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Il Presidente Leonardo Palumbo risponde al Web

Leonardo Palumbo Leonardo Palumbo
HA COLLABORATO BETTY MEZZINA.
Incontrare l’enologo Leonardo Palumbo è sempre molto piacevole  sia per la sua innata eleganza  sia per la sua profonda conoscenza delle tendenze relative al mondo del vino.
Titolo di enologo conseguito a Bordeaux,  studi in varie Università italiane ed Istituti riconosciuti all’estero, Accademico della Vite e del Vino, enologo presso importanti realtà vinicole pugliesi ed extraregionali, dal 2007 Presidente di Assoenologi di Puglia, Basilicata e Calabria. Al dott.  Palumbo chiediamo:

Chi è l’enologo oggi?
L’ enologo oggi è una figura professionale molto più complessa e trasversale rispetto all’enotecnico del passato. Non a caso si è resa indispensabile una preparazione universitaria supportata in molti casi da masters e corsi di perfezionamento. Dunque accanto ad una buona preparazione tecnico scientifica che deve essere in continua evoluzione , l’ enologo è colui che deve avere nozioni di commercializzazione e marketing.

Come e quando è nata la sua passione per il vino?
La passione del vino è nata nella mia famiglia d’origine poiché già i miei bisnonni avevano come oggetto di lavoro le vigne e il vino. Prima con mio nonno, poi con mio padre, in famiglia c’è sempre stata questa tradizione: avevamo una cantina che non imbottigliava in prima persona,  ma si dedicava alle preparazioni base che venivano poi tagliate e imbottigliate altrove.

Secondo il presidente di Assoenologi dove sta andando la Puglia del vino?
La Puglia del vino sta andando direi molto forte, ad una velocità molto più elevata rispetto a quella di qualche anno fa, questo perché negli ultimi anni c’è stata una valorizzazione sia a livello nazionale sia a livello internazionale dei nostri vini. Ciò rappresenta un riconoscimento all’ottimo lavoro fatto da tutti, enologi, produttori, trasformatori, imbottigliatori, insomma tutta la filiera, senza sottovalutare anche la presenza della Regione che ha dato un supporto notevole per la valorizzazione dei prodotti, dal momento che in passato in Puglia l’aspetto commerciale, di marketing e comunicazione è sempre stato carente.

Rimanendo in Puglia, c’è qualche vitigno pugliese che deve mostrare ancora tutte le sue potenzialità.
Un vitigno che forse non si è ancora espresso al massimo livello ritengo sia il Nero di Troia perché è l’ultimo nato e quello meno conosciuto a livello internazionale. Questo vitigno, rispolverato negli ultimi anni, è venuto fuori alla grande mostrando notevoli livelli di qualità al pari del Primitivo e del Negroamaro, inoltre risulta molto apprezzato un po’ in tutte le degustazioni ed anche in tutte le guide. Ovviamente tutto è perfezionabile!  Per quanto riguarda una  uva a bacca bianca, a parte i nostri autoctoni fiore all’occhiello della Puglia come il Bombino bianco, la Verdeca e la Malvasia bianca nel Salento, penso che un ruolo importante possa svolgerlo il Fiano, vitigno, del resto, originario della Puglia ma ben valorizzato da altre regioni.

Da enologo cosa ne pensa dei cosiddetti “Flying winemaker”?
Penso che un enologo del territorio conosca meglio le proprie uve, la tradizione e l’evoluzione dei vini. Chiaramente i “Flying winemaker” possono arricchire la cultura di un territorio, ma sicuramente un enologo locale può dare un valore aggiunto di conoscenze storiche di una determinata area. Ovvio che per l’enologo esterno conoscere e lavorare in altri territori rappresenta un’esperienza molto importante …..

