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Spanna, vespolina e uva rara: tra i protagonisti della rinascita del Boca

Nell'anno 1900, trovandosi in viaggio in quella zona , l'allora patriarca di Venezia,  cardinale Giuseppe Sarto, si fermò in visita al grandioso santuario della Croce di Boca; sorseggiando un bicchiere di vino locale con il vescovo di Novara, questi avrebbe commentato “Questo è un vino da cardinali!”,
ma il patriarca lo corresse: “Questo è in verità vino da papi!”. Tre anni più tardi, inconsapevole profeta di se stesso, il patriarca Giuseppe Sarto saliva al soglio pontificio con il nome di Pio X.
Con questo simpatico aneddoto, riportato anche su “La Stampa” del 30 maggio '74, ci mettiamo in cammino anche noi verso le alture di Boca, propaggini del monte Fenera, blocco di porfido rosa incastonato fra la Valsesia e Borgomanero in provincia di Novara.  Siamo nell'alto Piemonte, e così i vitigni sono i classici vespolina, bonarda novarese o uva rara, e soprattutto il nebbiolo, detto spanna, un tempo allevati a maggiorina ed oggi, nei nuovi impianti, sostituiti dal classico guyot. Abbiamo già parlato in precedenza di come il nord Piemonte sia stato, fino al XIX secolo, la principale area vitata della regione, e come sia poi stata repentinamente abbandonata per seguire politiche industriali, più remunerative all'epoca. Questo fenomeno ha interessato ampiamente il Boca, i cui comuni di produzione (Boca, Grignasco, Cavallirio, Maggiora, Prato Sesia) hanno subito un processo di forestazione incontrollata fino alla fine degli anni '90, e che hanno visto pochi, temerari amanti della vigna, tenere in piedi una storia pluricentenaria.

Una storia bellissima ed a lieto fine, in questo senso, ce l'ha offerta Christoph Kunzli, commerciante svizzero innamoratosi delle colline di Boca fino ad acquistare la tenuta dell'anziano signor Cerri, una quindicina d'anni fa. In visita di cortesia all'Ais Biella nel gennaio 2011, ci ha consegnato una verticale d'eccezione, nove vini  dal 2005 al 1975, dei Boca prodotti dall'azienda "Le Piane", che rappresenta il punto di riferimento per tutti i produttori di questa denominazione.

Nebbiolo, dicevamo, ma non bisogna dimenticare il contributo fondamentale di vespolina ed uva rara, che conferiscono sentori erbacei ed intriganti che, con la raffinata mineralità conferita dal porfido al nebbiolo, sviluppa sentori che evolvono lentamente verso terziari di grande complessità: è un nebbiolo nordico, che fa lunghe macerazioni ed a cui sono consentite soltanto fermentazioni spontanee. Nelle annate degli anni 2000, che possiamo considerare "giovani" viste le grandi potenzialità di invecchiamento di questo vino, il tannino è chiaro, netto, e caratteristico; attorno a lui, però, si sviluppano sentori di rose e fruttati potenti, di frutti scuri come more e ribes nero, ma anche note balsamiche, sorrette da una corretta acidità. Percorrendo a ritroso le annate, nelle annate degli anni '90 la sensazione è pervasa da austerità e fiori secchi che negli anni '80 virano decisamente sul goudron, accompagnato da una bella sapidità ed acidità. L'annata 1975, apice della degustazione, ci presenta un vino maturo ma ben lungi dall'esser prossimo alla vecchiaia, ove le speziature del cacao e della liquirizia, in un'equilibrio davvero invidiabile che non esitiamo a definire armonico.

Questo è il Boca, che l'azienda "Le Piane" che Christoph Kunzli sta portando stabilmente ai vertici dell'enologia nazionale, seguito da tanti piccolissimi "vigneron" in continua crescita, che con coraggio e costanza stanno recuperando ettari al bosco e che vi invitiamo a visitare se siete in zona. Alcuni nomi per cominciare? Antico Borgo dei Cavalli a Cavallirio, Massimo Zonca e il Podere ai Valloni a Boca, e le Cantine del Castello di Maggiora.
Ultima modifica ilMartedì, 28 Agosto 2012 07:18

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