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Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle a proposito di Prié Blanc

Mauro Jaccod - Presidente della Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle Mauro Jaccod - Presidente della Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle
Incontriamo Mauro Jaccod, viticoltore e Presidente della Cave du Vin Blanc de Morgex et de La Salle, cooperativa nata nel 1983, attualmente composta da un centinaio di soci “vignerons”.
Caratteristica tipica di questa cantina è la lavorazione e la vinificazione dell'unico vitigno in grado di sopravvivere dai 950 ai 1200 metri s.l.m. di Morgex e La Salle, ai piedi del Monte Bianco. Parliamo del Prié Blanc, unico vitigno autoctono valdostano a bacca bianca, coltivato a piede franco su circa 20 ettari di terreno impervio, esclusivamente su pergola bassa. Oggi, da questa realtà estrema, escono sul mercato dalle 150,000 alle 170,000 bottiglie all'anno. Sentiamo direttamente dalle parole del  Presidente come si riesce ad ottenere tutto ciò!

– Qui si coltiva l'uva destinata alla vinificazione più alta d'Europa, ma cosa significa, per voi, lavorare le vigne in queste condizioni?

“In realtà lavorare in questi vigneti in queste condizioni è un fatto che appartiene alla tradizione famigliare dei singoli vignerons, per cui c’è una sorta di stretto rapporto direi quasi affettivo. Qualcosa di simile ad una persona che ti fa arrabbiare ma alla quale vuoi bene. E' evidente che lavorare vigneti che comportano 100 ore ad ettaro di lavoro meccanizzato è altra cosa che lavorare pergole che possono richiedere fino a 1300 ore ad ettaro difficilmente meccanizzabili. Non può dunque essere solo il motivo economico a far sì che nonostante le difficili condizioni ambientali, ancora vi siano persone che dedicano così tanto tempo ed energie a questo ambiente viticolo.”

- Il Prié Blanc è uno dei rari vitigni europei sopravvissuti al flagello della Fillossera. Voi coltivate le viti a piede franco. Qual'è il valore che riconoscete a questa particolarità e quali sono le differenze sulla lavorazione e sulla resa facendo un paragone con le viti innestate?

“Il Priè blanc è una rarità nel mondo della viticoltura, tant’è che i due comuni di Morgex e La Salle sono rimaste le sole zone in cui viene coltivato e prospera. Il franco di piede è la principale caratteristica di questo vitigno ed il valore connesso è lo stesso che si può dare ad una specie a rischio di estinzione se vogliamo fare un paragone col mondo animale. Rappresenta il risultato di due millenni di evoluzione genetica e di adattamento all’ambiente, un patrimonio storico che è di tutti, in principal modo di chi lavorandoci con caparbietà ne diventa il custode. Coltivare il Prié Blanc significa conoscerlo profondamente, infatti la potatura, la legatura, la riproduzione, sono a sé stanti, proprio perché non c’è necessità di ricorrere al portainnesto americano, ed anche il sistema di allevamento a pergola bassa del tutto tipico è un esempio di adattamento oltre che alle necessità del vitigno anche alle difficili condizioni ambientali. Se vogliamo parlare di rese rapportandole ad altri vitigni internazionali possiamo dire che sono leggermente inferiori, questo aspetto è però significativamente influenzato dall’andamento climatico della stagione viticola, è questo un ulteriore elemento di difficoltà legato alla severità del nostro contesto geografico.”

- Quanto è importante per voi mantenere integra la tradizione e la tipicità di questa eroica viticoltura e in che modo pensate di proteggerla e valorizzarla vista l'inesorabile avanzata della “globalizzazione europea”?
 
“La Cave ha negli anni passati preso decisioni importanti in questo senso, in quanto ha richiesto che i propri soci si attenessero alla messa a coltura di barbatelle non innestate e ciò ha comportato scelte impegnative che vanno nel senso di quanto sopraesposto. Nel futuro prossimo dovremo prendere in considerazione anche la definizione di aree tradizionalmente vocate che hanno una marcata valenza paesaggistica e fortemente caratterizzante il territorio, onde mantenere inalterate le tipicità costruttive delle pergole. Ciò dovrà essere fatto anche con il coinvolgimento degli enti locali , poiché evidente è l’impatto e le ricadute paesaggistiche sul territorio in generale. Non sono particolarmente preoccupato per la globalizzazione del mercato vitivinicolo e relativa concorrenza poiché le nostre quantità e specificità ci rendono difficilmente paragonabili ad altre realtà produttrici. Ci sono delle scelte che muovono all’acquisto di un prodotto piuttosto che un altro, se la motivazione è di natura economica allora non siamo concorrenziali dato quanto sopra detto, se invece la motivazione è di natura conoscitiva diciamo esperienziale, allora abbiamo qualcosa in più da dire. Determinante in questo caso la funzione della comunicazione.”

