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Angelo D’Uva: la mia passione per il Molise

Larino, terra di vino e olio con le sue dolci colline. Protagonista di questo incontro è Angelo D’Uva, vigneron di origini Campane, come me, nato in Molise, innamorato della sua Frentania.

L’azienda D’Uva di Larino, nasce negli anni '40 per mano di nonno Angelo, il 'dottore della vigna', come Angelo ama definirlo. Un uomo d’altri tempi, che andava nei campi con il suo gilet, il cappello a falde larghe, l’orologio nel taschino, gli occhiali da sole. Amava la sua terra, le sue viti, le rispettava, le curava come creature. "E' stato questo suo porsi dinanzi alla natura - ci dice Angelo - a far nascere in me l’amore per la mia terra, la passione per un lavoro duro e pesante, ma che al tempo stesso è il lavoro più nobile a cui l’uomo può aspirare".

Successivamente, l’azienda passa nelle mani di papà Sebastiano che, a cavallo degli anni 60-70, sviluppa le culture e getta le basi per quella che sarà poi l’Azienda di Angelo, il nostro interlocutore, il quale dal 2000 inizia a vinificare in proprio e ad ammodernare, nel rispetto della  tradizione, la cantina di famiglia.



Angelo è sposato con Enrica, con la quale condivide la passione per il vino, dal cui matrimonio sono nati tre figli: Sebastian l’uomo di casa, e due bellissime gemelle Rosita ed Antonella, le cocche di papà.

Ma cerchiamo di conoscerlo meglio.

Cosa avresti voluto fare se nonno Angelo non ti avesse trasmesso la sua passione per l’agricoltura?
Bella domanda. Il mio amore per la natura è cosa risaputa, avrei voluto allevare cavalli.

Lo guardo sbigottita. Cavalli?
Sì, cavalli, ma cavalli di razza, dei purosangue. Hai mai osservato un cavallo? È potente, elegante, forte, intelligente, hanno caviglie sottili, come quelle di una bella donna, ma potenti, in grado di reggere un peso notevole, di dare slancio, velocità al passo, sono semplicemente affascinanti. Il mio cruccio non avere un cavallo tutto mio. Altra passione, i fiori e le piante ornamentali. Ho circa 200 piante grasse che coltivo con i miei figli, parto dai semi , creando cose strampalate e con mamma Rosa curo uno stupendo rosaio. E’ un modo per crescere con i miei figli, per condividere con loro gioie infinite.

Il mondo del vino: vizi e virtù.
Il mondo del vino ti offre grandi opportunità. Innanzitutto consente di confrontarti con tante persone che provengono da esperienze, vissuti e territori diversi; poi, quella di condividere con loro la tua esperienza in un costante e continuo confronto che significa crescita e interazione. Quello che mi rattrista è l’eccesso di protagonismo di alcuni, che fanno venir meno quello slancio di condivisione che è proprio di un calice di vino. Il vino è un'opera teatrale, ogni produttore è un interprete, attore che ci mette del suo, conoscenza, passione. Ma l’opera resta nel tempo, al di là dell’interprete di turno. Per questo, l’eccesso di protagonismo è inutile, ognuno dà ciò che è, ciò che sente liberamente, condividendo con gli altri questa passione, esprimendola a proprio modo.

Il tuo vino del cuore?
Tra i miei, sicuramente il Ricupo, un elegantissimo Molise Rosso Dop. E' quello che mi rappresenta di più, per forza, per eleganza ed è il vino con il quale ho iniziato quest’avventura. A seguire la Lagena, da uve Tintilia, il vino dell’exploit della produzione Molisana. Più in generale amo la  Barbera, pulito, netto, schietto, è il vino a cui mi ispiro e cerco di riproporre nei miei quella stessa eleganza e potenza al tempo stesso.



