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Gianfranco Fino: chiamatelo pure "Eccellenza"

In collaborazione con BETTY MEZZINA.
Se c’era un riconoscimento che ancora mancava nel ricco palmares di Gianfranco Fino e sua moglie Simona eccolo servito: far parte della classifica dei fantastici quattro vini stilata dal sito Winenews.
Parliamo insomma degli unici vini italiani capaci di metter d’accordo, -ottenendo il massimo riconoscimento-,  le più importanti Guide italiane (Gambero Rosso, Ais-Bibenda, Slow Food, L’Espresso e Veronelli). Notizia non da poco se si considera che, oltre a Fino, il quartetto è formato da Conterno, Salvioni e Tenuta San Guido, ovvero il gotha enologico  italiano che ha scritto le pagine più prestigiose del vino tricolore. C’è anche un altro premio di cui Gianfranco Fino va molto fiero ed è quello di “Viticolture dell’anno” 2009 attribuitogli dal Gambero Rosso, riconoscimento mai sceso al di sotto del Po prima di quella data. Una cantina giovane quella dei Fino, capace in pochi anni di imporsi nel panorama nazionale grazie alla ricerca della qualità assoluta senza compromessi. Giunta sul mercato nel 2004 con circa millecinquecento bottiglie di Primitivo di Manduria “ES”, attualmente la cantina produce anche altre due etichette: il Negroamaro “Jo” ed il Primitivo dolce  naturale “ES + Sole. Le loro vigne sono piccoli fazzoletti di terra in agro di Manduria e Sava abitati da vecchi alberelli,  piccole suggestive sculture vegetali di una bellezza emozionante.  Gianfranco e Simona,  coppia vincente nella vita e nel lavoro ci ospitano con la consueta simpatia e disponibilità. 

Domanda d’attualità: come è andata la vendemmia 2011?
“Per le nostre uve è stata un’annata buona, spesso accade che ci sia buona gradazione alcolica ma non si raggiungano le giuste maturazioni fenoliche per cui si è costretti ad aspettare qualche giorno per raggiungere la maturazioni completa. Magari andava tagliata qualche giorno prima per avere meno alcool, ma non possiamo recriminare niente; del resto il nostro standard alcolico di solito si attesta intorno a 16-17 gradi, quest’anno c’è stato qualche picco di 17 gradi e mezzo, ma quando faremo il coacervo di tutto ci attesteremo sulle nostre gradazioni solite. Quest’anno abbiamo molto colore e profumi, nel mese precedente la vendemmia non è piovuto quasi mai per cui le uve sono arrivate perfettamente sane in cantina”.

Com’è comincia la storia di Gianfranco Fino Viticoltore?
“Premetto che la grande passione per il vino c’è sempre stata. Quando abbiamo iniziato questa avventura all’inizio del duemila l’idea è stata quella di andare alla ricerca di vigne molto vecchie e non possedere vigneti ci ha permesso di scegliere appezzamenti con determinate caratteristiche adatti al nostro scopo. Grazie alla zonazione vitivinicola promossa nei primi anni 2000 dall’Istituto sperimentale di Conegliano sotto l’egida dello studioso Calò, siamo andati alla ricerca di tutte quelle piccole vigne in zone che a noi sembravano più vocate nell’area di Sava e di Manduria utilizzando proprio i dati di questa zonazione. In definitiva il nostro progetto è cominciato a partire da un’attenta selezione delle vigne. Ed è così che è nato il Primitivo di Manduria “ES”. Riguardo il nostro Negroamaro, “Jo”, il nome viene dall’antico sinonimo Jonico oltre al fatto che le vigne si trovano sul mare, a San Pietro in Bevagna”.