- Un'esperienza ventennale nella spumantizzazione con il Metodo Classico, fino a qualche anno fa eravate gli unici in Valle d'Aosta. Una scelta vincente visti gli ottimi risultati e i numerosi riconoscimenti ottenuti... Perché decideste di investire in questo settore e quanto Vi impegna, in cantina, seguire queste lavorazioni?

 “Accanto al Blanc de Morgex et La Salle tradizionale, la Cave ha investito sin da subito nello spumante a metodo classico ed è stata una scelta vincente. Questa tipologia di vino richiede conoscenze specifiche e personale specializzato oltre che un vitigno che sia adatto a questo tipo di lavorazione. Il Prié Blanc ha dimostrato la sua predisposizione in questo senso, sono infatti uve che possono arrivare a completa maturazione mantenendo inalterate le caratteristiche indispensabili per ottenere un buon metodo classico. Costruttori di metodo classico non ci si improvvisa, è un mondo a parte che richiede un”savoir faire” specifico e anche in cantina la lavorazione è lunga e richiede un’attenzione costante. Si parte da spumanti che richiedono 18 mesi di lavorazione fino a quelli che arrivano a cinque anni. Come dice lei però i risultati ottenuti sono più che soddisfacenti e compensano gli sforzi organizzativi e economici messi in campo.”

- Sono 11 i vini da Voi prodotti con Prié Blanc in purezza, più altri 7 realizzati in collaborazione con altre cantine. Qual'è, secondo lei, il vino che più rappresenta le caratteristiche tipiche del Vostro territorio e la storia di questa cantina?

”Risposta difficile in quanto ci si “affeziona“ ai diversi vini e tutti hanno contribuito a definire la storia della Cave, se però bisogna fare un nome dico il Blanc de Morgex et de La salle DOC, prodotto sin dall’inizio senza interruzioni,rappresenta la tradizione della viticoltura nella Valdigne. Anche se attualmente siamo conosciuti come produttori di spumanti Le altre produzioni sono evoluzioni e rappresentano la testimonianza della versatilità del Prié .La Cave ha sempre dato grande importanza alla sperimentazione e questa non ha mancato di dare buoni frutti.”

- Quanto gli Enti Pubblici, sia regionali che locali, si attivano per aiutarvi nella salvaguardia di questa realtà e nella promozione? E quali sono i vostri obiettivi per il futuro?

“La viticoltura come anche altri settori dell’agricoltura ha avuto aiuti notevoli dall’amministrazione regionale. Attualmente questi sostegni economici sono venuti meno a seguito anche di dinamiche europee, innegabile il fatto che il sostegno economico nei confronti della viticoltura a livello generale sia stato fondamentale per la salvaguardia di realtà viticole difficili oggi diremmo “eroiche”. Sono comunque state poste le basi per uno sviluppo futuro, è evidente che situazioni di crisi economica e di disastrose politiche nazionali nei confronti del consumo di vino, creano  situazioni di difficoltà economica. Date le condizioni di viticoltura “eroica” tipica di diverse zone alpine è indispensabile un occhio di riguardo per il futuro di queste aree che se non sostenute dagli enti pubblici di competenza possono subire notevoli contrazioni di superfici coltivate, con conseguente danno per il patrimonio paesaggistico, dissesto idrogeologico, in ultima analisi danno economico. In questo ambito generale europeo,la situazione della Valdigne viticola è meno preoccupante in quanto inserita in un contesto a forte valenza turistica e con le specificità sopramenzionate. Ciò detto bisogna comunque porre le basi per un futuro che sia positivo e ciò passa dalla preservazione delle nostre specificità, dalla capacità di comunicare, da un giusto compenso economico all’attore principale che è il vigneron oltre che alla rivalutazione culturale e sociale del suo ruolo di custode di un patrimonio unico.”

- Ai lettori di Vinoway piace ascoltare aneddoti legati al passato, storie ed esperienze raccontate dai produttori che trasmettono le loro tradizioni...
Ha una storia per noi?


Ci risponde Corrado Chatel, cantiniere e socio della cooperativa da più di 20 anni: “Ricordo i racconti di mio padre, dal quale ho ereditato la passione per la viticoltura, che, all’età di dieci anni circa, nel pieno svolgimento della II Guerra Mondiale, aiutava suo padre a nascondere viveri, provviste e addirittura i capi di bestiame più giovani nei “barmet” (cantine ricavate dai muri di sostegno delle vigne) per difendersi dai rastrellamenti dei tedeschi. Ancora oggi queste cantine sono presenti, alcune completamente abbandonate, altre adibite al ricovero degli attrezzi, una in particolare, soprannominata “le trou de l’amour” (letteralmente traducibile in “la buca dell’amore”) veniva utilizzata dalle giovani coppie di innamorati, per incontrarsi segretamente…”

Ultima modifica ilMercoledì, 06 Luglio 2011 07:28

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