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Giovanni Guarini: esistono troppe Doc nate con le vecchie regole rispetto agli attuali criteri di qualità

La Duca Carlo Guarini è una storica azienda vitivinicola situata a Scorrano, in provincia di Lecce, in Puglia.
 
La Famiglia Guarini, di origine Normanna, si insediò nel Salento sin dal 1040 con Ruggero Guarini e i suoi discendenti rivestirono ruoli forndamentali sul territorio. Agli inizi del 1800 la Famiglia ospitò celebri personaggi, come il Re di Napoli Gioacchino Murat e Giuseppe Bonaparte.

Negli anni '90 i Guarini produssero la prima bottiglia di Primitivo in purezza, quando solo pochissimi enoappassionati ne conoscevano l'esistenza e i produttori del Salento si 'vergognavano' di riprodurre in etichetta il nome del vitigno.

Ad oggi ci sono ancora quattro discendenti di Ruggero che hanno come principio la qualità.

L'azienda è ormai una delle realtà vitivinicole pugliesi che da sempre punta sui vitigni autoctoni: Negroamaro, Primitivo e Malvasia Nera. Dal 2005 ha avviato la trasformazione in biologico certificato di tutta la produzione aziendale, per rispettare ambiente, persone e consumatori.





Ho incontrato Giovanni Guarini, titolare dell'Azienda Duca Carlo Guarini.

L'idea di Giovanni Guarini sulla produzione vitivinicola del Salento
Negli ultimi 20 anni siamo riusciti a valorizzare dal punto di vista qualitativo il prodotto, se pensiamo da dove siamo partiti penso che sia stato fatto un ottimo lavoro. Quello che ancora manca purtroppo è la valorizzazione del territorio, cioè fare in modo di creare un'identità tra un ottimo prodotto ed un ottimo territorio. Questa valorizzazione credo che sia il problema che abbiamo nel Salento, ma anche in tutta la Puglia.

Cosa ne pensa del biologico, del  biodinamico, dei cosiddetti "vini naturali"?
I consumatori attualmente cercano prodotti salubri, il meno inquinati possibile, per cui la richiesta di questi vini è in ascesa. E' chiaro che ci vogliono regole anche in questo settore, per rendere credibile  il prodotto e fare in modo che il consumatore possa avere  fiducia in  questo tipo di produzioni. Una fiducia che si deve basare su qualcosa di concreto.

In Puglia e non solo ci sono tantissime Doc che non producono profitto o che non riescono a decollare creando confusione nel consumatore. Quale può essere una motivazione?
Credo che  ci siano troppe Doc nate con le vecchie regole rispetto agli attuali criteri di qualità o delimitazione di territori, sono state fatte per legge e molti Comuni e molti sindaci sono riusciti ad ottenere la Doc del proprio territorio.  La Terra d'Otranto è una Doc nuova, nata per proteggere il nome e il vitigno Negroamaro che non era protetto da nessuna Doc, a differenza del Primitivo di Manduria. E' una Doc sulla quale si dovrebbe puntare perchè è l'unica che protegge il Negroamaro, una Doc di recente costituzione fatta un po' meglio rispetto alle altre perchè ha già concetti più moderni anche di produzione e quantità produttiva rispetto alle altre Doc. Il problema è che non c'è un consorzio, nessuno che la promuova, che la utilizzi perchè c'è chi continua a fare le sue doc disseminate nel territorio. Sarebbe stato intelligente pensare di radunare tutti sotto la Terra d'Otranto e fare delle sottozone tipo Salice salentino...

Come spiega che ci sono vini che fanno parte delle Doc e delle Docg ad un prezzo molto irrisorio, questo non potrebbe turbare la stabilità del mercato?
Questo si spiega perchè non ci sono consorzi, o quelli che ci sono non tutti lavorano bene e permettono di produrre vini con prezzi diversi. Si perde così il concetto di valorizzazione della Doc, ovvero cercare di fare un prodotto di qualità che deve avere anche un prezzo adeguato. Lasciando fare un po' quello che si vuole, ognuno stabilisce il suo prezzo individuale, che non è  costruito secondo un'idea di valorizzazione di un territorio.

Cosa si può fare per risolvere questo problema?
E' una questione di sensibilità. Se chi lavora in questo territorio ed appartiene a questi consorzi non sente l'esigenza di valorizzare quello che fa, evidentemente non si può fare molto. Forse bisogna aspettare qualche generazione nell'attesa che nascano persone che abbiano un concetto un po' più moderno anche dal punto di vista della valorizzazione.

