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Il Presidente Sani risponde sui temi di attualità

Ho voluto intervistare l’On. Luca Sani, Presidente della XIII Commissione Parlamentare (Agricoltura) ponendogli alcune  domande di grande attualità, che spaziano dal Testo Unico del Vino  presentato direttamente dal Presidente, alla sburocratizzazione del comparto vitivinicolo, al DDL presentato dal Senatore Dario Stefàno “Istituzione dell’insegnamento della Storia e della Civiltà del Vino” nelle scuole, all’incidenza sul PIL del settore vitivinicolo, all’importanza del mercato cinese, agli OGM, al biologico e al serio problema del caporalato in Italia.

Ringrazio il Presidente per l'esaustività con cui ha trattato gli argomenti e vi riportiamo di seguito l’intera intervista.

Onorevole Sani, dopo l’approvazione del 6 Aprile scorso in Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, quanto dobbiamo attendere affinché il Testo Unico diventi legge?
«Il Testo è stato inoltrato, dove è attualmente all’esame, alle altre commissioni parlamentari per acquisire i relativi pareri. È auspicabile che entro la fine di Maggio torni in commissione Agricoltura per il recepimento delle eventuali osservazioni. A quel punto dovremo valutare l’opportunità di approvare la Legge in sede legislativa, attestata preventivamente la volontà unanime dei gruppi parlamentari, o passare all’esame dell’Aula. Il passaggio successivo sarà al Senato. Spero che la Legge possa essere definitivamente approvata entro l’anno. Sarebbe un bel segnale da consegnare ai produttori pochi mesi dopo la prossima vendemmia».

Secondo lei sburocratizzare il comparto vitivinicolo porterà anche benefici finanziari alle aziende?
«Quelli della burocrazia sono da sempre fra i costi occulti più onerosi per le aziende. Non è un caso che all’interno della legge, sia ampio lo spazio dedicato alla semplificazione delle procedure e alla riduzione dei passaggi e delle competenze. Si semplificano  gli adempimenti attraverso l’istituzione di una innovativa rete informatica di gestione e con l’istituzione dello Schedario vitivinicolo nazionale presso il Mipaaf, mirato a contenere tutte le informazioni sul potenziale produttivo viticolo. La semplificazione, pertanto, a pieno regime garantirà un beneficio tangibile sui bilanci aziendali».

Come trova il DDL proposto dal Senatore Stefàno, lo appoggerà?
«La proposta del Senatore Stefàno è condivisibile nello spirito ma rischia di scontrarsi con alcuni problemi, non solo di copertura finanziaria, ma anche con polemiche mai sopite relative al rapporto tra alcool e minori. Sono invece convinto che l’obiettivo alla nostra portata debba essere la valorizzazione della storia e delle tradizioni vitivinicole ed enologiche, come patrimonio culturale nazionale, come abbiamo introdotto come primo articolo nel Testo Unico. Il rapporto con le scuole deve svilupparsi sulla creazione di nuove professionalità capaci di misurarsi con il complesso sistema del vino italiano, temi si possono ben sviluppare negli istituti scolastici di secondo grado”

Il settore vitivinicolo italiano quanto incide attualmente sul PIL?
«Il 2015 si è chiuso con 9,4 miliardi di Euro di fatturato, di cui 5,4 miliardi realizzati all’estero. L’export vitivinicolo è cresciuto del 557% dal 1986 ad oggi, con un incremento impressionante del valore aggiunto a fronte, nello stesso periodo, di una riduzione della produzione da 77 a 47,6 milioni di ettolitri. Negli stessi trent’anni i vini a denominazione Doc e Docg sono non a caso passati dal 10% al 35% della produzione totale.  Numeri che parlano da soli di un mutamento genetico della vitivinicoltura italiana che ha saputo rinnovarsi e distribuire ricchezza».

