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Nicos Brustolin: alcune considerazioni sul Prosecco

Nicos Brustolin:  alcune considerazioni sul Prosecco Nicos Brustolin: alcune considerazioni sul Prosecco Nicos Brustolin: alcune considerazioni sul Prosecco
1.Come vede la DOCG Valdobbiadene all’interno del nuovo mondo Prosecco e quale iniziative avete in serbo per valorizzarla?

Vedo l'istituzione della DOCG come un passaggio inevitabile nel perseguimento della valorizzazione del prodotto proveniente dalla zona classica di Valdobbiadene.
Il mondo prosecco è molto vario ma era necessario distinguere dalle altre la zona che ha fatto nascere e che ha portato in tutto il mondo questo favoloso spumante.
Nel nostro piccolo l'iniziativa che ci siamo prefissi di promuovere per valorizzare la DOCG è unicamente il perseguimento estremo della qualità per dimostrare sul campo la superiore qualità del vino spumante proveniente dal comprensorio Valdobbiadene Conegliano.
2. I prezzi all’ingrosso di DOC Prosecco, DOCG Valdobbiadene e DOCG Asolo negli ultimi tempi hanno cambiato le gerarchie a favore della pianura, quale crede siano le cause di questa tensione sui prezzi e se secondo lei è destinata a durare.

Le cause della tensione del prezzo sono senz'altro molteplici. Credo che il fattore discriminante sia dato dalla minore quantità di prodotto disponibile in virtù dell'abbassamento delle rese dal vecchio prosecco igt all'attuale doc. Del resto anche la forte domanda di prosecco spumante nel mercato mondiale ha fatto la sua parte nel sostenere il prezzo.
Non so quanti anni potrà durare questa situazione, ma credo che si protrarrà sino al momento in cui, attraverso una capillare opera di divulgazione e ovviamente,  la necessaria pubblicità, non si riuscirà a spiegare a tutto il mondo cos'è il DOCG e finché non sarà nota a tutti la sua superiore qualità.

3. I 14 comuni della DOCG Valdobbiadene hanno intrapreso la strada del riconoscimento UNESCO, Trieste (DOC Prosecco) vorrebbe rimuovere i vincoli SIC per liberare nuove terre alla coltivazione di Prosecco nel costone carsico di fronte al mare, al di là di questo quale crede si il giusto equilibrio tra produzione di qualità e ambiente e come evolverà la viticoltura sostenibile?

Ogni produzione di qualità deve necessariamente essere in equilibrio con l'ambiente, altrimenti vuol dire che qualcosa non va. Il rispetto dell'ambiente è ormai uno degli obblighi primari a cui non solo ogni agricoltore ma ogni cittadino non può sottrarsi.
E' difficile dire quale sia il giusto equilibrio in questo contesto. Non dimentichiamo che finora ci hanno propinato un modello di viticoltura "biologica" di dubbia validità: il rame è quasi unanimemente visto come prodotto non idoneo a fare la differenza e garantire la salute del consumatore. Anche lo zolfo è in discussione, soprattutto per la cattiva consuetudine delle grosse multinazionali di non "estrarlo" dalla terra ma di "sintetizzarlo" partendo da materie prime che costituiscono scarti dell'industria chimica.
Del resto, verrebbe da pensare che visti i numerosi controlli cui sono sottoposti i formulati "moderni", ci sia una buona probabilità sul fatto che la tossicità espressa in etichetta corrisponda a quella reale.
E' impossibile dire come si evolverà la viticoltura ma credo che unitamente all'evoluzione di una viticoltura sostenibile dovrà evolversi prima di tutto la coscienza di tutti coloro che contribuiscono al processo produttivo.
E' questo il passaggio più difficile ma è anche il più irrinunciabile.
Altrimenti succederà quello che è successo nella società in cui viviamo: alla crescita della ricchezza delle persone non ha corrisposto una crescita etica e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Spero che la discussione per definire cosa sia veramente "naturale" non approdi a estremismi o ad approcci dettati più dall'esigenza di marketing che ad altro: il bene supremo resta la salute umana ed è questa che va tutelata.

4. L’ultima frontiera della vinificazione è senza solfiti aggiunti, cosa ne pensi di questa tecnica? la sua azienda ci sta pensando?

Penso che i solfiti siano da eliminare. Purtroppo, quello che ho potuto apprendere delle attuali tecniche per evitare i solfiti non mi convince: si vorrebbe soltanto togliere i solfiti pur mantenendo l'attuale qualità del vino e per questo si andrebbero ad aggiungere altre sostanze (particolari nutrienti e antiossidanti) di cui soltanto il nome mi fa passare la voglia di bere. Non credo che questo sia corretto. Infatti, la presenza dei solfiti ha modificato irreversibilmente profumo e gusto di un prodotto che, proprio per questo, ha avuto per millenni caratteristiche diverse dalle attuali. Pertanto il vero problema è questo: l'attuale consumatore è disposto a rinnovarsi e a rinunciare a molte prerogative dei vini moderni per bere vini molto diversi? Io personalmente lo sono.
Il prossimo anno sperimenterò un prosecco col fondo privo di solfiti.

5. All’interno della DOCG Asolo e Valdobbiadene esistono delle zone a forte pendenza in cui ogni lavorazione viene fatta a mano: dall’impianto delle viti, al taglio dell’erba, ai trattamenti e quindi la vendemmia, con costi più elevati e fatica fisica, come ritiene vadano valorizzate nell’ottica della conservazione sia qualitativa che paesaggistica?

Il suo consorzio si sta muovendo in questa direzione? 
Personalmente ho parecchia vigna in alta collina e in condizioni estreme. E' da anni che sento l'esigenza di dare una valorizzazione ulteriore a queste condizioni di vigneto ma trovo che nulla sia stato fatto sinora. Del resto è difficile discriminare i vigneti più agevoli: si tratta di un'opera colossale di lavoro e schedatura. Il consorzio di tutela mi sembra sensibile alla questione, ma niente di rilevante, richiesta di riconoscimento unesco a parte, è stato fatto. Forse la strada migliore potrebbe essere la creazione di particolari "cru" da prevedere a livello del disciplinare di produzione.


Ultima modifica ilMercoledì, 29 Dicembre 2010 21:39

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