La giornata tipo del Presidente di Assoenologi di Puglia, Basilicata e Calabria.
La mia giornata tipo inizia con la sveglia alle sei e mezza, dopo mi metto in macchina e percorro circa cento chilometri per raggiungere il mio luogo di lavoro quasi vicino a Canosa (anche se nel territorio di Andria).  La giornata lavorativa termina verso le ore 19 – 20 con il rientro a casa. Ovviamente questo quasi tutti i giorni!


Dottor  Palumbo,  dopo l’intervista di Betty Mezzina,  il ruolo di editor mi impone  di porle domande un po’  più “scomode” , soprattutto in  seguito alle polemiche sollevate dalle sue affermazioni circa  la necessità di far giudicare i vini da commissioni costituite prevalentemente da  enologi.

Ci spiega perché le Giurie devono essere formate solo dagli enologi o dagli enotecnici?
Le Giurie non sono composte solo da membri di AssoEnologi, ma anche da tecnici ed esperti del settore. L’importante è che ci sia all’interno delle commissioni una preponderanza di enologi per una valutazione più tecnica ed obiettiva.

Alcuni pensano che sia poco onesto che gli enologi producano e giudichino al contempo il proprio vino.
Sfido chiunque a riconoscere il proprio vino in sede di degustazione, magari tra 10-15 campioni della stessa varietà. Anche perché poi in degustazione, sia in fase olfattiva che degustativa, vengono fuori una moltitudine di componenti che solo un tecnico riesce a giudicare in maniera obiettiva, stabilendo se effettivamente quel vino vale e può raggiungere determinati punteggi. Non sta a pensare se è il suo o no. A parte che è molto difficile tutto ciò e può capitare solo in alcuni concorsi enologici.
Questo è quanto è avvenuto in occasione del Concorso Nazionale sui  Vini Rosati da poco tenutosi a Bari, dove la giuria, composta da due enologi  pugliesi, due non pugliesi ed un giornalista, ha premiato due vini Abruzzesi!

In un Paese, il nostro, dove sono quasi tutti “assaggiatori”, come si pone AssoEnologi nei confronti delle Associazioni che si occupano della divulgazione della conoscenza del Vino?
Ad AssoEnologi fa molto piacere che si parli sempre più di vino e non di altre bevande. Quindi si pone in maniera molto costruttiva accettando consigli ed eventuali critiche  da parte di tutti questi soggetti che spesso lavorano, a diverso titolo, da molti anni nel settore vinicolo. Dialogo aperto,  pertanto,  con le associazioni, questo sicuramente.

Parliamo dei Vini del concorso enologico sui Rosati. La Puglia a detta di alcuni, non ha trionfato come da più parti ci si aspettava. E’ proprio così?
La “Puglia  Rosa” non ha vinto ma non ha certamente performato male. Anzi direi che si è difesa ottimamente confermando una produzione media molto qualitativa ed in crescita, fermo restando che i 370 campioni pervenuti sono stati assaggiati da 8 commissioni e ne è venuto fuori un buon risultato. Quello che voglio dire è che esaminando  i singoli premi conseguiti dai vini pugliesi ci sono  tante  Gran Menzioni, a riprova che questi vini hanno superato in fase degustativa il punteggio di 85 centesimi e che di conseguenza la  qualità è nel complesso molto elevata.

Come ultima domanda, il Presidente di AssoEnologi  Puglia Calabria e Basilicata, come risponde al web che l’ha “attaccata” ?
Io non volevo assolutamente criticare tutti gli esperti, gli amatori e l’intera categoria dei wine writer. Anzi noi abbiamo bisogno del loro contributo al fine di veicolare sempre più il prodotto vino italiano. Ci tenevo solo a ribadire  il ruolo importante degli enologi in questo contesto. Tutto qua, senza dire che ce la cantiamo e ce la suoniamo da soli.
E’ un dato di fatto che quando a giudicare sono gli enologi vengono fuori pareri sempre molto obiettivi e a vincere sono sempre i vini che lo meritano maggiormente.

Ultima modifica ilSabato, 26 Maggio 2012 08:29

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