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Ivan Iurato di Master Chef si racconta a Vinoway

Mi ha fatto piacere contattare Ivan Iurato, uno dei concorrenti della seconda edizione di Master Chef perché lo reputo tra i più simpatici e sensibili protagonisti del talent show e non, come qualcuno potrebbe pensare, per le origini siciliane che abbiamo in comune…


Ciao Ivan, il tuo personaggio è stato tra i più apprezzati e simpatici della seconda edizione di Master Chef. E’ una esperienza che rifaresti o consiglieresti ad altri?

Assolutamente si! Fare un programma come Master Chef è una grande sfida sia culinaria sia  di carattere. Ci si mette alla prova con i fornelli, è vero, ma soprattutto è una esperienza formativa per il carattere. Si deve dare tutto: ogni singola cellula del tuo corpo è concentrata e diretta verso quella fantastica esperienza, servono sangue freddo, determinazione, tenacia e una certa dose di coraggio (anche un pizzico di fortuna non guasta). Ma rimane qualcosa di unico nella vita, una esperienza simile può davvero cambiare tutto. Consiglierei a chi ha la passione per la cucina di tentare, di mettersi alla prova, così come consiglierei a chi ha la passione per il canto di tentare la strada di qualche talent canoro. Sono programmi che possono essere al giorno d’oggi un grande trampolino di lancio…e riescono ancora a far sognare gli italiani.





Da dove nasce la tua passione per la Cucina?
Nasce da  quando ero piccolo. Ho fatto un po’ di necessità virtù, diciamo…
Vivevo in campagna  e spesso i miei genitori erano fuori per lavoro, così mi ingegnavo a sperimentare, a scoprire, a giocare con gli ingredienti. Da allora in poi ho sempre continuato, tra alti e bassi, credo che l’affermazione maggiore in questo senso l’ho avuta durante il periodo universitario a Catania. Cucinavo per i miei amici, per i coinquilini e spesso ci si lasciava andare a piccole sfide in cucina. Uno dei miei coinquilini è figlio di un cuoco, lui mi ha insegnato qualche dritta in più, il resto viene dalla fantasia e da un certo talento nell’abbinare gli ingredienti.

A volte anche la preparazione dei piatti più semplici ha messo in difficoltà alcuni concorrenti: quanto incide l’emotività durante l’esecuzione delle prove all’interno del programma?
Incide tanto, ma più che l’emotività in se stessa, secondo me incide lo stress. Fare Master Chef non è una passeggiata, si è costretti a dei ritmi molto sostenuti. Il sottoporsi a sfide continue, ad orari spesso proibitivi, a lunghe attese e il distacco con il proprio ambiente familiare, possono giocare brutti scherzi. Ad un certo punto deve emergere il carattere e la voglia di farcela. Costi quel che costi...

Nell’ipotesi che tutti e tre i giudici di Master Chef, Barbieri, Cracco, Bastianich ti volessero nei loro ristoranti, con chi preferiresti lavorare?
Farei un bel “tour de force” da tutti e tre se mi fosse concesso. Apprenderei le grandi tecniche della scuola italiana da Barbieri, un vero genio nel suo campo. Parte da una concezione di cucina molto “italiana”, semplice a prima vista, ma con una grande sapienza e una tecnica formidabile. Da lui mi piacerebbe imparare ciò che penso si trovi nel DNA di ogni italiano, la tradizione. Lui la rielabora con il suo incantevole gusto, con eleganza e la precisione che lo contraddistinguono.
Da Cracco mi piacerebbe imparare le sue splendide elaborazioni. Parte spesso da ricette classiche per esaltarle, lucidarle di cucina modernissima e “a la page”. Credo ci siano studi davvero accurati in ogni sua ricetta. E’ un mostro sacro della nostra ristorazione e mi ha dato informazioni fondamentali e grandi insegnamenti mentre registravamo Master Chef. Anche nel suo “sgridare” riusciva ad insegnarti qualcosa di unico. Lezioni preziose di cui faccio tesoro. Infine, andrei a lavorare con piacere da Jo Bastianich. E’ una persona fantastica, sembra un po’ burbero, ma è in realtà forse il più umano dei tre. Da lui ho imparato a dare un valore alle cose: sia alle materie prime sia alla manodopera che poi  è  il vero valore aggiunto dello Chef. Lavorare in uno dei suoi ristoranti stellati nel mondo sarebbe fantastico.

Con quale concorrente, invece avvieresti un’ attività nel campo della ristorazione?
Credo con Nicola, abbiamo modi di attendere alla cucina molto simili. Un ottimo gusto per le cose semplici, trattate il minimo indispensabile e per i prodotti freschi e a chilometro zero. Ma anche con Margherita, la nostra splendida Heidi! Sarebbe bello fare un posto dove le distanze nord/sud vengano annullate. Un “World Restaurant”  che affondi le proprie radici nella tradizione del sud e del nord per rielaborare i sapori in maniera originale e gradevole.

Secondo te chi meritava di vincere la seconda edizione di Master Chef?
Credo qualcuno tra Andrea e Maurizio. Andrea era forse la persona che più voleva fare lo chef a Master Chef, si è messo in gioco, ha lottato ma è stato battuto forse dalla troppa emotività.
Maurizio era l’anima creativa di questa edizione, una persona istrionica e complessa come i suoi piatti. Di sicuro entrambi avevano qualcosa in più rispetto alla vincitrice. Ma le cose sono andate diversamente ed evidentemente Tiziana ha saputo colpire i giudici in altre maniere.

Dopo questa esperienza, quanto è cambiata la tua vita?
Sta cambiando tanto. Dalla fine di Marzo lascerò il vecchio lavoro per tuffarmi al cento per cento nel mondo della ristorazione, dell’enogastronomia e della cucina nuda e cruda. Master Chef mi ha fatto capire che è ancora possibile sognare, che le passioni, se ben coltivate, sono la chiave di volta per cambiare la nostra vita, che è bello sperare di poter vivere seguendo i propri impulsi, i propri amori. Spero di avere successo in questa nuova strada ma, se non ci provassi, sarei davvero poco coraggioso e credo me ne pentirei per il resto della mia vita. Bisogna attuare questa “rivoluzione copernicana” ribaltare la mia vita e fare delle mie passioni la mia vera ragione d’essere, il vero “motore” che spero mi porti lontano…

Ultima modifica ilGiovedì, 04 Aprile 2013 07:50

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