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Un bianco intrigante e giovane “Il Custoza”

Un bianco intrigante e giovane “Il Custoza” Veneto.to
Il Veneto è notoriamente regione di lunga e provata vocazione vinicola, in molte delle sue province la possibilità di scelta del vino passa attraverso il loro essere prodotti con uve considerate autoctone o uve di provenienza diversa, cosiddette internazionali che hanno trovato in queste terre un habitat favorevole ed una passione per la loro cura che ad oggi possono essere considerate del territorio. 


Uve autoctone ad esempio sono la Garganega, la Corvina, l’Oseleta, la Molinara, il Raboso, il Prosecco, e molti altri che concorrono agli uvaggi di struttura dei vini.  In quelli importati da tempo ed insistenti in tutta la regione abbiamo  l’intramontabile Merlot, il Cabernet, lo Chardonnay, il Sauvignon.

Ma questo piccolo preambolo, molto riduttivo per la verità, mi occorreva per puntare l’attenzione su una zona particolare situata a sud del lago di Garda, una zona di colline definite moreniche (morena: è una forma di accumulo di sedimenti derivanti da detriti rocciosi trasportati da un ghiacciaio  che scorre verso valle) creatasi con la nascita della culla del Lago di Garda.

Queste colline  nei secoli sono state sede di contese per la delimitazione di territori già in epoche molto antiche, oggi tutto questo dolce alternarsi di salite e di discese è diviso tra le provincie di Verona, Mantova, e Brescia.

Il nostro interesse si fermerà alla  parte veronese di queste colline, zona dove viene prodotto un Vino bianco dal nome che suscita ricordi legati alla storia italiana più recente e precisamente il Risorgimento.  Stiamo parlando del Bianco di Custoza o semplicemente “Custoza”. 

Custoza è il nome di una frazione facente parte del territorio della  città di Sommacampagna,  posizionata in alto su un punto ben preciso delle colline moreniche  che favorisce il controllo visivo della pianura che si apre ai suoi piedi. Per questo motivo fin da epoca romana “Custodia” era di certo un fortino posto a vedetta delle già allora importanti strade di collegamento  ( tra cui la via “Postumia”)  che collegavano Mantova a Verona. In epoca medievale e con il tempo cambiò Custodia in Custoza.

La località ha seguito poi le vicende legate agli Scaligeri e successivamente alla repubblica della Serenissima  Venezia. Durante il Risorgimento questo territorio è stato protagonista tra alterne vicende degli scontri che condussero all’Unità d’Italia nel 1848 e nel 1866, passando per il trattato di pace nella vicinissima città di Villafranca del 1859. 

In memoria di quei fatti, insiste proprio in Custoza un ossario che raccoglie le spoglie di molti soldati degli opposti eserciti che qui combatterono e persero la vita;  a suggellare  questi eventi anche la narrativa storica ha dato il suo contributo, infatti Edmondo De Amicis nel classico ottocentesco di  lettura per ragazzi,  nel libro “Cuore” narra  l’episodio del “Tamburino Sardo” il cui svilupparsi degli eventi vede protagonista  un giovanissimo soldato sardo proprio in  Custoza, insomma un bagno di storia e quando si percorrono i viali, le strade o si visita una cantina, si calpestano vecchi campi di battaglia.

Su queste colline nasce quindi il  "Bianco di Custoza D.O.C." la zona DOC comprende in parte o totalmente, i territori dei comuni di Sommacampagna, Villafranca di Verona, Valeggio sul Mincio, Peschiera del Garda, Castelnuovo Veronese, Lazise, Pastrengo, Bussolengo, Sona. 
In proposito di quest’area geografica, già nel 1500  il medico personale di Papa Sisto V,  Andrea Bacci, citò nella sua “Storia dei Vini d’Italia”,   tra quelli prodotti alle sponde del Lago di Garda, un “vin di Candia” che molto probabilmente era  ottenuto dalla antenata della attuale Malvasia che ancora oggi è parte degli uvaggi del Custoza, questa citazione quindi dà spessore antico a questo vino, che per la sua gentilezza e piacevolezza all’assaggio in Verona  viene anche definito  “Vino delle Donne” perché molto gradito al gentil sesso, ma entriamo nel dettaglio della sua produzione.

Prende la DOC nel 1971 ed il disciplinare per la produzione prevede queste uve con relative percentuali: garganega 20-40 %, trebbiano toscano 10-45%, trebbianello (biotipo locale del tocai friulano) 5-30%, bianca fernanda (clone locale del cortese) 0-30%, chardonnay, pinot bianco, malvasia, riesling italico, manzoni bianco da soli o congiuntamente 0-30%, tutte prodotte nei vigneti dei comuni elencati precedentemente.

I vigneti si sviluppano su colline moreniche con terreni aridi e sassosi ideali per la coltivazione della vite, il clima è particolarmente mite e richiama quello mediterraneo (non è difficile infatti incontrare tra i vecchi muri e rocce il “cappero”) le uve alla produzione non devono superare i 150 quintali per ettaro, molti produttori però fanno in modo di avere rese minori di 100 quintali per favorire una buona concentrazione degli zuccheri e dei profumi. L’epoca della vendemmia è verso la seconda metà di Settembre.

Il mosto viene fermentato in acciaio inox con  temperatura controllata, l’affinamento può avvenire sempre in acciaio o in legno, dipende dalla scelta che opera il produttore che può orientarsi per la tipologia “Superiore” utilizzando, eventualmente, in questo caso il legno.

Quattro sono le tipologie di questo vino: Bianco di Custoza, Bianco di Custoza superiore, Bianco di Custoza spumante, Bianco di Custoza passito. 

Tolta la tipologia passito che prevede un colore ambra , normalmente il colore è giallo paglierino, all’olfatto risulta vinoso, molto profumato e anche leggermente aromatico, al gusto la sensazione è di sapidità, morbido, delicato, di giusto corpo, leggermente amarognolo, la gradazione alcolica è di 11°, per il consumo è consigliato non superare il terzo anno dalla vendemmia.

Viene considerato un perfetto aperitivo, di facile e non impegnativa beva, soprattutto la versione spumante naturale con le sue invidiabili bollicine. Il Bianco di Custoza risulta ottimo quando accompagna il pesce, su antipasti magri, sul salmone affumicato, con ostriche e crostacei, adatto anche a zuppe e fritture leggere di pesce, sui primi anch’essi di pesce, come ad esempio il locale “Bigoli con le sardelle”, su carni bianche e formaggi dolci e morbidi. La temperatura ideale di servizio è tra  8-10° C.

Ultima modifica ilMartedì, 17 Aprile 2012 18:01

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