Ci può spiegare in poche parole in cosa consiste il suo compito di Presidente della Commissione Parlamentare all’Agricoltura?
«Sostanzialmente programmo e dirigo l’attività di commissione, coadiuvato dall’Ufficio di Presidenza. Si tratta sostanzialmente di gestire la fase istruttoria del processo legislativo; gli atti di indirizzo politico da dare al Governo e di sindacato ispettivo. Aldilà dei tecnicismi, ritengo che il cuore del lavoro della Commissione sia l’opera continua di confronto e coinvolgimento degli stakeholders del mondo agricolo, con i quali c’è un continuo scambio di informazioni e confronto di merito. Un lavoro talvolta oscuro ma determinante per avere buone leggi calate nella realtà del Paese».

Come vede il mercato cinese, potrebbe rappresentare un’insidia o un aiuto per la nostra economia?
«La Cina è oggi la più grande delle opportunità per i nostri prodotti. Al Vinitaly di Verona è arrivato Jack Ma, presidente del gruppo Alibabà, il portale di e-commerce che da solo movimenta l’80% delle vendite online in Cina. L’obiettivo della viticoltura italiana è di arrivare a 7,5 miliardi di export nel 2020 (oggi sono 5,4): è chiaro, ad esempio, che l’e-commerce è la chiave per aggredire un mercato da più di un miliardo di consumatori. Ma per farlo occorrono grandi quantità, buona qualità del prodotto, grandi investimenti in logistica e marketing. Sul mercato mondiale oramai ci sono colossi da mezzo miliardo di bottiglie all’anno».

Qual è la sua posizione a riguardo degli OGM?
«Condivido pienamente la scelta del nostro Paese di rimanere Ogm free, ma con una precisazione. La ricerca non va fermata, perché già oggi la stragrande maggioranza dei prodotti agricoli che consumiamo sono frutto di selezione genetica. Per questo ho condiviso la scelta di finanziare con 20 mln di Euro la ricerca sulle biotecnologie. In viticoltura, no a processi di transgenesi, ma apertura alla cisgenetica e al genoma editing anche per avere produzioni biologiche con un sensibile minor impiego di fitofarmaci».

Produrre solo in regime biologico potrebbe portare ad un aumento dei prezzi al consumo?
«Il biologico è in costante crescita da almeno 15 anni, e non sembra risentire dell’impatto negativo di prezzi al consumo più alti rispetto alle produzioni tradizionali. Mi preoccuperei di più di come garantire salubrità e sicurezza alimentare delle produzioni non biologiche».

Come vorrebbe vedere l’Italia agroalimentare nel 2020?
«Me la immagino con dimensioni aziendali medie più grandi e più Organizzazioni di produttori strutturate in filiere che trasformano la materia prima. Faccio un esempio, oggi il grano viene pagato 17-20 Euro al quintale a fronte dei 35 di tre anni fa. Nessuno in Italia può sostenere prezzi simili sul medio periodo; l’unica strada è aggregare l’offerta e trasformare le materie prime per creare valore aggiunto e remunerare tutti i protagonisti della filiera. Expò 2015 ha dato indicazioni precise per l’agroalimentare del futuro: per nutrire il pianeta serviranno grandi quantità di cibo di qualità, ricerca applicata alla sicurezza alimentare e logistica delle merci».

E’ stata da poco approvata la legge sullo spreco alimentare, quali vantaggi apporterà al sistema?
«Ridurrà gli sprechi alimentari oggi enormi, contribuendo ad una migliore e più efficace allocazione delle derrate alimentari. Ad ogni modo il salto di qualità vero arriverà solo da una modifica dei comportamenti individuali. Che costituiscono la vera causa dello spreco alimentare».

Quali soluzioni si possono attuare per sconfiggere il caporalato in Italia?
«È un problema che ha tante sfaccettature. La legge “Martina” è attualmente i discussione al Senato. E prevede sia un inasprimento delle pene che dei controlli. A questo andranno affiancati strumenti di certificazione etica, meccanismi più trasparenti di reclutamento dei lavoratori e tracciabilità dei pagamenti e l’adozione di “indici di congruità” per la remunerazione delle diverse tipologie di lavori agricoli».

Cosa vuole che le auguri?
«Di lasciare il segno con buone Leggi alla fine della legislatura».

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