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Davide Gangi incontra Gianni Cantele enologo della omonima azienda.

Azienda Cantele Azienda Cantele
E’ un piacere per me avere a battesimo del tour che mi porterà a viaggiare per le cantine Pugliesi e Lucane la Famiglia Cantele, titolare della prestigiosa omonima azienda, che con maestria e sapienza offre all’attento pubblico di appassionati del vino prodotti dell’eccellenza di Puglia. Come non menzionare il Teresa Manara salento rosso Igt o l’Amativo salento rosso Igt (blend di primitivo e negroamaro), il Teresa Manara salento bianco Igt, il Rosato negroamaro…
La volontà e la signorilità di Paolo, Gianni e Umberto fa da cornice ad un quadro già meraviglioso.
In una bella giornata di Giugno incontro Gianni Cantele, enologo dell’azienda, che con il sorriso sulle labbra accetta una breve chiacchierata.

Gianni, ti ringrazio per avermi dato la possibilità di incontrarti. Oggi vorrei parlare dei vini rosati di Puglia che tu definisci croce e delizia, per quale motivo?

Perché sono vini tecnicamente difficili da realizzare, sopratutto se fatti per contatto buccia-mosto (tradizionale metodo usato in Salento) abbastanza prolungato (18-24 ore), perché il confine tra equilibrio e disarmonia nel colore e nel gusto è molto labile. Però le sensazioni evocative e le emozioni che può suscitare un bel rosato appagano quasi sempre chi lo sceglie e anche chi lo produce.

In quale target classificheresti l’utente che acquista il vino rosato?

Fino a qualche anno fa avrei detto che si trattava di un consumatore poco avvezzo a vini strutturati e impegnativi, che quindi trovava nel rosato un vino gradevole e di facile approccio. Oggi fra chi sceglie un rosato ci sono anche consumatori più preparati, molte sono donne, che cercano nei rosati profumi decisi ma non banali, freschezza, sapidità, struttura importante. Il Negroamaro è uno dei vitigni che meglio interpretano questa richiesta.

Come avviene la vinificazione del tuo negroamaro rosato?

Innanzi tutto è determinante la selezione delle uve, che devono essere assolutamente sane e al giusto punto di maturazione. Dopo la pigiatura, l’uva diraspata viene raffreddata a 10°C e lasciata in macerazione per circa 18-24 ore. Al momento giusto, una porzione pari al 15-20% del mosto viene svinata (il resto dell’uva continua la vinificazione in rosso), lasciata decantare a freddo e quindi avviata alla fermentazione a circa 16°C. Alla fine della fermentazione alcolica, il vino rimane in affinamento “sur lies” cioè in presenza delle fecce fini di fermentazione, per almeno 60 giorni, al fine di rendere più complesso il profilo aromatico e aumentare le sensazioni morbide del vino.

Quindi tanta fatica per poco “rendimento”…

Per fare un buon rosato non possiamo aspettarci una resa in vino elevata, ma se questo mi permette di migliorare la qualità dei rossi, il cerchio si chiude alla grande. Certamente è un vino che richiede attenzioni, impegno e quindi bisogna sfatare il mito che sia un prodotto di secondo livello, tutt’altro.

Sei del parere che un rosato deve essere consumato entro l’anno di produzione per apprezzarne le caratteristiche?

Chiaramente molto dipende dalla qualità della vendemmia, ma in genere un rosato da Negroamaro dà il meglio nei due anni di vita. Tutto dipende da quanto siamo disposti a spostare l’attenzione degustativa dalla vivacità cromatica e dalla freschezza dei profumi verso note più complesse, vinose  di un vino con più di 24 mesi di vita

Hai mai pensato di barricarlo?

Non l’ho mai fatto, ma credo molto nella importanza di provare sempre cose diverse per accrescere la propria cultura enologica e il bagaglio di esperienze. Quindi chissà! Il mio amico Damiano Calò lo fa già da qualche anno, con risultati sempre più interessanti.
Per ora preferisco puntare su uno stile fresco e più rispettoso delle caratteristiche varietali.

