Log in

U’cavezune è il Molise, quel Molise che non ti aspetti, che aspetta di essere scoperto

L’Italia è ricchissima di tradizioni culinarie, che affondano le loro radici nel tempo, e spesso sono legate alla religione e alla venerazione dei Santi.
 
E' questo il caso de U’cavezune, tipico del comune di Riccia in provincia di Campobasso, ma che viene confezionato anche nei paesi limitrofi come Jelisi e Piertacatella.

U’cavezune è dolce della devozione di San Giuseppe, che oltre ad essere il protettore degli Artigiani, della Famiglia e anche protettore dei Poveri.

La leggenda racconta, che più di trecento anni orsono, un giorno un vecchio con la barba bisaccia e cappello sgualcito reggendosi su di un bastone arriva a Riccia, bussa alle porti, una donna anziana gli apre, lo invita ad entrare e condivide con lui il tozzo di pane raffermo che sta mangiando, il vecchio si inginocchia bacia il pane, lo benedice e ne mangia un pezzo, a questo punto il bastone dell’uomo fiorisce e la stanza si illumina, l’uomo esce e la donna sbalordita riconosce in lui San Giuseppe, da quel lontano giorno di trecento anni fa, a Riccia, ogni anno si rivive  la tradizione della Devozione: dar da mangiare ai poveri nel giorno di San Giuseppe.



La tradizione della Devozione si tramanda di madre in figlia, è la donna protagonista della devozione, colei che durante tutto l’anno sceglie cosa mettere da parte nella cassapanca, per preparare poi la Devozione, olio, uvetta passa, noci, miele, legumi e così via; è la donna che scalza serve i Santi: Maria, Giuseppe Gesù tre rappresentanti di altrettante famiglie povere del paese, che il 19 marzo sono invitati alla tavola della Devozione. Così la festa di San Giuseppe diventa festa della Condivisione, dell’ospitalità, dell’ accoglienza, i più poveri siedono a tavola dei signori, e condividono con il padrone di casa il cibo, cibo che poi ciascuno porterà a casa per condividerlo a sua volta con la propria famiglia.



Tredici le portate della tavola: le arance a insalata, l’agrodolce, l’antipasto povero,i maccheroni con sugo di alici, il baccalà fritto con le polpette, i fagioli, peperoni ripieni, i maccheroni con la mollica, il baccalà arra canato, i broccoli, le lenticchie ad insalata, il baccalà con i cavolfiori, il riso con il latte, e per chiudere i dolci. Tra questi spicca U’cavezune, uno scrigno di pasta sfoglia dal cuore morbido fatto di una crema di ceci miele e cannella. La preparazione è lunga, e laboriosa, è una sorta di rito che ha inizio il 15 marzo, giorno dedicato alla preparazione della sfoglia, detta laina, si impastano acqua farina uova e sale, la sfoglia viene stesa a mano e unta ripetutamente con sugna liquida. Il 16 si prepara il ripieno, i ceci cotti lentamente vengono passati al setaccio fin tanto che la grana diventi sottilissima, si uniscono miele e cannella, si lavora a lungo per poi riposare fino al giorno seguente, dedicato al confezionamento dei cavezune, la pasta sfoglia tagliata a disco viene farcita con la crema di ceci chiusa a mezzaluna e fritta in abbondante olio di oliva.



Un dolce, non dolce, come u’cavezune, merita un abbinamento d’eccellenza in linea con il territorio, penso all’Egò di Cantine D’Uva, un passito da uve moscato reale, baciate dal sole del Molise, un sole caldo mitigato dalle forti escursioni termiche notturne, che rende le uve zuccherine, ma mai stucchevoli, dalle quali si produce un vino dal colore giallo ambra, e dal profumo intenso di albicocca passita, di buccia di arancio candita di datteri, fichi mandorlati, nocciole, salvia, caldo, sapido e seducente, lungo, che ben si accosta al delicato sapore delle sfoglia fritta, dal cuore morbido di legumi e cannella.

Il cavezune ha ottenuto nel 2010 la DE.CO. il riconoscimento comunale di origine, diventando il simbolo della Devozione e al tempo stesso del Molise che apre le sue porte al forestiero sia esso ospite o viandante, ricco o povero, turista o rifugiato, “U’cavezune tè u sapore da fatije e da caretà de Ddije”, “Il calzone ha il sapore del lavoro e della carità di Dio”.

U’cavezune è il Molise, quel Molise che non ti aspetti, che aspetta di essere scoperto.

*foto tratte dall’archivio fotografico di Antonio Cinquino
Ultima modifica ilMercoledì, 20 Settembre 2017 13:53
Altro in questa categoria: « Pomodoro, pane, olio e sale. Estatico

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.