Credi che si possa realmente parlare di boom della viticultura Molisana, e se sì, cosa possiamo fare per accrescere ancora di più la nostra presenza ?
Sinceramente non so se si possa parlare di boom dei vini Molisani, certamente l’interesse per i nostri vini negli ultimi anni è notevolmente cresciuto, abbiamo acquisito una buona visibilità, siamo cresciuti sia sul territorio Italiano, che su quello internazionale, soprattutto nei mercati asiatici. E’ necessario comprendere che questa espansione, fatta con l'attenzione dei mercati, deve essere coadiuvata da una comunicazione globale del nostro territorio. Significa fare, della nostra identità regionale, il baluardo dal quale non si può prescindere. La nostra è una piccola regione, con la percezione di un’isola felice, dove le parole d’ordine sono tranquillità, accoglienza, rapporti umani, territorio incontaminato, enogastronomia di grande interesse, questi gli elementi sui quali far leva per comunicare il nostro territorio e i nostri vini.

 
Siamo alle soglie del Vinitaly, quali sono gli obiettivi per l’imminente manifestazione?
Consolidare i nostri rapporti commerciali, specie dell’Asia, credo nella validità di questa vetrina, una grande opportunità per presentare i nostri prodotti che dalla loro hanno, oltre all’indiscussa qualità, un ottimo rapporto di prezzo, elemento di non poca importanza nel contesto storico economico che stiamo vivendo.

Restando in ambito Vinitaly, sappiamo che questa manifestazione è molto frequentata da esperti, blogger, enoappassionati, che sono alla ricerca di novità, vini da assaggiare e da giudicare. Cosa pensi di questo popolo dal "naso fine" ?
Tutto sommato bene, sicuramente contribuiscono a divulgare la cultura del vino. Oggi, il consumatore è più attento, sa cosa vuole, è alla ricerca di qualcosa di specifico grazie al gran parlare che si è fatto e che si fa di vino. Poi, chiaramente, nel contesto possono esserci sempre delle note stonate, ma queste vanno messe in conto, e poi, benché si dicano molte cose in merito, sono arginabili. In tal senso, apprezzo molto il lavoro che tutti noi stiamo compiendo.

A proposito delle norme del codice della strada, pensi che abbiamo portato ad una contrazione nei consumi di vino?
Sinceramente non credo, le trovo giuste, pur non conoscendo nel dettaglio i limiti. Noi produttori siamo i primi a sostenere un consumo consapevole di vino, bere il giusto ma bene, questo il motto credo di un’associazione, l’ONAV se non erro. Credo profondante in ciò. Quando si esce a cena, si può tranquillamente gustare un buon calice di vino poi, magari, attendere qualche minuto prima di rimettersi alla guida. Io stesso, quando esco, ne bevo il giusto che mi consente di guidare con tranquillità, bevo meglio, lo apprezzo di più e non corro rischi né per me né per gli altri.

I progetti per il futuro di Angelo D’Uva?
Il primo, quello a breve scadenza, l’espansione del vigneto. Abbiamo acquisito altri 11 ettari, dove impianteremo nuove cultivar, con l’obiettivo di uscire con vini nuovi, in risposta alle nuove tendenze e richieste del mercato. Poi, sicuramente, realizzare un mio sogno, la cantina sotterranea, con una bella bottaia, il sogno di ogni vignaiolo. Un progetto molto interessante, accattivante, ma sicuramente molto oneroso.



Qual è l’augurio che fai ai tuoi colleghi e a te stesso?
Realizzare finalmente il Nuovo Consorzio, che ci permetta di superare gli individualismi. Strumento necessario per poter realizzare quel salto di qualità nel mercato internazionale. Oggi i tempi mi sembrano maturi, vedo una convergenza di intenti anche da parte dei colleghi, auspico che ciò possa realmente e finalmente essere il nostro futuro.

Questo è Angelo D’Uva, un Signore del vino, un uomo pacato e gentile, con il sorriso sulle labbra, un poeta del vino, innamorato dei suoi campi e dei suoi figli, rispettoso degli altri e della natura, con il quale ci si fermerebbe ore a parlare, per sentigli raccontare di come sia necessario potare in un certo modo, controllare quasi quotidianamente come la vigna cresce, quasi fosse una figlia, anzi, come una figlia. Sì, perché la vite è viva, come dice Angelo, cresce, germoglia, produce frutti e si addormenta proprio come un essere vivente.
Ultima modifica ilVenerdì, 24 Marzo 2017 11:16

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