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Catture Sottotaglia: le normative

Vinoway apre una nuova comunicazione sulla gastronomia che non si limita alle recensioni ma vuole approfondire e far conoscere tutto ciò che riguarda la materia prima. Nell'articolo di oggi parleremo della cattura dei pesci sotto taglia con le relative normative.

Siamo da sempre un paese marinaro; non occorre, per farsi l’idea, percorrere i tantissimi (oltre 8000) kilometri di coste tricolore.

Le attività di prelievo hanno costruito la memoria nazionale non solo storica, ma plasmato il vissuto delle comunità marinare che, in modo più marcato a ridosso  dei grandi porti custodi di importanti flotte marinare, hanno popolato le regioni italiane dal dopoguerra ad oggi.

Le aree interne risentono felicemente anche di una attività di pesca a ridosso delle aree lacustri e fluviali, ma poco incidono, in verità, nel determinare il peso percentuale del Pil alla pesca correlato.

Il comparto è uno di quelli in cui le criticità ambientali sono le varianti logiche che alterano uno stato di apparente  tranquillità ed  è per questo che ispirarsi ad un un contesto efficace di gestione, modulata, con adeguata  ripartizione delle responsabilità tra la Comunità e gli Stati membri è sembrato agli organi di governo la forma migliore per prevenirne il collasso non solo cagionato dall’ over-fishing, ma anche da pirateria vera e propria.

La rigorosa protezione di alcune specie marine già offerta dalla direttiva 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e della flora e della fauna selvatiche, e applicabile alle acque marine soggette alla sovranità degli Stati membri, deve essere estesa alle acque d’altura del Mediterraneo.

La decisione 1999/800/CE del Consiglio  relativa alla conclusione del protocollo relativo alle zone specialmente protette e alla biodiversità nel Mediterraneo e all’accettazione degli allegati del protocollo (Convenzione di Barcellona), oltre alle disposizioni concernenti la conservazione dei siti importanti per il Mediterraneo, prevede l’elaborazione di elenchi di specie,  in pericolo o minacciate.
Il tutto risulta di una semplicità sconvolgente, da rendere quasi sottointesa la logica che obbliga la  limitazione delle catture sotto taglia, da molti ristoratori considerata addirittura icona di esclusività gastronomica.

Le catture eccessive di individui sottotaglia dovrebbero essere evitate. A tal fine è necessario proteggere determinate zone in cui si riunisce il novellame, tenendo conto delle condizioni biologiche locali.
Il legislatore europeo ha ben inteso la delicatezza di tale snodo e di conseguenza gli stati sovrani hanno legiferato in maniera conseguente.

In Italia rimane saldo il criterio della disciplina delle catture in regime comunitario per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (D.Lgs. 9 gennaio 2012, n. 4_Misure per il riassetto della normativa in materia di pesca e acquacoltura).

Non stiamo qui ad approfondire gli aspetti di legge che devono essere condivisi da tutti gli attori della filiera, ma preme in qualche modo, utile se non necessario, un approccio critico alle mode alimentari che i ristoranti offrono ai propri avventori.

Fatte salve le deroghe previste dal MIIPAF in determinati periodi dell’anno a favore di particolari usi e consuetudini, e la tolleranza riconosciuta dal Decreto Legislativo 153/2004 sulle catture accidentali, si sappia, comunque, che il consumo di prodotti della pesca “sotto taglia”,  costituisce un pessimo esempio per chi si offre anche ad una ribalta inopportuna (data dai social che, nel bene e nel male, hanno costituito e costituiscono un pericoloso miraggio se non un oggetto del desiderio), e che  anche il piccolo rivenditore di prodotti ittici, compresi i pescatori che possono vendere il prodotto direttamente in banchina, e -al limite- anche i consumatori, rischiano di essere sanzionati se in possesso di prodotto sottomisura delle specie regolamentate dalla normativa comunitaria.

