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Cantina Basilisco: passione e intraprendenza di Viviana Malafarina

Ho voluto incontrare Viviana Malafarina, amministratore/direttore con mansioni di responsabile enologico e cantiniera della Cantina Basilisco, situata nel cuore del Vulture, in Basilicata.
L’azienda nasce all'inizio degli anni novanta, diventando sin da subito una realtà del mondo vitivinicolo del Sud Italia.



Viviana ci vuoi raccontare della tua esperienza nell'azienda Basilisco?
Negli ultimi 6 anni mi sono occupata di gestire l'azienda per conto del proprietario e nello specifico curo tutta la gestione aziendale, gestisco le persone in cantina e in campagna, mi occupo praticamente di tutto tranne del settore amministrativo.

Sei una donna che viene dal Nord per comunicare il Sud...
Sì, una donna che sente tanto il Sud dentro e comunque questa parte di Sud in particolare, la Basilicata, che è estremamente intensa, perchè è una  zona che esprime al meglio le caratteristiche  di freschezza, di acidità, di verticalità. Anche le persone qui non sono tipicamente  meridionali, tendenzialmente sono più montanari che gente del sud con mille sfaccettature dalle intensità spettacolari.

L'idea che hai sull'Aglianico del Vulture?
Credo che l'Aglianico in partenza sia un vitigno estremamente interessante, che cambia tantissimo a seconda delle temperature e delle altitudini in cui si trova. Il Vulture come territorio vulcanico, col suo suolo molto lavico, dà all'Aglianico caratteristiche di eleganza che lo rendono più bevibile, intrigante, interessante perchè le mineralità,  le verticalità e l'acidità prevalgono sul frutto potente.

Una donna manager quale valore aggiunto può apportare?
Un grande valore, ma se me lo dico da sola non vale. Credo che la sensibilità femminile sia importante per creare  l'armonia del gruppo, pensare al benessere degli elementi che fanno parte del gruppo per poter  lavorare insieme serenamente e questo è importante per il risultato finale. Tutti noi abbiamo molto chiaro che l'obiettivo è il risultato per la cantina, per il vino, si riesce a lavorare bene. E' un'azienda molto femminile anche nella partecipazione in campagna, diciamo 50% donne e 50% uomini e anche questo è molto importante.

Qual è l'obiettivo principale per l'azienda?
Per l'azienda l'obiettivo è che funzioni e continui a lavorare bene, affinchè ciò avvenga deve funzionare il sistema Vulture e il sistema Basilicata. Il nostro obiettivo è essere un punto di  riferimento che dia valore al territorio, in modo che ci sia uno scambio, un rilancio d'immagine che porti alla crescita di entrambi.

La rivalutazione del Piede franco nella vostra azienda  è dovuta o voluta?
E' fortemente voluta, nel senso che l'agronomo Pierpaolo Sirch scelse di non estirpare un vigneto a Piede franco in un momento in cui tutto veniva estirpato. Quello fu il primo passo anche se il progetto non partì immediatamente. Al mio arrivo in questo territorio c'è stato un secondo passo di innamoramento verso l'unicità di queste uve e di questo vino, si è arrivati quindi a  fare una scelta imprenditoriale forte da parte del proprietario, accettando la sfida commerciale di imbottigliarlo separatamente con una serie di costi e di complessità di gestione che però valorizzanno un prodotto (Aglianico del Vulture Superiore Storico 2012,  N.d. A.) che ci sta dando ottime soddisfazioni.

Cosa vorresti che facessero i tuoi colleghi del territorio?
Che credessero di più in questo territorio. Tendenzialmente ognuno di noi ha convinzione del valore del territorio Vulture, ma non abbastanza coscienza del fatto che è molto importante muoversi insieme. Non lo stiamo facendo, non lo si sta facendo neanche all'interno dei Consorzi, purtroppo è ancora molto embrionale questa fase di collaborazione. Non voglio dire che senza unirsi non si va da nessuna parte, ma se si ci unisce si va molto più velocemente e, con il nostro potenziale, avremmo tutte le carte in regola per fare del Vulture il fiore all'occhiello dell'enologia italiana.

