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Vino Biologico nuove (proposte) normative

Atteso da non poco (oltre 21 anni) e approvato dallo Standing Committee on Organic Farming (SCOF – il Comitato permanente per l'agricoltura biologica), il Regolamento Comunitario sulla dicitura vino biologico è tra le proposte e tra le buone notizie che da inizio anno ci piace sentire.

Una piccola “proposta” di vittoria.

Piccola perché il testo proposto dal settore biologico italiano era un altro, strettamente connesso con i livelli di solfiti nei vini. Tuttavia si è raggiunto un compromesso e, "Come tutti i compromessi politici, il risultato non farà felice nessuno, ma tutti saremo un po' meno scontenti “ –  commenta Cristina Micheloni, del comitato scientifico AIAB (Associazione Italiana Agricoltura Biologica).

In base al nuovo regolamento dunque, applicabile a partire dalla vendemmia 2012, i viticoltori biologici potranno utilizzare il termine vino biologico sulle etichette. Inoltre la stessa deve riportare il logo biologico dell’Ue e il numero di codice del competente organismo di certificazione, rispettando le altre norme in materia di etichettatura del vino, così come fin’ora osservato. Difatti, le norme in vigore concernenti il “vino ottenuto da uve biologiche” non coprono le pratiche enologiche, ossia l’intero processo di vinificazione. Il settore vitivinicolo è l’unico al quale ancora non si applica integralmente la normativa dell’Ue sulla produzione biologica, prevista dal regolamento (Ce) n. 834/2007. Si ricorda infatti che sino ad oggi era possibile etichettare il vino solamente come "prodotto da uva da agricoltura biologica" e non era lecito utilizzare il logo europeo, cosa che dal luglio 2012 non sarebbe nemmeno più stato ammissibile. Il regolamento entrerà in vigore da subito e prevede la possibilità di etichettare come bio anche il vino delle annate precedenti, purché se ne possa dimostrare la conformità alle norme europee (ed in questo senso chi ha la Garanzia AIAB è già conforme).  Scomparirà invece dalla vendemmia 2012 la possibilità di etichettare il vino come "da uva da agricoltura biologica".

“È un passo in avanti” commenta il professor Mario Fregoni, fra i più noti esperti di viticoltura al mondo “resta la preoccupazione di far osservare le regole, dato che di solito i controlli non sono sufficienti”.

Il vino biologico non sarà dunque soltanto una questione di solfiti.

“Finalmente è stato colmato un vuoto normativo” - ha commentato il ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Mario Catania – “che impediva ai produttori di vino biologico di poter utilizzare il logo europeo. Si è concluso un lungo iter, iniziato nel luglio 2009 che ha visto l’Italia giocare un ruolo da protagonista sia nel supporto scientifico alla Commissione, attraverso la realizzazione di appositi programmi di ricerca, sia nella mediazione con gli altri Stati membri. La proposta di Regolamento approvata rappresenta certamente un compromesso, ma è un risultato importante il fatto che la Commissione sia venuta incontro alle richieste avanzate dai Paesi mediterranei, che sono riusciti, durante la lunga trattativa, ad esprimere posizioni comuni”. 

La nuova normativa è subito oggetto di analisi critiche. 

Di seguito, le prime impressioni di Roberto Pinton, segretario Assobio, che parteciperà al 1° Forum su Vino Biologico e Biodinamico in programma il 24 febbraio a Siena presso Enoteca Italiana (dalle 14.30 alle 19.30), organizzato da Biolitalia (l’associazione di produttori bio) e il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, in collaborazione con BioEco Certifica.
“La genesi del regolamento è stata abbastanza sofferta; la discussione è iniziata nei primi mesi del 2009, ma nel  giugno 2010 il Commissario europeo per l'Agricoltura e lo Sviluppo rurale  Dacian Ciolos, si era visto costretto a ritirare la bozza di proposta della Commissione per il mancato consenso degli Stati membri: quelli meridionali, Italia compresa, contestavano la limitata differenza con le pratiche enologiche convenzionali; qualcuno di quelli centro-settentrionali sollecitava dosaggi di solfiti più elevati”.

In base alla proposta la percentuale di anidride solforosa ammessa è elevata, cioè di 100 mg/l per i rossi e di 150 mg/l per bianchi e rosati (tenendo presente che sul convenzionale si hanno 150 mg/l per i rossi e 200 mg/l per bianche e rosati).

Una piccola “proposta” di vittoria.

Ultima modifica ilMercoledì, 22 Febbraio 2012 07:46

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