Log in

ENANTIO: l’Ambasciatore della “Terradeiforti”

Tra il Veneto e il Trentino, sulle sponde del fiume Adige, si trova la Terra dei Forti, una terra di castelli (forti) e ville storiche che si perdono nella natura inviolata e piena di emozioni, delimitata dall’altopiano della Lessinia, dalla catena del Monte Baldo e dal lago di Garda.

Quest’area è caratterizzata da pendii con terrazzamenti di origine alluvionale perfezionati dalla mano dell’uomo e coltivati per la maggior parte a vigneto, il clima è quello tipico della fascia prealpina e montana, con inverni freddi ed estati temperate.
I terreni, per la loro conformazione, permettono alle acque piovane di allontanarsi rapidamente evitando i ristagni, questi suoli inoltre sono ricchi di rocce calcaree e Sali minerali.

La Terra dei Forti per secoli è stata il collegamento tra l’area mediterranea e quella alpina e grazie alla posizione geografica i suoi vini sono da sempre famosi, infatti lo scrittore romano Plinio il Vecchio (I secolo d.C.) parlando di viti selvatiche coltivate a nord di Verona cita: “una vite selvatica chiamata Enantio”, ed è proprio lo stesso vitigno a bacca rossa, sopravvissuto alla fillossera di fine ottocento, che ancora oggi non necessita di portainnesti e quindi riesce a vivere su piede franco.

Dal 2006 la “Terradeiforti” è una Denominazione di Origine Controllata (prima era una sottozona della DOC Valdadige) e comprende le colline dei comuni di Brentino Belluno, Dolcè e Rivoli Veronese, in provincia di Verona e Avio in provincia di Trento, con una superficie vitata di circa 1.300 ettari.

Le tipologie di vino prodotte con questa denominazione (ultimo aggiornamento nel 2011) sono: Casetta (conosciuto con il nome di “Foja Tonda”), Casetta Riserva, Pinot Grigio e Pinot Grigio Superiore, ma il più importante e rappresentativo della DOC è sicuramente l’auotoctono Enantio (si pronuncia Enanzio), prodotto anche nella versione Riserva.

Storicamente questo vitigno era utilizzato per la produzione di vini rossi da taglio, ma negli anni recenti lo si è proposto in purezza in modo da evidenziarne le caratteristiche migliori.
Infatti è nei primi anni novanta che la provincia di Trento ha iscritto l’Enantio nel "Catalogo nazionale delle varietà di vite ad uva da vino", fino ad allora conosciuto con il nome di “Lambrusco a Foglia Frastagliata”, che pur assomigliando alla grande famiglia dei Lambruschi possiede proprie caratteristiche genetiche, differenziandosi.
E’ una varietà resistente al freddo invernale, con un’ampia adattabilità a diversi tipi di terreni, prediligendo prevalentemente quelli di natura calcarea.

Per la sua produzione, il disciplinare prevede l’utilizzo dell’85% minimo di uve Enantio, provenienti dai territori dei quattro comuni (citati prima) inseriti nella denominazione “Terradeiforti”, per il restante 15% possono concorrere uve a bacca rossa, non aromatiche, coltivate nelle province di Verona e Trento, con una produzione massima di 90 quintali per ettaro.

Il vino che se ne ottiene è un rosso di medio corpo, ma può diventare più complesso se si utilizza il legno. E’ prevista, a partire dal 1° novembre dell’anno della vendemmia, una maturazione di 10 mesi per la versione base e 36 mesi per la Riserva, ha un volume alcolometrico totale minimo del 12,00% (12,50% vol per la Riserva) e ad un’eventuale periodo di maturazione in botte segue l’affinamento in bottiglia. Si presenta con colore rosso rubino intenso (con riflessi granati se Riserva); al naso si percepiscono profumi decisi di frutta rossa, sensazioni speziate e leggermente balsamiche. L’assaggio evidenzia la tannicità del vitigno, risultando ben strutturato, sapido e fruttato, con un richiamo speziato nel finale.

Con queste caratteristiche, a distanza di qualche anno, l’Enantio è diventato ambasciatore di qualità della Terradeiforti e continua ad incuriosire sempre più produttori e consumatori, raccogliendo anche importanti riconoscimenti internazionali e c’è l’azienda Roeno di Brentino Belluno, che crede particolarmente in questo vitigno, la quale ha riscoperto delle viti ultracentenarie, dalle quali ricava appena 1 chilo di uva per pianta, producendo un vino che viene ospitato per il primo anno in botti da 10 ettolitri, per due anni in acciaio, più altri dodici mesi in botti di allier.

Il risultato? Un esperimento dell’Enantio vendemmia 2008 ben riuscito, non ancora in commercio, quindi bisogna aspettare ancora un po' per assaggiare questa novità.

Parafrasando un vecchio detto veneto potremmo dire: “a chi non piace l’enanzio, che Dio gli tolga l’acqua”.


Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.