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Il vino in Molise

La vocazione del Molise nella produzione enoica appartiene a tempi remoti. Nel periodo pre-romanico i Pentri, popolazione sannita, conoscono l’arte della viticultura;  Plinio, in epoca romana, ha parole di elogio per i vini di Isernia,  tanto da ascriverli tra quelli ottimi d’Italia. 

Nel  Settecento la vite è  diffusa in modo capillare nelle aree interne del Molise. Molti sono i  paesi vocati alla viticultura, sia quelli compresi nell’attuale provincia di Isernia, che quelli dell’area interna della provincia di Campobasso. La produzione di Vino è così elevata da poterne destinare una parte all’esportazione con il contiguo Abruzzo che ne è invece privo. Tuttavia all’abbondante produzione non corrisponde sempre la qualità; ciò è dovuto all’incuria nel selezionare le viti adatte a determinati terreni e clima. 

Nell’Ottocento, sotto dominio napoleonico, la volontà di valorizzazione delle risorse enologiche molisane cresce: in una Memoria del 1810 il famoso agronomo Raffaele Pepe segnala le uve più diffuse sul territorio e richiede al consigliere di Stato di Napoli una lista di piante e barbatelle che , secondo le sue osservazioni, possano adattarsi bene alle condizioni pedoclimatiche della Provincia di Molise. Dalla Francia importanti leggi come quella della messa in coltura dei terreni demaniali stimolano il settore agricolo. Le vigne sono allevate “ alla latina ”  ossia un sistema di coltivazione ad alberello con capo lungo.

Nel ‘900 il Vino molisano è molto reputato: diverse le menzioni, come la medaglia d’argento assegnata dal ministero dell’agricoltura al Vino saraceno Marca Rossa della casa vinicola del Dottor Pietro Lemme di Macchia d’Isernia; e la medaglia d’oro all’esposizione di Parigi del 1900 assegnata al Sannio Rosso della Ditta Teodorido Janigro di Montagano. Purtroppo gli effetti della fillossera sono devastanti anche per  l’enologia molisana: in quindici anni (1920-35) il temibile afide distrugge gran parte dei vigneti; ciò nonostante, in pochi anni la produzione riprende quota fino a raggiungere una quantità di 360.000 hl, che comunque non è sufficiente a soddisfare le richieste di consumo . La migrazione e gli avvenimenti  nefasti del secondo conflitto mondiale sanciscono un tragico abbandono della coltura della vite nelle aree interne, quelle del Molise Centrale e Alto.

Negli anni ’70, pochi anni dopo aver raggiunto l’autonomia dall’Abruzzo, il baricentro della produzione enologica si sposta verso la fascia costiera (basso Molise), dove tutt’ora sono concentrate la quasi totalità delle aziende. I corposi investimenti da parte delle istituzioni incentivano numerosi progetti aziendali focalizzati su una coltivazione della vita di tipo intensivo, svincolata dalla necessità di preservare identità e terroir. Nell’ultimo ventennio, insieme alla volontà generale di “ritorno” alla tradizionalità, le aziende Molisane stanno riscoprendo vitigni come ad esempio la famosa Tintilia. 

Territorio e ampelografia

Il Molise (4.438 Kmq) ha un territorio prevalentemente montuoso e collinare; i terreni sono di natura argilloso-sabbioso, il clima è  molto vario: nelle zone costiere è marittimo-mediterraneo, mentre nell’interno è continentale con notevoli escursioni termiche, con intense precipitazioni anche a carattere nevoso. 

L ’area destinata alla coltura della vite corrisponde a 5874 ha, con una produzione di circa 271.000 hl (dati istat 2010). Le vigne si trovano per il 60% in montagna e il resto in collina. Il territorio vitato si trova per l’88% in provincia di Campobasso ed il restante in quella di Isernia. Un dato importante riguarda l’alta vocazione all’agricoltura del territorio molisano nella produzione di Vino e Olio; grazie ai terreni subappenninici e al clima ideale quasi il 70 % dei comuni potrebbero produrre Vino ed Olio. Il Tendone costituisce il sistema più utilizzato nell’allevamento della vite anche se non mancano sistemi di allevamento più moderni, che predispongono alla meccanizzazione delle coltivazioni.

I vitigni a bacca bianca maggiormente coltivati sono: Trebbiano Toscano, Bombino bianco (Trebbiano Abruzzese), Malvasia bianca, Chardonnay, Moscato bianco; la prossimità con l’Alto Sannio Beneventano e l’area dell’Irpinia con la provincia di Campobasso “giustificano” la presenza di due grandi vitigni campani: falanghina e greco. Da sottolineare il moscato reale della zona di Montagano. 

Quelli a bacca nera coltivati sino ad un’altitudine di 500 metri sono: i vitigni “sudisti” Aglianico e Montepulciano, l’onnipresente Sangiovese, Barbera, Merlot e Cabernet Sauvignon. L’unico vitigno autoctono del Molise, coltivato anche sopra i 500m, è la Tintilia. Fino a pochi anni fa la Tintilia, per somiglianze morfologiche, è associata al Bovale Grande ma una recente ricerca scientifica conferma invece che il vitigno molisano possiede un corredo genetico proprio. La Doc Tintilia del Molise è il giusto riconoscimento per questo grande vitigno; questa recente denominazione si aggiunge alle altre già conosciute: Doc Pentro, della provincia di Isernia; Doc Biferno che comprende i comuni dell’ area interna della provincia di Campobasso e quelli del litorale molisano; Doc Molise che comprende 16 comuni della provincia di Isernia e 53 della provincia di Campobasso.

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