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“Semplicemente” Valentini

“Semplicemente” Valentini “Semplicemente” Valentini
Un’intervista, tanti concetti. Dall’artigianalità al made in Italy, passando per il vino sfuso e le guide enogastronomiche.


Finalmente possiamo tornare a parlare dei vini  Valentini. Per la seconda volta, con il suo consueto stile signorile, Francesco Paolo ha riservato a Vinoway un’ottima accoglienza nella sua splendida dimora del 1600, nel centro storico di Loreto Aprutino (Pe). È accaduto  la scorsa estate, ma abbiamo dovuto tenere l’intervista nel cassetto, perché oltre a parlarci di vino e di  made in Italy, Valentini ci ha dato un’opinione molto interessante sulle guide enogastronomiche. Ora che i giochi sono fatti possiamo parlarne in libertà. Sono stati assegnati: grappoli, corone, bicchieri, forchette, baci e chi più ne ha, più ne metta… Parlare di guide prima sarebbe stato poco opportuno. Ad ogni modo, l’attesa è stata snervante, chi comunica per mestiere è abituato ad anticipare i tempi. L’opposto di Valentini che da buon artigiano, come ama definirsi, è abituato a vivere in simbiosi con la natura, e si sa, la natura è  retta da  tempi ben scanditi, da assecondare. Non è casuale che Francesco Paolo scriva solo a mano (il lavoro al computer è compito della moglie Elena, ospitale quanto il marito).  Lui ha  tempi diversi, infatti, in questi mesi  non ci ha mai posto la legittima domanda: “Quando esce l’intervista…?” Anche perché –  pur essendo grato a tutti i giornalisti che si interessano della sua azienda –  sostiene che devono essere i suoi vini a “parlare” e  a decretarne il  successo sono i consumatori.

Valentini mette i consumatori sempre al centro, inoltre, ritiene che diventino partecipi della filosofia aziendale quando acquistano il vino sfuso.  “ Lo sfuso per me è una tradizione, non rappresenta uno scarto della produzione. In più, lo sfuso consente di abbattere sensibilmente i costi aggiuntivi. Il consumatore-acquirente diventa protagonista del processo di imbottigliamento e partecipa all’evoluzione del prodotto. Alcuni ci chiamano dopo aver portato le damigiane a casa e aver imbottigliato il vino, per avere chiarimenti sulla conservazione o, semplicemente, tornano l’anno successivo con qualche bottiglia per confrontarsi sull’evoluzione del vino. Si stabilisce un filo diretto produttore-consumatore a cui mi affeziono sempre più”. Prosegue: “Nei momenti di crisi si innescano certi meccanismi a favore della grande industria che, apparentemente, per favorire il consumatore molte volte offre sul mercato prodotti a basso costo, ma anche di bassa qualità. Per paradosso,  in momenti di congiuntura economica negativa chi fa una produzione di qualità guadagna terreno nei confronti dei consumatori più attenti. La dimensione della produzione artigianale premia a lungo termine, perché  esclude la possibilità di replica in serie e si lega al territorio. I consumatori lo sanno”. Quando Valentini parla di territorio fa riferimento a un argomento a cui tiene molto: il made in Italy. La leggendaria azienda di Loreto Aprutino, oltre a essere il regno degli autoctoni Trebbiano e Montepulciano d’Abruzzo, produce olio (cultivar Dritta Loretana) e coltiva grano San Carlo. In collaborazione con l’antico pastificio Verrigni, in provincia di Teramo, è nata la gamma VV (Verrigni-Valentini). Pasta unica per packaging (che allude al tricolore) e per caratteristiche organolettiche, esaltate dalla trafilatura in bronzo e oro. “ Si fa un uso scriteriato della dicitura  made in Italy – dice amareggiato Valentini – si affibbia a  prodotti  ottenuti solo parzialmente con materie prime e lavorazione italiane. È ora  di iniziare a parlare di made in Italy solo in presenza di un prodotto100% italiano”. È una battaglia che gli sta a cuore e che inizia a portare avanti coinvolgendo anche altri amici produttori sensibile al tema.



La genuinità di approccio produttivo, lasciata in eredità dal padre Edoardo, è insita nei suoi pluripremiati vini. Ed eccoci alle guide enogastronomiche di cui vi parlavamo all’inizio. Francesco Paolo ci propone il suo costruttivo punto di vista sull’argomento. “ Indubbiamente esserci fa piacere e gratifica. Va detto pure che aziende che producono ottimi vini molte volte  non figurano nelle guide. Le guide sono uno strumento valido e hanno molto aiutato alla diffusione della cultura del vino. Ora, però, bisogna aggiungere un tassello. Bisogna far capire al consumatore perché il vino descritto  ha quelle caratteristiche. In altre parole, è necessario che le guide raccontino l’annata e l’azienda, qualche guida lo fa”. Prosegue: “Per me è importante, ad esempio, che chi beve il Trebbiano d’Abruzzo 2007 sappia cos’è successo in quell’annata, veramente sofferta. Ho dovuto applicare  le pratiche di lavoro in zone siccitose: l’aridocoltura. Ho chiuso la terra per ridurre  l’evaporazione, ho stimolato l’apparato radicale ad andare in profondità, sono intervenuto per non stressare il frutto, ho fatto potature verdi, sino ad arrivare all’irrigazione di soccorso per salvare la pianta. Il profilo organolettico di quel vino, ottenuto con tanta fatica, non è slegato dalla situazione appena descritta”.



Seguiamo il filo del discorso con in mano un calice di Trebbiano d’Abruzzo 1977 –  si fa attendere al naso, come abbiamo capito,  il “tutto e subito” non appartiene alla filosofia produttiva Valentini, bisogna far trascorrere il tempo –  il 1977 ci regala note intriganti  e sorprendenti di caffè.  Facendo tesoro di ciò che Valentini ci ha appena spiegato, ci chiediamo: Ma perché sa di caffè? Che è successo in quell’annata? E ancora: Come mai il Trebbiano 2011 ha messo d’accordo quasi tutti, nonostante  sia un vino ancora “in fasce” (quindi momentaneamente distante dall’abbracciare in maniera dirompente tutto lo spettro organolettico)? Saranno le domande della prossima intervista, facciamo trascorrere un po’ di tempo.


Ultima modifica ilMercoledì, 30 Ottobre 2013 13:06

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