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Riccardo Brighigna, il “Benemerito” enologo dell’Abruzzo

Un’intervista a tutto tondo. Riflessioni sull’Enologia, i vini “naturali”, le tendenze di mercato e la cultura del bere

In Abruzzo tutti lo conoscono e di lui tutti dicono la stessa cosa: «è molto bravo». La professionalità che lo contraddistingue viene apprezzata coralmente, senza se e senza ma.  In passato aveva già ricevuto per due volte il riconoscimento come “Enologo dell’anno” dall’Ais Abruzzo, durante il Pescara Abruzzo Wine. Al Vinitaly 2013 è arrivata la ciliegina sulla torta, il Premio Cangrande “Benemerito della vitivinicoltura italiana” . «Mi riempie di gioia – dice sorridente Brighigna (nella foto con Mauro Febbo assessore dell’Agricoltura Reg. Abruzzo) – ma ammetto che le gratificazioni maggiori provengono dalle aziende, quando un vino che ho visto “nascere” viene premiato.»  Brighigna è il “papà” di tanti vini. È l’enologo di 11 cantine dislocate nelle quattro province abruzzesi. Si avvalgono della sua consulenza: Spinelli-Terra d’Aligi, Agriverde, Cantina Tollo-Feudo Antico, Cantina Sincarpa, Bosco Nestore, Gentile, Costantini, San Lorenzo e Strappelli. Quindi, è legittimo chiedersi come faccia a seguire contemporaneamente realtà produttive diverse tra loro e, soprattutto, come faccia a evitare il rischio di ottenere vini che potrebbero finire per assomigliarsi tra loro, visto che hanno il suo “marchio di fabbrica”.

«Non si può fare un vino uguale in cantine diverse. Sono diversi i vini perché il territorio è diverso e ciascun produttore ha esigenze e filosofie produttive diverse. Non sono io a dare l’impronta al vino, io semplicemente insieme ai tecnici interpreto  il vigneto.» Così risponde a chi vede la figura dell’enologo come una sorta di druido che arriva in cantina a fare correzioni, aggiungendo componenti  al mosto o al vino. «Non sono per l’enologia “sottrattiva”, mi definisco poco interventista, riduco gli interventi all’essenziale. Ma sempre tutelando la qualità del prodotto, senza sconfinare nella “naturalità” estrema.» Ha qualche osservazione da fare su questo argomento tanto in auge, resta da capire se chi ultimamente  ne parla lo fa per vera convinzione o semplicemente per moda. «La cosiddetta “naturalità” non è un toccasana tout court. C’è una corrente di pensiero che vede nei lieviti selezionati una sorta di spauracchio. Attenzione a vedere i lieviti selezionati come sinonimo di scarsa qualità del vino!
Attenzione a condannare la filtrazione! È folle non farla la dove necessita e se serve a salvaguardare la stabilità e la qualità del prodotto. La fermentazione spontanea è un processo  naturale molto interessante, ma nel contempo delicato e difficile. Va gestito, possono svilupparsi composti capaci di alterare il profilo sensoriale del vino o, peggio ancora, la sua idoneità al consumo. A tal proposito si parla spesso del brettanomyces, lievito che a detta di qualcuno sarebbe una sorta di valore aggiunto per il vino, in quanto lo caratterizza. Ebbene, il brettanomyces,  per via dei fenoli volatili che sviluppa, conferisce sempre la stessa nota al vino e al di sopra di certe soglie diventa un difetto. Il brettanomyces  non caratterizza il vino, lo standardizza in negativo perché copre i caratteri varietali. Il discorso dei “vini naturali” è complesso, non può essere usato come leva di marketing.» Si sa, quando entriamo nell’ambito delle percezioni sensoriali, si spalancano le porte alle valutazioni soggettive.
Tuttavia, è lecito chiedersi cosa c’è di piacevole in un vino in cui prevalgono sentori animali o acetici che rasentano la sgradevolezza, odori sbandierati come trendy “nota Brett” .

Sentendo le considerazioni di Brighigna incuriosisce sapere la sua posizione riguardo l’agricoltura biologica. «È una realtà in crescita senza soluzione di continuità – afferma – perché a basso impatto ambientale e parzialmente inquinante. Tra una ventina di anni penso che quasi tutta l’agricoltura sarà biologica. I prodotti che ne derivano sono qualitativamente validi e molto interessanti.»

Della realtà abruzzese dice: «L’Abruzzo deve difendere il patrimonio viticolo autoctono, molto apprezzato dai mercati esteri.  È giusta la via intrapresa per valorizzare vitigni come cococciola, pecorino e passerina. Con i cambiamenti climatici in atto non è facile trovare il giusto rapporto tra maturazione tecnologica e fenolica, quindi i vitigni tendenzialmente con un buon patrimonio acidico e quelli tardivi sono una giusta scelta. I cambiamenti climatici suggeriscono probabilmente anche la necessità di avviare un più oculato lavoro di selezione clonale per quanto concerne il Montepulciano d’Abruzzo. Oggi  con questo vitigno ci troviamo spesso ad avere uno sfasamento tra la concentrazione di zuccheri e il tenore di polifenoli, purtroppo i mutamenti climatici non lasciano spazio per pensare a un’inversione di tendenza. È auspicabile anche iniziare a sfruttare zone ad altitudine più elevata. Dagli impianti in altitudine si ottengono vini  decisamente interessanti. Altro dettaglio da non trascurare: rimarcare la caratterizzazione territoriale del Montepulciano d’Abruzzo.Il vitigno è uno, ma a seconda del territorio in cui cresce ha caratteristiche diverse, per tanto si può dire:  “i Montepulciano d’Abruzzo”.

Riccardo Brighigna conclude con una considerazione sulle dinamiche del mercato vinicolo e sulla spinosa questione della massificazione del gusto. «In Italia la GDO resiste, ma il settore HoReCa è in sofferenza. In questi anni di crisi, per un problema di ordine soprattutto economico, è in atto una tendenza a consumare vini più semplici, meno costosi e, molto spesso, di qualità più bassa. Per questo motivo ultimamente vengono proposti vini ritenuti poco impegnativi, con gradazione alcolica contenuta. Molti produttori hanno modificato la filosofia produttiva pensando di proporre vini che seguano la scia della bevibilità, ma spesso lo fanno a scapito della qualità. Tra le caratteristiche distintive del Montepulciano d’Abruzzo c’è la struttura, quindi questo vino per essere un prodotto equilibrato e di qualità non può avere una bassa gradazione alcolica o un basso contenuto in polifenoli. Essere morigerati nel bere non è da associare esclusivamente alla gradazione alcolica. In alcune regioni, come il Piemonte e la Toscana, questo concetto è chiaro, di conseguenza i vini importanti non hanno conosciuto una consistente flessione di vendita. Bisogna educare i consumatori a bere bene.»


Ultima modifica ilVenerdì, 17 Maggio 2013 21:02

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