenere dei Buttafuoco con caratteristiche e sfumature diverse fra loro, enfatizzando le variegate personalità di un Vino che in generale si contraddistingue per strutture importanti.

I Vitigni fondamentali per la sua produzione sono Croatina, Barbera, Uva Rara, Vespolina (o Ughetta di Canneto) e il regolamento del Club prevede che tutte queste Uve debbano essere coltivate nella stessa Vigna, nelle giuste proporzioni già al momento dell’impianto.

La vendemmia non si può effettuare prima della data stabilita da un’apposita “Commissione di Campagna” e dovrà essere rigorosamente manuale e con una cernita molto attenta: è palese come non sia semplice identificare il momento ideale che rappresenti il compromesso migliore per raccogliere Uve che hanno momenti di maturazione diversi fra loro, ma anche questo fa parte del fascino e delle difficoltà per ottenere il “Buttafuoco Storico”.

Il regolamento del Club inoltre prevede che la vinificazione di tutte le Uve debba avvenire in un unico vaso vinario, formando una matrice univoca che non potrà poi essere modificata.

Successivamente il Buttafuoco Storico deve obbligatoriamente essere affinato in legno di rovere per almeno dodici mesi, ma è pratica delle Cantine associate quella di conservarlo in tali contenitori per periodi molto più lunghi, fino ad arrivare anche a tre o quattro anni, procedendo poi a un ulteriore affinamento in vetro nel quale dovrà rimanere per almeno altri sei mesi.

Il Vino deve essere posto nell’apposita bottiglia storica oltrepadana sulla quale è impresso in rilievo il marchio del Club del Buttafuoco Storico, costituito da un “Veliero” che la tradizione/leggenda collega a una compagnia di marinai Austriaci impegnati a traghettare le truppe sul fiume Po, che a un certo punto fecero razzia di botti e bottiglie di un Vino rosso locale, il Buttafuoco, pare inoltre che la marina Austroungarica dopo alcuni anni varò una nave chiamandola appunto col nome di questo Vino.

Abbiamo poi il lavoro ispettivo di un’apposita “Commissione di Cantina” che ha fondamentalmente uno scopo: quello di valutare nel suo complesso l’annata attraverso la Degustazione dei Buttafuoco delle varie Vigne, attribuendo alla fine un punteggio espresso in “fuochi”, fino a un massimo di sei, che in maniera crescente identifica il valore Qualitativo di quell’annata, elemento che comparirà sul collo delle bottiglie in un’apposita etichetta.

Un Buttafuoco per essere definito “Storico” deve raggiungere il punteggio di almeno 80/100, questa è condizione necessaria e imprescindibile che la “Commissione di Cantina” ha lo scopo di valutare.

Come potete apprendere da quanto scritto, entrare a far parte di questo Club presuppone una forte presa di coscienza in termini di motivazioni personali e senso di responsabilità nei confronti degli altri Soci, attualmente le Cantine che hanno aderito sono 14 e questo piccolo numero agevola la possibilità di effettuare controlli capillari da parte delle due Commissioni.

Inoltre il Club del Buttafuoco Storico vive in totale auto-sovvenzione da parte delle Cantine Associate, un ulteriore elemento che certifica la forte volontà che deve possedere un Produttore per aderire a questo Progetto Enoico fondato sulla Qualità e la serietà, sia in Vigna che in Cantina.

Credo sia davvero importante Comunicare agli Appassionati l'esistenza di realtà come queste, in un mondo dove spesso i “furbetti” studiano subdole mosse per ingannare i consumatori, dobbiamo parlare e diffondere l'operato di Cantine che si associano nel nome della Qualità, collaborando con l'unico obiettivo di rendere grande un Vino legato alla Tradizione di un distretto Vitivinicolo.

La speranza è che pure gli “organi” preposti alla valorizzazione del Territorio siano in grado di apprezzare e Comunicare almeno in Italia lo spessore Qualitativo di queste iniziative, cogliendo il prezioso valore intrinseco di chi mette a disposizione la propria Arte Enoica per produrre Vino, senza essere schiavo dell'ingordigia economica, ma piuttosto mettendo al primo posto il senso di responsabilità  e la Passione per la propria Terra con le sue potenzialità.
Ultima modifica ilVenerdì, 16 Novembre 2012 19:30

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.