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Vignaioli Molisani: Vincenzo Cianfagna di Acquaviva Collecroce

Secondo appuntamento con i Vigneron molisani. Quei contadini  diventati imprenditori vitivinicoli e di cui il Molise  ne va fiero.  A giusta ragione, perché per fare bene il vino bisogna amare  la terra  e chi, più del contadino, nel senso più nobile ed antico del termine, ama la sua terra?
 
Protagonista di questa chiacchierata, è  Vincenzo Cianfagna, un giovane agronomo di 45 anni che, nel 1999, decise coraggiosamente di trasformare l’azienda agricola di famiglia, in azienda vitivinicola impiantando 3 ettari a Tintilia ed 1 ad Aglianico. Sono le uniche due cultivar prodotte che si affiancano, in un contesto meraviglioso, ai quattro ettari di oliveto composto da 500 piante tra Leccino e Gentile di Larino, e a olivi secolari di antiche cultivar locali.



Prima annata in commercio è la 2004 con  solo 5.000 bottiglie prodotte e cinque  etichette in commercio rigorosamente doc: Militum Christi, Aglianico Riserva in purezza, Sator e Sator Gran Maestro, per la Tintilia da mosto fiore, Pietrafitta anch’essa Tintilia, come il Rosator un particolarissimo rosato, una vera piccola chicca.



L’Azienda Cianfagna ha sede ad Acquaviva Collecroce, uno dei tre borghi molisani scelti dai croati per insediarsi in Molise. Acquaviva è un borgo magico. Oltre ai Croati, vi dimorarono nel Medio Evo, i Cavalieri dell’Ordine di Malta. Numerose sono le testimonianze di questi passaggi: la stella ad otto punte, logo dell’Azienda, che ritroviamo su vari edifici del paese e il quadrato del Sator, una ricorrente iscrizione latina, in forma di quadrato magico, composta dalle cinque seguenti parole: SATOR, AREPO, TENET, OPERA, ROTAS. La loro giustapposizione, nell'ordine indicato, dà luogo a un palindromo, ovvero una frase che rimane identica se letta da sinistra a destra o viceversa. Questo, è riprodotto sull’etichetta del Sator, per l’appunto, la Tintilia aziendale, la cui traduzione evoca , al contempo, la magia templare e la sacralità della terra e del lavoro del contadino, già tale al tempo dell’antica Roma.



Ma lo spazio, oggi, è per Vincenzo.

Come e perché hai deciso sul finire degli anni novanta, di fare quel passo “coraggioso”, come tu lo definisci, e dedicarti in modo viscerale alla viticultura?
Diversi sono i motivi. In primis, la necessità di diversificare la produzione aziendale e dare così un reddito costate all’attività d’impresa, in secondo luogo, per rivivere e vivere nel quotidiano un ricordo di quando ero bambino.
Ad Acquaviva, nel passato, era tradizione che colui che nell’annata, produceva più vino, vinificava ed era autorizzato ad aprire una cantina in paese. Cantina che aveva una vita limitata a cinque sei mesi al massimo. Da questo ricordo dell’infanzia è scaturita la voglia di far diventare stabile quella cantina e di farne un’attività da poter lasciare un giorno, magari, ai miei figli.



Cosa  avresti voluto fare se non ti fossi fatto ammaliare dal mondo del vino?
Sicuramente non sarei mai stato un impiegato con cartellino da timbrare ed una poltrona dietro ad una scrivania, amo la vita all’aria aperta. Gli studi agronomici mi hanno sempre appassionato, con particolare attenzione alle coltivazioni arboree e alle tecniche di potatura, sarei stato un bravo giardiniere.

Cosa ti piace di più, cosa di meno nel mondo del vino?
La cosa più affascinate di questo straordinario mondo, è la sua continua evoluzione, l’essere sempre e comunque in Work in progress, scelte, situazioni da affrontare quotidianamente, sempre in modo diverso, sempre con una nuova chiave di lettura. L’aspetto negativo, le ingerenze  di personaggi  in cerca d’autore che giudicano, pontificano e spesso vogliono condizionare il tuo lavoro. Ma io sono un tenace, un contadino, figlio di quella terra dove si parla il na-nasu, il croato –molisano.



Passioni, hobby,come organizzi il tuo tempo libero?
Penso che hai capito che sono uno spirito libero, non amo la macchina, che uso solo per lunghi spostamenti, sono innamorato dei nostri monti, del magnifico paesaggio molisano, amo fare lunghe passeggiate tra i boschi che, purtroppo, a causa del tempo tiranno faccio sempre meno.

Dunque, una beffa il fatto che, con tua moglie Mena e i tuoi splendidi figli , vivi al mare?
Si, ma sai io il mare lo vedo poco perchè devo curare la mia terra, a pensarci bene però , adoro il mare d’inverno, mi piace, mi calma e mi rilassa, il suo colore grigio, la forza delle onde , uno spettacolo!