Questo è un messaggio di apertura?
Assolutamente sì, è fondamentale anche se mi rendo conto che è difficile perchè è un territorio molto giovane dal punto di vista dell'imbottigliamento, eccetto un paio di aziende. Ci troviamo  ancora in  una fase dove c'è poco mercato e tanto bisogno di affermarsi, per questo tendenzialmente si sgomita invece di collaborare.

Cosa potrebbe fare di più la Basilicata a livello nazionale ed internazionale per avere più visibilità?
Secondo me qualche piccolo passo si sta facendo, ma  tanti se ne devono fare. L'importante è che esista la Regione, sembra una battuta... bisognerebbe un po' farla conoscere la Basilicata, tutti ormai sanno cosa c'è in Puglia o in Calabria, ma quando vado a fare degustazioni nel Nord Italia mi accorgo che  non è chiaro a tutti dove stia, quanto sia grande, come sia fatta... ci vuole un po' più di comunicazione di questo  territorio che è bellissimo, ricco, vario e con grande storia.

Che cosa prospetti per la Regione Basilicata nel prossimo lustro?
Diciamo che nel prossimo lustro è compreso questo famoso 2019 che dovrebbe portare  la consapevolezza della Basilicata fuori dalla Regione. Purtroppo vista dal di  dentro, non sono tanto ottimista circa l'immagine che dall'esterno si ha della Regione. Sono convinta che la qualità dei vini stia crescendo velocemente in maniera esponenziale a tutti i livelli, la mia impressione da produttore è che nell'immediato saranno più le produzioni a trascinare l'immagine della Regione piuttosto che il contrario, come dovrebbe essere. E' un peccato perchè noi vogliamo raccontare un territorio ed è difficile farlo se in questo territorio la consapevolezza non esiste.

A questo punto l'azienda Basilisco come la vedi proiettata?
La vedo bene anche perchè purtroppo molte aziende fanno fatica a venire a capo dei conti. Nel nostro caso, essendo proprietà di una famiglia che ha deciso di investire nel Vulture avendone la possibilità, siamo tra i pochi che possono permettersi il lusso di fare le ricerche che dicevamo prima, di fare lavori specifici, imbottigliamento di cru, di fare ricerche sul territorio, fare scavi... Basilisco poco alla volta si sta affermando come azienda che racconta e comunica il territorio.

Avete intenzione di arricchire la vostra gamma di produzione anche con altre tipologie?
Dal 2011 abbiamo inserito un bianco, un Fiano quasi al 100% , ma non introdurremo altre varietà, rimarremo sempre sull'Aglianico. Abbiamo 25 ettari di cui 2 sono di bianco e 23 sono di Aglianico.  Quello che è cambiato un po' da quando ci sono io, è che a partire dal 2012 abbiamo iniziato dei microimbottigliamenti di cru, con un massimo di 3 bottiglie per anno.



Quante bottiglie oggi riuscite a produrre?
Imbottigliamo 55.000 bottiglie con Basilisco, in realtà il potenziale produttivo è molto più alto avendo a disposizione  tanti ettari, ma non c'è ancora la forza necessaria per produrre tutto quel che potremmo.

Quanto lasciate sul territorio regionale, nazionale e quanto esportate?
La nostra vendita direi è diretta al 50% verso il mercato nazionale e al 50% verso l'estero. Il mercato regionale non è molto forte per diversi motivi, soprattutto perchè la Basilicata ha meno abitanti di una città media come Genova, e poi perchè è una Regione dove la cultura del vino è molto forte e quasi tutti lo fanno da sè, per uso personale... il vino in bottiglia  è occasione da ristorante o da  regalo e quindi in genere sono 2-3 i nomi storici che continuano ad avere forza sul territorio.

Secondo le tue aspettative da qui a breve tempo, cosa vorresti per l'azienda Basilisco?
Direi che il percorso che abbiamo intrapreso è quello che mi piace. Vorrei che fosse più facile comunicare Aglianico e Basilicata. E' di grande soddisfazione vedere che soprattutto ad alcuni livelli è immediatamente riconosciuto il valore dei progetti nuovi, delle cose che stiamo facendo e questo ci sprona e ci dà soddisfazione.

Che cosa vuoi che ti auguri?
Di tenere duro, perchè non è un territorio facile e i tempi sono molto lunghi.
Ultima modifica ilMartedì, 10 Gennaio 2017 15:50

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