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Cantine Catabbo: dedizione per il vino molisano

La vigna è passione, amore, dedizione. Elementi che si tramandano di padre in figlio, si respirano già da piccoli, si cresce a pane e vigna. E’ la fotografia della famiglia Catabbo, una famiglia di viticultori, radicata nel territorio basso molisano di San Martino in Pensilis. All’interno dell’azienda ogni componente della famiglia ha un ruolo ben preciso.

Oggi, proprio loro, sono i protagonisti della nostra chiacchierata. Li incontriamo a San Martino in Pensilis, ridente centro basso molisano, tra i loro vigneti, in uno scenario mozzafiato.



La nostra, sarà una chiacchierata a quattro voci. Precedenza al capostipite, Vincenzo, uomo apparentemente scostante e rude ma che, poi, chiacchierando si rivela molto affabile. Un padre custode dell’esperienza che, con occhio benevole e attento, guida i suoi tre figli, li osserva da lontano, lasciandoli camminare da soli, ma sempre pronto ad intervenire, per un consiglio o, solo, per un incoraggiamento.

D’acchito gli chiediamo: Come nascono le Cantine Catabbo?
“Per puro caso! All'epoca, parliamo degli anni '90, mi occupavo del commercio di cereali all'ingrosso; mestiere che mi ha portato a viaggiare molto, in Italia e all'Estero e a misurarmi con realtà molto diverse dalla mia!   Acquistati i primi terreni, molto scoscesi, poco adatti alla coltivazione cerealicola, soprattutto a causa delle tante pietre ... (da qui il nome di Contrada Petriera, zona in cui sorge una delle aziende).  Un giorno, chiacchierando con un anziano contadino dell'alto Molise  che custodiva gelosamente qualche barbatella del raro vitigno Tintilia, scoccò la scintilla. Ricordo, era il 1997 e, per gioco, ne piantai un pò proprio in contrada Petriera!  In seguito, durante uno dei miei viaggi in Francia, mi innamorai, letteralmente, dei vigneti francesi, delle vere e proprie forme d'arte!  Capii che avevo sbagliato qualcosa... per fare un buon vino, bisognava partire dalla vigna! Dovevo trasformare l'azienda!  Mi misi al lavoro ed eccoci oggi, nel 2017, il sogno si è pienamente realizzato: i vigneti sono tutti rigorosamente a filari, qualcuno conosce il Molise e le Cantine Catabbo e la nostra Tintilia riceve buoni apprezzamenti!”



Tradizione e innovazione, figli che prendono il posto dei padri...come Vincenzo Catabbo ha compendiato ed al tempo stesso sviluppato questo dualismo
“Il passaggio generazionale è una cosa complessa, e non può essere imposto! Sono sempre stato convinto che ad una azienda serva la famiglia, ma sono contrario alle imposizioni! Negli anni ho cercato di ridurre pian piano la mia influenza, per favorire in ciascuno dei miei figli una evoluzione positiva, lasciandoli liberi nella scelta di intervenire o meno in quello che stavo creando. Oggi ho rafforzato il mio ruolo di consigliere; dietro ogni decisione ci siamo noi tutti e ogni scelta è ponderata grazie anche al fatto di aver separato i ruoli e ognuno interagisce e offre il suo contributo su quello in cui si è formato”.
Ed è proprio questa la filosofia aziendale familiare perché Vincenzo, in quest’avventura, è coadiuvato dai suoi tre figli: Sara  e Carla , le due donne del vino, che si occupano del  Marketing e gestiscono i rapporti con la clientela e i fornitori mentre,  Pasquale, il tecnico di famiglia, segue il vigneto, cura le viti con una passione indicibile. Partiamo, proprio, da Pasquale che ha tra le mani il patrimonio vigne.  

L’ azienda di famiglia è il felice connubio fra generazioni e generi diversi. Un giovane fratello come affronta 2 socie donne, anche sorelle?
“Direi che la nostra è un’unione complementare e vincente! All'abilità, all'intraprendenza e ai sacrifici di papà, all'autenticità e alla creatività delle mie sorelle, io cerco di abbinare il buon senso e uno spirito di continuità! Papà ha creato la nostra storia ed ha inventato il nostro prodotto, io voglio custodire e far crescere la nostra azienda, mentre le mie sorelle si attivano a comunicarla”.



