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Angela Velenosi:"Sono una self made woman"

Incontriamo Angela Piotti Velenosi, donna molto determinata e abile manager dell’azienda Velenosi di Ascoli Piceno. Vi consiglio il suo Rosso Piceno Superiore Roggio del Filare.

Per Lei che si è formata sul campo, quanto è importante la formazione universitaria e post universitaria nel settore enologico allo stato attuale?

La formazione é  importante in qualsiasi campo, sia che tu voglia emergere, sia che tu voglia cambiare le regole del gioco.
Sono una self made woman e sono consapevole di aver impiegato più tempo ad arrivare dove sono proprio perché mi è mancato un percorso di studi più specifico del mio settore.
Ho imparato sbagliando e ho reindirizzato la barra del timone mille e mille volte. Certo, è vero che ho imparato dai miei errori, ma è anche vero che tanti me li sarei potuti evitare.

Sappiamo che ha partecipato a diverse maratone e che va a correre tutte le mattine: quale apporto le ha dato lo sport nei traguardi lavorativi?

So che sembra strano, ma io mi sento come Forrest Gump. Ho dovuto lavorare duramente a testa bassa. Dalle mie parti si dice che quando ti devi dare da fare, devi correre… e  io corro da trent’ anni. Dopo le mie 11 maratone ho consumato la cartilagine delle mie ginocchia, ma questo non mi ferma: sento ancora tanta energia da sprigionare nel mio lavoro per cui guardo avanti e come Forrest continuo, verso altri traguardi e percorsi da vivere.

Cosa bisogna sacrificare per essere una donna in carriera e costantemente presente nei principali mercati mondiali?

E' una domanda dolorosa. Spesso sento dire da donne in carriera che si può essere manager, moglie, amante e madre, essere tutto questo contemporaneamente senza mai fallire. Beh, io non ne sono stata capace. Non avendo alternative, ho dovuto trascurare gli amici, sacrificare i miei affetti e la mia vita privata in tante occasioni. Essere dall'altro capo del mondo magari non mi permetteva di assistere ad una partita di pallavolo dei miei ragazzi, o di assisterli durante una piccola influenza. Non credo però di aver mancato l'obiettivo. Ho dato loro un esempio di vita, una buona educazione e magari non troppe coccole ma un sano senso di responsabilità.

Lei non ritira mai i premi che le vengono assegnati per le sue produzioni, lo fa per scaramanzia? Ci sarà mai un momento in cui li andrà a ritirare personalmente?
 
E’ vero, dietro c'é  anche un po' di scaramanzia. Ma per me il bello della premiazione è altro: mi fa molto piacere vedere i miei collaboratori salire su un palco per godere di un momento di notorietà.
Io sono più fortunata: porto un cognome che mi fa essere protagonista anche a mio discapito. Per cui penso che siano i ragazzi che lavorano con impegno e passione a meritare, a loro volta, questo regalo.

All'inizio della sua carriera avrebbe mai scommesso sul successo dei vitigni autoctoni come la passerina e il pecorino? Come è cambiato il mercato del vino da allora?

Mentirei se dicessi che ho avuto quel tipo di visione. Il mondo del vino é profondamente cambiato e noi produttori sicuramente abbiamo visto il processo da dentro, quindi senza quella lucidità che si ha quando si guarda in retrospettiva.
Mentre un tempo si cercava un vino internazionale, oggi che il mercato è davvero globale i vitigni tipici sono diventati l'unica lingua conosciuta per emergere e raccontare una storia di territorio. In questo cambiamento di mercato anche la mia azienda ha dovuto capire come raccontate la propria identità: non ho mai voluto rappresentare altro se non il Piceno.

Quasi trent’anni fa  nasceva l'azienda Velenosi: quali sono state le problematiche allora e quali consigli darebbe a chi vuole fondare oggi un'azienda vitivinicola?
 
La prima grandissima differenza è che il terroir Piceno non esisteva. La consapevolezza di un territorio e dei suoi vitigni con cui molte aziende adesso vendono il proprio Montepulciano o la propria Passerina, questa consapevolezza è nata con noi. Inoltre io non avevo una tradizione famigliare vinicola alle spalle. Sembra poco, ma ho dovuto imparare tutto sulla mia pelle e oltre a questo non avevo risorse economiche: avevo di certo più sogni che soldi. Ma è grazie ai sogni che sono qui. Il mio consiglio è quello di lavorare duramente, con passione e determinazione, senza fermarsi mai davanti agli ostacoli.

Ci vuole svelare quali sono le sue prossime iniziative aziendali in campo enologico?

Nel mondo vitivinicolo ogni anno si inizia come fosse l'anno zero. La prima a farlo è proprio la natura: ogni annata è il risultato di un nuovo raccolto, di un nuovo frutto. In azienda si parte con fatturato zero e con lo spirito avventuroso di chi si appresta a scalare una montagna. Per quello che mi riguarda ogni anno non deve mai iniziare con la sensazione di essere arrivati, ma solo con  la certezza che i nuovi obiettivi sono tutti da raggiungere.

E’ ormai arrivata al top della scena enologica marchigiana, è diventata presidentessa del Consorzio dei Vini Piceni ed è stata scelta come figura femminile per rappresentare le marche all'Expo di Milano: quali sono i prossimi obiettivi? C'è ancora qualche traguardo che vorrebbe raggiungere?

Non sono alla ricerca di cariche o riconoscimenti. Sono importanti, è vero, perché mi raccontano che la strada è giusta e che la mia squadra è con me. Spero che tutto continui ad andare bene e ciò che arriverà sarà preso con grande orgoglio.

Cosa vuole che le auguri?

Mi ha già anticipato, dicendomi che lo racconto in tutte le interviste. Ma davvero ho un solo desiderio: vedere i miei figli entrare in azienda e crescere insieme. Sono le persone che amo più al mondo e poterli avere al mio fianco, anche nel lavoro, mi darebbe una gioia incredibile.

Si ringrazia Matteo Velenosi per la preziosa collaborazione.

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