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Rubrica sulla gastronomia Italiana: Iniziamo con…

“Italiano? Pizza, spaghetti , mandolino …”. Chi all’estero non ha mai dovuto fare i conti con questo genere di stereotipi e luoghi comuni? La nostra infinita passione per la buona cucina è famosa in tutto il mondo. Ma pensandoci bene, non è poi tutto così sbagliato, non credete?


La gastronomia italiana è senza dubbio una delle più conosciute ed apprezzate  a livello mondiale soprattutto  grazie alla varietà e la qualità dei nostri prodotti, da sempre garantita dall’amore e dalla passione per la cucina che contraddistinguono la tradizione italiana.

Andiamo a scoprire insieme quali sono le caratteristiche e le qualità che hanno permesso alla nostra cucina di meritarsi questa preziosa fama e quali straordinarie differenze la rendono unica in ogni regione e paese della penisola.

In questa nuova rubrica  illustrerò ai lettori di Vino Way i principali prodotti  gastronomici italiani, approfondendone storia, tecniche di produzione e caratteri sensoriali.

In questo articolo introduttivo ho scelto di accontentare ognuno di voi, quindi vi parlerò del piatto Italiano per eccellenza: la pasta.

"Maccarone... m'hai provocato e io te distruggo, maccarone! Io me te magno!” Alberto Sordi minacciava così un enorme piatto di “maccaroni in “Un americano a Roma” e parlando di pasta come si può non pensare a Totò che si abbuffa di spaghetti in Miseria e Nobiltà infischiandosene della troppo raffinata forchetta, basterebbero queste immagini per far capire come un alimento così semplice, come una miscela di acqua e farina, sia riuscito a diventare un vero e proprio simbolo per il nostro paese , in grado di unire nord e sud, miracolo che neppure mezzi certamente più potenti, come la politica per esempio , riescono a compiere.

Corta, lunga, all’uovo, ripiena, fresca, secca, di ogni forma e dimensione la pasta è sicuramente l’elemento base della nostra dieta quotidiana.

In molti pensano che questo alimento sia stato introdotto in Italia da Marco Polo dopo il suo ritorno dalla Cina, questa, però, è solo una leggenda nata sulle pagine del Maccaroni Journal negli Stati Uniti. In realtà raffigurazioni ed attrezzature, come mattarelli e rotelle taglia pasta, risalenti al periodo etrusco, dimostrano che la pasta esisteva in Italia già da molto prima.

Dobbiamo però aspettare fino al Medioevo per ritrovare quella che è oggi la concezione della pasta moderna, in questo periodo, infatti, nascono i primi formati di pasta ripiena e pasta forata, inoltre si inizia ad utilizzare la  bollitura sostituendo la più usuale cottura al forno. Ma la novità di gran lunga più importante di quest’epoca è l’introduzione delle tecniche di conservazione della pasta messe a punto dagli arabi per conservare gli alimenti nei lunghi viaggi in mare.

Le prime botteghe per la produzione della pasta nascono in Sicilia per poi arrivare fino a Napoli, in particolare la zona di Gragnano, e a Genova, le due città che hanno svolto un ruolo fondamentale per il futuro di questo prodotto  affinandone le tecniche di essicazione e fungendo da basi per l’espansione della pasta in tutte le regione italiane. Alcune di esse cominciarono a produrre pasta secca, come Campania Toscana, Liguria e Puglia, altre pasta fresca, in particolare Veneto Emilia-Romagna, Lombardia e Basilicata.

Qualche accenno storico era doveroso, ma passiamo ora al prodotto come lo vediamo oggi sulle nostre tavole.

Le diverse tipologie sono distinte, innanzitutto, in base alla percentuale d’umidità che si riscontra nel prodotto finito, abbiamo così la pasta secca, massimo  12.5% di umidità,  e pasta fresca con una percentuale minima di 24. Esiste poi la pasta all’uovo che ammette l’utilizzo della farina di grano tenero, nella pasta fresca e secca viene utilizzato sfarinato di grano duro, che si può trovare semplice o ripiena.

Passiamo, infine, alle tecniche di produzione. Fatto l’impasto, che si ottiene con acqua, sfarinati di grano duro (eventualmente uova e farina di grano tenero), si passa alla fase successiva, la trafilatura. Attraverso questo passaggio si ricava il formato desiderato, spesso si sente parlare  di trafilatura al bronzo, questa variante, legata soprattutto alla produzione artigianale, conferisce al prodotto una maggiore ruvidità rispetto a quella industriale che spesso viene trafilata con l’utilizzo del teflon. Ultimata la trafilatura la pasta viene fatta essiccare a temperature ed umidità controllate, per poi essere impacchettata e finire sugli scaffali dei negozi.

Non resta che far bollire in abbondante acqua salata e … BUON APPETITO!

Ultima modifica ilSabato, 20 Ottobre 2012 05:55

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