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Il Sannio: storie di grandi personalità e di grandi vini

La scommessa vinta di Domenico Ocone, il gentleman sannita dei vini che emozionano.

Nel cuore dell'antico Sannio, territorio storicamente vocato alla produzione vinicola,  la famiglia Ocone produce vino dal 1910, mescolando sapientemente una ricca tradizione familiare, passione, innovazione,  impegno,  identità storico-culturali e infinita devozione con il risultato finale di una produzione vinicola d’eccellenza.
L'azienda, ubicata  sulle colline del Taburno,  nel comune di Ponte, piccolo paese in provincia di Benevento, conduce 10 ettari di vigneto dedicandosi alla coltivazione biologica dei vitigni autoctoni del territorio,  Falanghina,  Aglianico, Piedirosso, Greco e Coda di Volpe, lavorando anche le uve ottenute su altri 26 ettari di conferitori abituali e storici.  
Incontriamo Domenico Ocone, perno insostituibile della Azienda Ocone, e la sua affascinante storia dedicata alla terra e al vino.

Come nasce l'azienda Ocone? E quali scelte, nel corso degli anni, sono state fatte in cantina per arrivare ai vini oggi in produzione?
Gli Ocone sono viticoltori da tre generazioni. Giuseppe, il fondatore,  cominciò questa attività agli inizi del secolo scorso a Paupisi, per trasferirsi a Ponte, paese logisticamente  strategico perché vicino alla ferrovia: all'epoca, infatti, i commerci si svolgevano quasi esclusivamente su rotaie.  
Da allora ad oggi la tipologia di produzione è radicalmente cambiata. Con Luigi, figlio di Giuseppe, negli anni ’50 iniziò la vendita di vini confezionati in piccole botti, damigiane e bottiglie, quindi in qualche modo identificabili.  Da quasi 40 anni Domenico, figlio di Luigi, prima insieme a Luigi Pastore - oggi affiancato anche dal figlio Nicola Pastore - e con l’esperienza dell’enologo Carmine Ferrara, si è impegnato nella valorizzazione di vini ottenuti dalle varietà di uve locali storiche, mirando però ad ottenere qualità al passo con i tempi che potesse renderli competitivi sul mercato nazionale e internazionale.

Che personalità hanno i suoi vini? Cosa ci raccontano quando li beviamo?
Rispecchiano le caratteristiche organolettiche, i profumi, i sapori delle uve dalle quali sono ottenuti. Già con il primo sorso riportano con la mente al territorio dal quale provengono, il nostro Sannio, innescando persistenti e gradevoli sensazioni nei ricordi di chi li beve.

Cosa conta di più oggi, saper produrre un buon vino o saperlo comunicare bene?
Entrambi. Ognuna delle due operazioni è indispensabile per una valida commercializzazione; se ben dosate, permettono di competere con efficacia sia sul mercato interno che quello internazionale.

Secondo lei che impulso potranno dare al territorio i nuovi disciplinari per le denominazioni sannite?
Sicuramente contribuiranno nel prossimo futuro ad aiutare il consumatore nelle sue scelte.
Nel momento in cui tutto il processo sarà completato, per i produttori si innescheranno meccanismi di tutela che salvaguarderanno, più di quanto avveniva in passato, i vini del Sannio.

La sua azienda è sempre in "fermento": nel 2010 l'azienda ha festeggiato il centesimo anniversario con il nuovo vino "Anàstasi", nel 2011 è stato avviato il progetto della linea vini "VinGiocondo", quali saranno le iniziative per il 2012?
Con l’avvento dei nuovi regolamenti a cui si è fatto riferimento innanzi, abbiamo ritenuto di dedicarci ancor più al miglioramento qualitativo dei vini già esistenti, anche perché, da circa 2 anni, questa azienda è coinvolta in un progetto sperimentale del CNR e della Facoltà di Agraria di Portici, volto a perseguire, tra gli altri obiettivi, soprattutto l’individuazione di tecniche migliorative dell’allevamento della vite e della vinificazione delle uve. I primi risultati potranno essere verificati degustando i nostri vini della vendemmia 2011.

Vini da scoprire e degustare con ancora più attenzione dunque, perché se lo dice Domenico Ocone, c'è da fidarsi.

Ultima modifica ilMercoledì, 25 Aprile 2012 07:43

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