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Incontro con il Patron di Radici Wines, Nicola Campanile

Nicola Campanile è il Presidente dell’Associazione Propapilla, che si occupa principalmente della promozione del territorio e dei progetti di internazionalizzazione dei prodotti tradizionali pugliesi. E’ l’ideatore ed il curatore di pubblicazioni come “Dolce Guida –Percorsi  enogastronomici di Puglia e dintorni”, “Radici Wines - La Guida dei vini” e l’ultima “Guida alle pizzerie di Puglia”.
Attraverso l’Associazione Propapilla opera per la riscoperta e la valorizzazione della cultura enogastronomica del territorio, realizzando Educational Tour, degustazioni, concorsi, convegni e rassegne mettendo a disposizione la sua passione e la sua conoscenza delle identità locali per portare alla ribalta con sempre maggiore competitività il comparto vitivinicolo e gastronomico pugliese.

Lo incontro a pochi giorni dall’attesissimo “Radici Wines” per una piacevole chiacchierata su quelle che saranno le linee guida della manifestazione.

Come nasce la realizzazione della manifestazione Radici?
Radici nasce da una mia idea, per la volontà di dare al vino una voce “più plurale” e soprattutto per la voglia di coinvolgere anche gli appassionati con il loro “linguaggio”, cosa che non ha precedenti perché nei format dedicati ai concorsi enologici di solito intervengono solo tecnici o giornalisti del settore, invece mi sembra giusto dar voce anche agli appassionati, ai ristoratori per poter creare un altro “contraltare”.

L’idea di estenderla ad altre regioni del Sud è stata una soluzione positiva, direi…

Si, al momento è sicuramente positiva, ed è nata dopo aver fatto alcune esperienze all’estero, in diverse fiere internazionali durante le quali ho notato e compreso quanto poco conosciuto sia il nostro territorio.
Noi forse tendiamo a sopravvalutarlo, pensando che sia noto, invece è conosciuta l’Italia, il brand Italy mentre le regioni  meridionali sono davvero sconosciute ai più, ed è per questo che ho pensato di mettere insieme tutte le ricchezze, il comparto ampelografico e la vastità delle culture del Sud, che rappresentano un grande patrimonio per tutta l’Italia ed unire tutto questo sotto un unico brand  perché potrebbe far nascere una grande forza. Mettere la parola “Sud” accanto alla parola “Italia” porterebbe ad una riconoscibilità nel Mondo molto più facile ed immediata.

Quale aspetto di Radici Wines la differenzia dalle altre manifestazioni legate al vino?
Il valore aggiunto è rappresentato dal fatto che  abbiamo cercato di dare una grande rilevanza valorizzando i vitigni autoctoni pugliesi e di tutto il sud, stimolando tantissimo sia gli addetti ai lavori che gli appassionati del vino;  inoltre si tratta principalmente di un’ operazione di promozione del vino sotto la forma del Wine Tasting che dà, soprattutto agli stranieri, l’opportunità di incontrare direttamente i produttori, conoscere meglio il nostro territorio e poterlo di conseguenza comunicare ai loro Paesi d’origine.

Come sarà composta la giuria di Radici Wines e quale profilo devono avere gli assaggiatori che faranno parte delle commissioni?
Quest’anno abbiamo modificato la composizione della giuria, ad esempio inserendo in quella Internazionale anche chi si occupa di commercializzare il vino, abbiamo inserito nuovamente un enologo, che non avrà la funzione di tecnico, ma avrà il compito di informare circa l’espressione di un determinato vino o per aiutare, soprattutto gli stranieri, ad immergersi nelle realtà locali dei vitigni.
Per quanto riguarda la giuria Nazionale abbiamo dato spazio a coloro che il vino lo comunicano, ma anche agli appassionati ed ai ristoratori. Quest’anno abbiamo anche un musicista, grande appassionato di vini, soprattutto vini dell’Etna, per rendere ancora più eterogenea la giuria e andare il più possibile incontro alle richieste dei consumatori.

La presenza dell’enologo Lino Carparelli è senz’altro una garanzia maggiore visti anche i grandi e famosi assaggiatori chiamati nella giuria Internazionale.
Si, Lino Carparelli non concorrerà naturalmente con i suoi vini per non creare “conflitti di affetti”, ma, riallacciandomi a quanto detto prima, si è prestato a partecipare a Radici cercando di dare il proprio contributo per la conoscenza dei vitigni, perché, in effetti, ciò che mancava era una figura che desse indicazioni su quelle che sono le peculiarità dei vitigni autoctoni. In questo sarà coadiuvato da altri referenti del territorio perché vogliamo che gli stranieri vadano via con le idee un po’ più chiare su quelle che sono le caratteristiche dei nostri vitigni autoctoni.

L’organizzazione di Radici Wines quest’anno ha fatto uno sforzo notevole di comunicazione per dare ancora più visibilità alla manifestazione e alle cantine presenti, pubblicizzando molto l’evento nel web. Nicola Campanile quanto crede in questo strumento?
Per chi come me proviene dagli anni ’60 non è stato facile adattarsi a questa nuova realtà, ma mi rendo conto che per la comunicazione del vino il web è uno straordinario strumento dal quale non si può prescindere  e, quando è usato bene, è in grado di velocizzare tanti processi sostituendosi alla più dispendiosa comunicazione cartacea, l’unica disponibile in passato.

Quante sono e che qualità devono avere le aziende partecipanti a Radici Wines?
Le aziende quest’anno, come nel 2011, sono 134 e devono in primo luogo produrre nel territorio d’origine del vitigno ed in secondo luogo, produrre vini da vitigni autoctoni. Non sono assolutamente ammessi vitigni alloctoni, neanche in piccolissima percentuale. Si vuole cercare di valorizzare sempre più ciò che può fare da carro trainante dell’economia del vino di domani cercando di dare un valore identitario al proprio lavoro.

Visto il  grande successo dell’anno scorso e quello che si prospetta, Nicola Campanile, Luciano Pignataro e Franco Ziliani cos’hanno in cantiere per il prossimo anno?
Innanzitutto puntiamo a far bene la seconda edizione estesa a tutto il Sud, per bissare il successo ottenuto nel 2011. Per il prossimo anno ci sono delle nuove idee in cantiere come quella di dare una forma fieristica all’evento, tutto questo ha bisogno, però, anche della collaborazione di altri partners e di nuove figure che ci aiutino in questo ambizioso progetto, che riteniamo essere un percorso obbligato per non ripetere sempre lo stesso format e dare sempre più visibilità al territorio ed ai produttori.

Ultima modifica ilLunedì, 04 Giugno 2012 08:28

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