Qual è il vostro concetto di vino?
“E’ passione”, -risponde senza esitazione Simona-, “noi abbiamo massimo rispetto di coloro i quali acquistano una nostra bottiglia. Lo scorso anno non è stato prodotto lo Jo e ciò ha significato rinunciare ad un quarto del nostro fatturato ma noi vogliamo dare la massima garanzia a chi ha fiducia in noi. Il nostro vino finisce nelle migliori enoteche, ristoranti oltre che cantine private degli appassionati, in più la fascia di prezzo del nostro prodotto non è bassissimo. Abbiamo il dovere morale di rispettare i nostri clienti, perciò abbiamo cercato di vendere il nostro vino nei posti migliori così come per scelta ed orgoglio abbiamo deciso di lasciare il 25% del nostro prodotto in Puglia, insomma ci fa piacere che il vino sia ben presente e conosciuto nella nostra regione”.

Come vi ponete verso i comunicatori del vino?
“Se non ci fossero stati i comunicatori del vino, insomma i media in generale, la nostra azienda sarebbe stata invisibile, le guide ad esempio ci hanno dato tantissima visibilità, inoltre fondamentale è stato anche il tam-tam dei blogger. I nostri primi investimenti li abbiamo fatti  per comprare il primo piccolo vigneto e le prime attrezzature e dovendo cominciare dalle basi la grossa incognita era rappresentata dal mercato, e quello lo hanno aperto i comunicatori del vino. Se nella comunicazione c’è correttezza intellettuale è nostro dovere dare il massimo della collaborazione ma è anche un nostro piacere dialogare con chi ha contribuito a fare grande il nostro vino. Ci aspettiamo che i comunicatori del vino sappiano cogliere il fatto che la Puglia è cambiata ed il nostro lavoro accanto a quello dei comunicatori è davvero importante per far crescere una zona”. Parlando delle Guide Gianfranco continua con un pizzico d’orgoglio: “Se mettiamo d’accordo tutte le principali Guide italiane un motivo ci sarà, evidentemente il nostro vino piace”

Cosa ne pensate dell’uso del legno come contenitore di affinamento?
“Bisogna fare un’uso accorto del legno, del resto non c’è un solo grande vino al mondo che non sia passato nel legno. L’assenza di barrique indubbiamente esalta il frutto e l’eleganza al vino ma  non si avrà mai un vino longevo perché è in questo contenitore che avvengono reazioni come ossigenazione, polimerizzazione dei tannini etc quasi impossibili nell’acciaio. Non si può demonizzare la barrique, senza dubbio si può discutere se sia meglio la botte grande o la botte piccola ma il parlarne male tout court significa non avere la benché minima cognizione di enologia”

La Gianfranco Fino del futuro come sarà?
“Probabilmente nel 2013 verrà fuori uno spumante rosè prodotto nel 2009 attualmente sur lattes. Ovviamente staremo a vedere! A parte questo, a Manduria abbiamo inaugurato un impianto nuovissimo di cinque ettari da dodici mila piante ad ettaro. Il vino va progettato in vigna per cui abbiamo voluto sperimentare dei cloni specifici. All’interno del vigneto metà ettaro è stato dedicato alla sperimentazione. La scuola enologica di Locorotondo ci ha aiutato moltissimo in questo lavoro selezionando quattro di diciassette cloni di Primitivo prelevati nella zona di Sava e Manduria. Da questi quattro cloni omologati ho selezionato a mia volta solo i due che rispondessero ai criteri di qualità racchiusi nel rapporto 1-100-1000, cioè un acino da un grammo, un grappolo da cento grammi per un totale di un chilo di uva per ceppo. In pratica ho selezionato i 2 cloni meno produttivi con i grappoli più spargoli. Oltre a Locorotondo, un bel lavoro di selezione massale è stato fatto dal vivaio cooperativo di Rauscedo dal quale abbiamo preso altri due cloni omologati di Primitivo. In futuro all’interno di questo vigneto costruiremo la nostra casa-cantina”

Buona fortuna Gianfranco e Simona e auguri.
Ultima modifica ilGiovedì, 13 Ottobre 2011 07:59

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