Ci parli un po’ della tua filosofia di produzione...
Amo in modo particolare la terra  e, come tanti miei colleghi, sono convinto che il vino si faccia prima in vigna. Così, presto particolare attenzione alle potature. Ricordando la mia passione da giardiniere, non faccio trattamenti, li limito massimo a due. Ho la fortuna di avere le vigne a circa 500m.slm in pendio, e in una zona molto ventilata, questo senza dubbio mi aiuta.



I tuoi vini si caratterizzano per non essere sottoposti a filtrazioni, ci vuoi raccontare, e magari dirci quale è il tuo figlio prediletto.
I miei vini hanno un' identità personale tale da essere riconoscibili  e rapportabili al territorio. Non eseguo filtrazioni. Dopo la vinificazione il vino sosta in acciaio per ventiquattro / trenta mesi, dopo di che inizio con i travasi ne effettuo da 12 a 15 a seconda delle necessità, i travasi sono sempre fatti dall’alto in modo da evitare di venire a contatto con i sedimenti di cisterna,evitando stress al vino. Utilizzo per questo delle piccole pompe che fanno scivolare il nettare dolcemente lungo le pareti delle cisterne. Ultimamente seguo le fasi lunari, ne ho apprezzato l’efficacia.  Fare un travaso in epoche diverse dalla luna calante significa stabilizzare  più lentamente, al contrario se effettuato in fase calante, la stabilizzazione si compie nel giro di una settimana. Particolare attenzione è prestata anche alla precipitazione tartarica che grazie al freddo naturale dei miei locali di vinificazione, si innesca in modo del tutto spontaneo, conservando così inalterati profumi ed aromi propri del vino. Mi hai chiesto chi è il mio figlio prediletto, è difficile rispondere per un padre, forse  il Pietrafitta, prodotta per l’80%, da sola buccia. Infatti, dopo la fermentazione tolgo il mosto fiore, che poi darà vita al Sator. Dal pressato, ricco di profumi , aromi, che con il tempo si evolvono e addolciscono, nasce il Pietrafitta , un vino maschio, asciutto, ribelle, come me, ma che con il passare del tempo esprime tutta la sua ricchezza, forza, passione, rispondenza al vitigno e al territorio.

Cosa pensi del boom dei vini molisani, e cosa si può  fare di più ?
Andiamoci piano, di che boom parliamo,  stiamo lentamente crescendo, ci stiamo altrettanto lentamente affacciando al patrimonio vinicolo mondiale. Certamente chi assaggia i nostri vini sente questo legame col territorio. Cosa fare di più? Penso essere più noi stessi, non rinnegare il territorio, e comunicarlo , questo sì dare attenzione all’eccellenza del prodotto e trasmettere questi valori.

E di  tutti gli “esperti” che popolano il mondo del vino?
Che dirti, ci sono tanti professori,  pochi sono quelli realmente tali, del resto è data a tutti la libertà di parlare,  a noi la facoltà di ascoltare e discernere ….

Annoso problema: il nuovo codice della strada, credi che la normativa attuale abbia penalizzato i consumi di vino?
No, credo di no, penso  che abbia portato ad una maggiore consapevolezza nel consumo, e questo è un aspetto positivo

Progetti futuri dell’Azienda Cianfagna?
Abbiamo in mente un progetto ambizioso, la rivalutazione e ristrutturazione nel centro storico di Acquaviva Collecroce , di una vecchia casa padronale che ha un grazioso e caratteristico giardino interno ed una piccola ma interessante bottaia, dove poter realizzare una sala degustazione caratterizzata da una straordinaria veduta sul borgo medievale.

Cosa pensi della zonazione?
La zonazione per me ha una rilevanza enorme, lo studio pedologico del terreno, le caratteristiche climatiche, sono determinanti per individuare il terroir ad hoc per ciascun vitigno, questo permetterebbe di produrre vini con caratteristiche peculiari, tali da identificarsi con una determinata zona e questo sarebbe un occasione di valorizzazione e di crescita per tutta la regione.

Per terminare l’augurio che rivolgi a te e ai tuoi colleghi vigneron molisani...
Guarda, oggi il Molise si sta affermando sempre più sia sul territorio nazionale ed  internazionale, ma per raggiungere risultati soddisfacenti in termini di penetrazione del mercato è necessario che tutti noi ci unissimo, dobbiamo creare una forza comune che ci permetta, con costi sostenibili, di affrontare ed aggredire  il mercato, piccolo è bello, ma lo sarebbe ancor di più se i piccoli si unissero. Un invito, dunque, alla costituzione di un nuovo Consorzio, senza per questo svilire quello già esistente, magari  di Tutela del marchio Tintilia, per avere più forza, più visibilità.



Vincenzo Cianfagna è così, uomo schietto e sincero con i piedi per terra, come pochi oggi, ma certamente come i tutti i Molisani, gente abituata a soffrire per conquistarsi tutto con tenacia e grinta, gente d’altri tempi, Gente Molisana…

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