Ed ecco intervenire Sara, una donna vulcanica, con un bellissimo sorriso, che ci viene incontro spiegandoci cosa l’ha conquistata nel mondo del vino

“Mi sono affacciata alcuni anni fa a questo straordinario ambiente e subito sono stata conquistata dalle diverse realtà legate ad esso, ognuna caratterizzata da una sua particolare storia, vitigno, con  uomini profondamente diversi tra di loro, capaci di affrontare  battaglie quotidiane, pur di raggiungere gli obiettivi perseguiti. Mi piace raccontarlo e sentirne parlare. Credo che il vino sia cultura in senso pieno! Per questo non apprezzo quei fuorvianti consigli che spesso "gli appassionati del vino", (come amano definirsi) cercano di imporre su cosa debba piacere e cosa no, su cosa sia giusto, sano e genuino...Dimenticando che il vino non è che la parte finale di un lungo, faticoso e complesso percorso. Penso, che sia la categoria oggi derisa da comici e produttori, quella dei "perfetti conoscitori del vino"! Ovvio, ognuno si avvicina a questo ampio e variegato mondo con un personale approccio; quello spontaneo e vivo del produttore, quello tecnico dell'enologo, quello schietto del sommelier e del degustatore professionista. Entrare in questo mondo significa relazionarsi con persone, luoghi e culture molto diverse tra loro, e comprendere, no semplicemente" riferire" infinite nozioni! Significa sapersi muovere in un universo dalle mille sfaccettature, concepirne una sana passione e magari crearne anche un personale stile di vita, padroneggiando e misurando i propri racconti, allontanandosi il più possibile dall'esagerazione!”

E' la volta di Carla, tanta la dolcezza che traspare dal suo sguardo, a lei  chiediamo se ritiene che il Molise stia vivendo o meno il suo periodo d’oro.
“Sì, ne sono convinta! A mio avviso un piccolo boom è già iniziato e potrebbe svilupparsi ulteriormente. Fino ad oggi, tutte le cantine molisane hanno lavorato bene in qualità e assicurato valore ai loro prodotti. Oggi, bisogna lavorare su aggregazione e promozione. Credo, sia il binomio vincente!”
Una famiglia, dunque, legata al territorio e che lavora tenacemente per tirare fuori da questo i propri prodotti.

A Vincenzo chiediamo quale tra i suoi vini è quello del cuore e perché.
“La varietà che mi ha avvicinato al mondo del vino è stata il "Merlot"  e, per diversi anni, è stato l'unico vino che ho bevuto! Nel 2000, dopo aver cominciato le prime prove di microvinificazione sulla prima Tintilia impiantata, ne rimasi folgorato e sorpreso! Ritengo, pertanto, questo vino unico, sia per piacevolezza che per personalità!

Progetti per il futuro
Tanti! Innanzitutto mettere a dimora altri vigneti, concludere il percorso di conversione al biologico iniziato, e, perchè no, creare una nuova bottiglia!

Cosa augurate al comparto vitivinicolo molisano
“Di continuare con forte slancio e passione ad incrementare l'economia molisana!” Da buon pater familias, Vincenzo conclude con una saggia riflessione sui consumi consapevoli di vino, ammettendo che molto si è fatto in questa direzione e lancia un appello “… se tantissimi sono i validi motivi per bere un buon vino, d'altro canto una legge che responsabilizzi i più giovani ed educhi i consumatori ad un uso consapevole degli alcolici, è necessaria, a tal proposito permettetemi di fare un’ appello a i più giovani , ma non solo,  non esagerate, un buon calice di vini  da una gioia immensa, fate in modo che non diventi un motivo di rimpianto!”

Lasciamo Vincenzo, Sara, Carla e Pasquale al loro lavoro. Li salutiamo in punta di piedi con la certezza di aver trascorso in loro compagnia delle piacevoli ore. Abbiamo conosciuto una famiglia dedita alla salvaguardia delle nostre tradizioni anche se proiettata profondamente verso il futuro, un futuro fatto di tanti successi per tutto il Molise vitivinicolo!

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