Voi siete stati bravi a valorizzare la Malvasia Nera e producete un vino di ottimo pregio.  Avete intenzione di  rivalutare qualche altro vitigno del territorio?
Eravamo convinti  che fosse un vitigno degno di essere valorizzato. In passato era  utilizzato soprattutto come vino da taglio per la produzione del Negroamaro. Noi abbiamo voluto dare un'identità alla Malvasia Nera dimostrando che  può essere vinificata a sè. Abbiamo piantato vigneti di sola Malvasia, mentre in passato i vitigni venivano messi insieme al Negroamaro in percentuale e abbiamo iniziato a provare a vinificarla da sola. Piano piano abbiamo messo a punto anche le tecniche e devo dire che siamo riusciti a fare un prodotto accettabile anche dal punto di vista del consumatore e degli esperti del settore. E' chiaro che stiamo parlando di un vitigno minore perchè la sua diffusione è limitata.



Avete intenzione  di piantare Susumaniello, Ottavianello, Moscatello Selvatico, tutti questi vitigni minori che altre aziende si stanno accingendo a produrre?
Per ora non abbiamo in programma questo, non è la nostra priorità. In questi anni ci siamo dedicati a fare innovazioni su vitigni più tipici. Abbiamo prodotto il rosato di Malvasia nera, un vino che non esisteva e abbiamo cercato di  farlo conoscere, perchè un tempo il rosato si otteneva solo dal Negroamaro. Abbiamo vinificato il Negroamaro in bianco ed è un'innovazione vera perchè mai nessuno ci aveva provato. Ci siamo dedicati a fare uno spumante sempre con un Negroamaro vinificato in bianco e penso che in futuro cercheremo di valorizzare sicuramente qualche altro vitigno.

Come vede la spumantistica pugliese e quali potrebbero essere le prospettive future?
La spumantistica è interessante perchè è riuscita ad imporsi sul mercato. In Puglia non si  produceva spumante perchè  i tempi non erano ancora maturi. Ora la situazione è cambiata e anche in Puglia  stiamo iniziando, chi in un modo chi in un altro. Sono tutti tentativi, non essendoci regole e disciplinari precisi. Noi abbiamo iniziato nel modo più "semplice", utilizzando il metodo Martinotti, cercando di fare un prodotto che fosse più vicino alle richieste del mercato. Abbiamo la fortuna di avere un territorio dove si produce ottima uva per ottenere ottimi rossi e rosati, quindi abbiamo le basi per fare ottimi spumanti. La materia prima non ci manca, bisogna trovare i vitigni giusti, imparare tecniche, tempi di raccolta... sarebbe molto interessante se si riuscisse a creare una rete tra le aziende per seguire le stesse regole, allora forse potremmo essere più presenti e dire la nostra.

Piccoli produttori crescono. Quale valore aggiunto potrebbero dare al territorio?
I piccoli produttori sono la novità, chiaramente nessuno può fare grossi investimenti all'inizio, sia per l'accquisto dei terreni che per la realizzazione delle cantine. Questi piccoli produttori stanno cercando di fare con piccole quantità dei prodotti di ottima qualità dando  un valore giusto al loro prodotto. Solo così possono emergere, cercando di valorizzare al massimo ciò che fanno per avere un utile dignitoso, perchè altrimenti è impossibile.

Che cosa dovrebbe fare o non fare un bravo produttore vitivinicolo?
Secondo me dovrebbe valorizzare il territorio dove lavora, ovvero valorizzare prima di tutto i vigneti, iniziare dalla base puntando sui vitigni giusti ma anche sulle produzioni giuste se si vuole fare un vino di qualità. La conseguenza di questo è chiaramente cercare di produrre adeguatamente vendendo ad un prezzo adeguato perchè tutto deve avere una logica. L'errore che il produttore non deve fare è svendere il suo prodotto per mancanza di cultura e marketing.

Cosa vuole che le auguri?
Io mi auguro di continuare a fare questo lavoro il più a lungo possibile e mi auguro che le prossime generazioni continuino a farlo. Per fortuna ho due figli che hanno già intrapreso questa strada e per i quali vedo già un possibile futuro. Me lo auguro per tutti perchè un territorio deve crescere, quindi io punterei tutto sulle generazioni future. Chi inizia a fare questo lavoro ha molta passione e amore per il territorio, e questo è importante perchè non ha come primo obiettivo il business, ma i  giusti valori...

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