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Il territorio vitivinicolo dell'Abruzzo

L’Abruzzo relativamente da poco tempo inizia a farsi largo in ambito vitivinicolo nel migliore dei modi, cioè, non più come “regione serbatoio” di mosto e vino per altri produttori. Era ora! Considerati il patrimonio ampelografico e l’ambiente pedoclimatico.

La regione,  posizionata nell’Italia centro-meridionale, è delimitata ad est dal mare Adriatico dalla catena degli Appennini a ovest, dove si trovano i gruppi montuosi più alti: Maiella e Gran Sasso d’Italia. Gli imponenti massicci creano forti escursioni termiche tra giorno e notte che, associate ad una buona ventilazione, garantiscono alla vite un microclima ideale. Dai monti al mare, in circa 50 km si incontrano coltivazioni di vite e olivo che degradano fin quasi la fascia costiera.

La coltura delle vite in Abruzzo si è tramandata e consolidata nei secoli.  Oggi la regione è la quinta produttrice nazionale, preceduta da: Veneto, Emilia Romagna, Sicilia e Puglia. I quasi 37mila ettari di vigneto producono all’incirca  3 milioni di ettolitri, provenienti da varietà autoctone ed alloctone. Oltre il 75% dei vigneti è coltivato nella provincia di Chieti, seguono Pescara e Teramo con circa il 10% ognuna e, infine, L’Aquila con meno del 4%. L’assetto ampelografico regionale  è costituito per l’85% da Montepulciano d’Abruzzo, Trebbiano d’Abruzzo  e Trebbiano toscano. Seguiti da una serie di interessanti vitigni locali a bacca bianca: Pecorino, Passerina, Cococciola e  Montonico; unitamente a varietà  nazionali come il Sangiovese ed internazionali come Chardonnay, Cabernet Sauvignon, Merlot, Pjnot Grigio, ecc. La forma di allevamento tradizionale è il tendone (conosciuto in zona come “pergola abruzzese”), ma nei nuovi impianti e reimpianti si fa largo il filare.

Il vitigno principe è il Montepulciano d’Abruzzo, originario della valle Peligna, nei pressi dell’Aquila, si è diffuso in tutto il territorio regionale e regioni limitrofi. Dotato di  una certa rusticità e un invidiabile corredo polifenolico, si esprime  al meglio nella media collina abruzzese. Coltivato in alcune zone della provincia di Teramo dà origine alla D.O.C.G. Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane. L’unica D.O.C.G. abruzzese interpreta un territorio segnato a nord dal fiume Tronto e attraversato da quattro fiumi disposti a pettine (Vibrata, Salinello, Tordino e Vomano), tra le altitudini del Gran Sasso e il Mare Adriatico, su terreni a prevalentemente calcareo-argillosi, talvolta con substrati sabbiosi. Ne deriva un vino decisamente elegante, di colore rosso rubino intenso e profumi che ricordano l’amarena, la liquirizia e le spezie;  strutturato, vellutato e con una profondità gustativa irresistibile.  Rimanendo nel  Teramano  è doveroso parlare di un vitigno autoctono antico, il Montonico. Presente soprattutto nei comuni di  Bisenti e Poggio delle Rose (Cermignano), alle pendici del Gran Sasso, produce un vino con caratteristiche uniche; negli ultimi anni ha dato origine ad uno spumante metodo classico. Molto in auge anche il vitigno Passerina, coltivato nel comune di Controguerra e zone limitrofi, fino a Giulianova. Oggi si è esteso in tutta la regione. A seconda del periodo di raccolta si ottengono vini adatti alla spumantizzazione e alla produzione di vini fermi. I vini risultano freschi, fruttati, con note floreali, di buon corpo e ben strutturati.

La provincia di Chieti non è da meno in quanto a vitigni autoctoni. In particolare nei comuni di Ari, Vacri, Villamagna, e Rocca San Giovanni si coltiva la Cococciola. Usata prima come uva da taglio, oggi è vinificata anche in purezza. Regala un’acidità di rilievo, persistenza e tipiche note erbacee. Nell’area del comune di Frisa, troviamo un biotipo di Moscato: il Moscato di Frisa. Mentre spostandoci in Provincia di Pescara troviamo il Moscatello di Castiglione a Casauria, presente nella zona da almeno due secoli. Il vino che ne deriva ha caratteristici aromi varietali ed è adatto anche all'invecchiamento. Ottimo il vino passito.

Un po’ in tutta la regione si coltivano uve che per i consumatori sono una “scoperta”, ma in realtà esistono in zona da sempre. Oltre  alla già citata Passerina, troviamo Malvasia Abruzzese,  Pecorino (tipica della dorsale Piceno-Aprutina) – che in purezza dà vini profumati di buona struttura – e Trebbiano d’Abruzzo, vitigno a cui dedichiamo doverosamente due parole in chiusura; anche alla luce delle recenti e ben note polemiche suscitate dal  “Trebbiano d’Abruzzo 2007” di Valentini, che si aggiudicato il primo posto al “Best Italian Wine Awards” . La presenza di questo  vitigno nell’Italia centro-meridionale risale all’epoca romana, in Abruzzo si attesta almeno intorno al XVI secolo. L’origine del nome è legata alla dicitura Trebulanum utilizzata da Plinio in “Naturalis Historia”. Il Trebbiano, non veniva versato nei banchetti patrizi, era destinato all’esercito, quindi: “il vino dei soldati”. È stato ritenuto a lungo un vino bianco poco complesso e poco strutturato. In realtà, il Trebbiano d’Abruzzo sa regalare un ventaglio organolettico sbalorditivo.  Può essere molto elegante, di colore giallo paglierino, con note fruttate e floreali mediamente intense, fresco o abbastanza fresco, mediamente strutturato e decisamente armonico.

Ultima modifica ilLunedì, 05 Novembre 2012 09:54

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