Lo studio del Multilab della Camera di Commercio di Lecce con l’Università del Salento ha recentemente confermato che il negroamaro sconfiggerebbe il cancro in quanto ha altissime concentrazioni di resveratrolo, antiossidante e anticancerogene, ti farà piacere immagino…

Nella bibliografia scientifica internazionale, ci sono ormai molti riferimenti alle grandi potenzialità salutistiche dei polifenoli del vino rosso in genere. Il Negroamaro sembra essere uno dei vitigni con i livelli più alti in resveratrolo, uno dei più potenti antiossidanti naturali. E’ un fatto molto importante che necessita di ulteriori studi, ma che sta attirando l’attenzione dei ricercatori. Chissà che dopo il Paradosso Francese, non si possa parlare di uno Stile Alimentare Salentino del quale il Negroamaro potrebbe essere ambasciatore nel mondo, insieme all’olio extravergine di oliva e agli altri prodotti della terra di cui la cucina salentina è così ricca.

Quali sono secondo te le motivazioni principali che hanno portato alla valutazione del vino rosato pugliese come uno dei migliori al mondo?
Negroamaro, Nero di Troia e Bombino Nero, sono grandi vitigni che si prestano molto bene alla vinificazione in rosato e rappresentano un patrimonio storico, culturale e genetico senza uguali e che rendono unica la Puglia. Tutto questo, associato alla grande determinazione che tutti noi produttori abbiamo di fare ulteriori passi in avanti nella produzione di qualità,  costituisce un  “blend” assolutamente vincente!
 
Credi che manchi una giusta comunicazione agli addetti ai lavori e di chi si occupa di promuovere la cultura enoica affinché possa essere apprezzato e valutato il vino rosato?

Sono convinto che fare cultura enoica debba essere sempre il nostro primo obiettivo, in Italia e all’estero. Ritengo che ci siano ancora molti operatori e moltissimi consumatori che hanno una conoscenza approssimativa, e spesso distorta, del mondo del vino rosato e della sua produzione. Per questo motivo è importantissimo trovare spazi dedicati alla comunicazione specifica. Manifestazioni come “Rosato in Terra di Rosati” organizzata dall’assessorato alle politiche agricole di Puglia in occasione dell’ultimo Vinitaly e altri eventi  organizzati a livello locale sono di grande aiuto alla creazione di una immagine di qualità.

Mi piace immaginare che oltre alla qualità del vino i produttori stiano attenti a tutto ciò che gravita attorno ad esso, e mi riferisco all’ospitalità in cantina, alla cura dell’immagine, alla comunicazione, che mai come in questo momento possono essere l’arma vincente in grado di attirare ed invogliare il maggior numero di appassionati, e tu, insieme alla tua famiglia, sei riuscito in questo intento...

Per tutti noi della famiglia Cantele, il momento della inaugurazione della nostra cantina a Guagnano nel settembre del 2003 ha rappresentato non un punto di arrivo, ma quello di partenza di una nuova e avvincente tappa del percorso  iniziato nei primi anni ‘80 dai miei nonni, Giovanbattista Cantele e Teresa Manara, insieme a  mio padre Augusto e mio zio Domenico.

L’obiettivo principale, dopo quello di poter produrre i nostri vini in una cantina moderna e ben attrezzata per fare prodotti di qualità, è quello di poter ospitare al meglio i visitatori, offrire in ogni occasione uno spaccato fedele e reale di cosa significa fare impresa familiare in questo settore, cercare di lasciare nei ricordi in ogni enoturista un piccolo seme che faccia crescere la consapevolezza che la Puglia rappresenta un mix incredibilmente vario di storia, cultura, arte e paesaggio, di cui la vite è parte integrante.

Le nostre idee sul vino ci piace esprimerle anche utilizzando il nostro blog, i nuovi media come Facebook, Twitter, Tumblr, ai quali ci siamo avvicinati grazie alla passione di mio fratello Paolo per tutto ciò che è tecnologia e nuove forme dicomunicazione e che riteniamo di fondamentale importanza per raggiungere una parte sempre più importante e numerosa dei nostri clienti.








Ultima modifica ilGiovedì, 23 Giugno 2011 16:17

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