Inoltre, la normativa sulle taglie minime si applica alla commercializzazione dei prodotti della pesca catturati in Mediterraneo, quindi anche a quelli provenienti da Paesi extra-comunitari, se nell’etichetta il Mediterraneo è indicato come "zona di origine”.

La bramosia del ricorso agli eccessi viene avversata, in vero,  con modesti argini di vigilanza da parte dell’Autorità Sanitaria Competente (Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione Servizio Igiene ed Assistenza Veterinaria delle AASSLL), che lasciano incontrollate le fasce orario  in cui tali  consumi sono più frequenti (pasti  in orario serale).

A tanto si rivolgerà perciò,  il pensiero di una deriva gastronomica viziosa e scellerata cui orientare vieppiù ogni forma di diffidenza e stigma, se costantemente perseguita anche perché, purtroppo, nessun argine legislativo potrà giammai dissuadere il ristoratore contravventore e pirata (con buona pace del popolo  delle guide, tante, troppe, presenti in circolazione).

Gli attrezzi da pesca che risultano troppo dannosi per l’ambiente marino o che conducono al depauperamento di determinati stock devono essere vietati o sottoposti a una forte vigilanza cautelativa. Per evitare ulteriori aumenti dei tassi di mortalità del novellame e per ridurre sostanzialmente l’entità dei rigetti in mare di organismi marini morti da parte dei pescherecci, è opportuno disporre un aumento delle dimensioni delle maglie e degli ami per le reti da traino, le reti da fondo e i palangari utilizzati per la cattura di alcune specie di organismi marini, nonché rendere obbligatorio l’impiego di pezze a maglie quadrate.

Per il periodo transitorio precedente all’aumento della dimensione delle maglie delle reti a strascico, è opportuno determinare alcune caratteristiche dell’armamento delle reti che aumentino la selettività delle maglie attualmente utilizzate.

ALLEGATO III Reg. Ce 1967/2006 (Taglie minime degli organismi marini)
Denominazione scientifica Nome comune Taglia minima

1. Pesci

Dicentrarchus labrax- Spigola 25 cm
Diplodus annularis- Sparaglione 12 cm
Diplodus puntazzo -Sarago pizzuto 18 cm
Diplodus sargus- Sarago maggiore 23 cm
Diplodus vulgaris- Sarago testa nera 18 cm
Engraulis encrasicolus -(*) Acciuga 9 cm
Epinephelus spp. Cernia -45 cm
Lithognathus mormyrus -Mormora 20 cm
Merluccius merluccius- (***) Nasello 20 cm
Mullus spp. -Triglia 11 cm
Pagellus acarne- Pagello mafrone 17 cm
Pagellus bogaraveo- Occhialone 33 cm
Pagellus erythrinus- Pagello fragolino 15 cm
Pagrus pagrus- Pagro mediterraneo 18 cm
Polyprion americanus- Cernia di fondale 45 cm
Sardina pilchardus -(**) Sardina 11 cm
Scomber spp. -Sgombro 18 cm
Solea vulgaris -Sogliola 20 cm
Sparus aurata -Orata 20 cm
Trachurus spp.- Suri 15 cm

2. Crostacei

Homarus gammarus- Astice 300 mm LT105 mm LC
Nephrops norvegicus- Scampo 20 mm LC70 mm LT
Palinuridae Aragoste -90 mm LC
Parapenaeus longirostris- Gambero rosa mediterraneo 20 mm LC

3. Molluschi bivalvi

Pecten jacobeus Cappasanta 10 cm
8.2.2007 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 36/23
Denominazione scientifica Nome comune Taglia minima
Venerupis spp. Vongole 25 mm
Venus spp. Vongole 25 mm
LT = lunghezza totale; LC = lunghezza del carapace.
(*) Acciuga: gli Stati membri possono convertire la taglia minima in 110 esemplari per kg.
(**) Sardina: gli Stati membri possono convertire la taglia minima in 55 esemplari per kg.
(***) