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G. Baldassarre: il Nero di Troia ha grandi potenzialità per avere successo in Italia e all'estero

L'intervista di oggi è dedicata a Giuseppe Baldassarre, Sommelier dal 2001, e dal 2014 referente regionale per la Puglia per la Guida Vini AIS e membro della Commissione Didattica Nazionale dell’AIS.

La sua passione per il mondo enogastronomico lo ha portato alla pubblicazione di numerosi libri l’ultimo dei quali, uscito a Marzo 2016, è intitolato “Nero di Troia – Dal Mito alla Scienza tra Storia e Racconti”.



Cosa ti ha spinto a scrivere un libro sul Nero di Troia?

Col libro sul nero di Troia ho inteso completare una trilogia dedicata alle tre grandi varietà a bacca nera che impreziosiscono e rendono unico il patrimonio ampelografico pugliese. Dopo aver scritto sul primitivo e sul negroamaro, mi sono avventurato con altrettanta passione nel racconto del nero di Troia. E’ mia convinzione che non sia ancora stato scritto abbastanza sulle ricchezze enoiche della Puglia e che raccontarle contribuisca a colmare un vuoto, aggiungendo valore e creando interesse o almeno curiosità.

Secondo te quali sono le potenzialità del vitigno Uva di Troia da cui esso deriva?

A mio modesto parere l’uva di Troia o nero di Troia è una varietà dotata di enormi potenzialità sul piano enologico. Ha storia,  è legata a territori ben precisi e ricchi di fascino ed è dotata di ottima versatilità e di grandissimo carattere, specialmente nei vini rossi. Conquistano del Nero di Troia il colore intenso, l’elegante e inconfondibile corredo olfattivo e il gusto asciutto e corposo, sostenuto da una trama tannica di incredibile personalità. Un altro aspetto di sicuro fascino è che le etichette migliori nelle annate più favorevoli manifestano una longevità davvero sorprendente.  Allo stato attuale le superfici vitate occupate da questa uva coprono circa 2500 ettari, ma potrebbero crescere in modo sensibile nei prossimi anni, assicurando una massa critica di prodotto adeguata alle potenziali richieste di mercati non solo nazionali ma anche e soprattutto stranieri.

Non credi che ancora oggi manchi una identità di produzione del Nero di Troia?

Indubbiamente non si tratta di una varietà facile ed è comprensibile che si sia assistito a varie sperimentazioni e a diversi modi di interpretarla, soprattutto nel periodo iniziale di rilancio. Mi sembra però che negli ultimi 15 anni siano stati compiuti notevoli progressi nella comprensione di tale vitigno e nella sua valorizzazione sul piano enologico. Il panorama delle interpretazioni stilistiche è piuttosto variegato: accanto a versioni più moderne vi sono interpretazioni maggiormente tradizionali, ai vini più immediati si affiancano etichette destinate ad un moderato-lungo invecchiamento, alle bottiglie dove il Nero di Troia si esprime in purezza se ne aggiungono altre nelle quali esso è sposato ad altre varietà nazionali e internazionali. Una tale varietà di versioni e di impostazioni stilistiche  più che un limite credo rappresenti una risorsa. Non dimentichiamo, infine, che il Nero di Troia è protagonista dei vini di due DOCG, di diverse DOC e IGP pugliesi, che rappresentano territori geograficamente non molto distanti, ma alquanto diversi sul piano pedoclimatico.  Un fatto è certo, i Nero di Troia di oggi sono più numerosi, e, in linea di massima, meglio eseguiti e più eleganti rispetto a quelli di alcuni anni fa.

Cosa consiglieresti ai produttori di questo vino per fare il “salto di qualità” ed affermarsi sul mercato nazionale ed internazionale?

Come ci insegnano gli addetti ai lavori, la qualità di un vino si progetta innanzitutto in vigna e nel caso del Nero di Troia i nuovi vigneti dovranno progressivamente orientarsi verso portainnesti, cloni e biotipi un po’ più avari sul piano della quantità, ma dotati di caratteristiche più favorevoli per l’impiego enologico. Dovranno nel contempo tenere conto delle modificazioni del clima e delle peculiarità delle varie macrozone e delle diverse aree. In cantina bisognerà procedere nella direzione di un’enologia varietale, capace di far emergere e valorizzare i tratti più originali del Nero di Troia, mediante tecniche opportune e non attraverso semplici trasposizioni di metodi utilizzati per altri vitigni, magari di stampo internazionale. Si dovrà fare in modo di mantenere nei vini uno stile riconoscibile, catturando, se possibile, nel bicchiere le peculiarità di un’area rispetto ad un’altra, comunque rifuggendo dalla tentazione di inseguire canoni di gusto più caratteristici di altre varietà, anche se apprezzate dalla moda del momento. Un fatto è certo, il Nero di Troia ha le carte in regola per sfondare, per affermarsi e farsi ulteriormente apprezzare in Italia e all’estero.  Produttori, agronomi, enologi, ricercatori e studiosi hanno fatto fin qui un ottimo lavoro e credo dovranno dare continuità e ulteriore sviluppo al solco fin qui tracciato.

Come dovrebbero comportarsi gli addetti alla comunicazione e le associazioni di settore per valorizzarlo come meriterebbe?

E’ oggi sempre più chiaro che non basta produrre buoni vini perché siano apprezzati e che è davvero arduo affrontare le sfide impegnative dei mercati locali e globali se non si uniscono le forze. Questa forte consapevolezza deve spingere i produttori a collaborare fra loro, a dare impulso ai Consorzi e ad altre forme di cooperazione. Ma non basta. E’ necessario anche creare sinergie con il mondo della ristorazione, con quello della comunicazione e con sommelier e degustatori.
La comunicazione deve essere soprattutto in grado di mettere in risalto l’unicità di questo vitigno e l’originalità dei vini che da esso possono essere ottenuti, senza perdere di vista le coordinate della geografia e della storia, della gastronomia e della tradizione.

Il tuo libro lo troviamo nelle librerie o utilizzi  altri canali di diffusione?

Il volume può essere acquistato presso l’editore Input Edizioni (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.) e fra poco sia sulla piattaforma web dell’editore che su Amazon.
Sarà diffuso anche in occasione di eventi organizzati dalle diverse delegazioni dell’AIS Puglia e da altre aggregazioni a carattere culturale.


(Foto di Giovanni Tinelli)

Hai già pensato a quale sarà la tua prossima fatica?
Al momento sono impegnato a presentare, far conoscere e diffondere i volumi fin qui scritti e soprattutto quelli su primitivo,  negroamaro, nero di Troia e rosati di Puglia. Ho in animo di completare un lavoro già avviato sull’olio di oliva, altro vanto della nostra Regione. Per il resto, si vedrà...
Ultima modifica ilVenerdì, 29 Aprile 2016 10:00

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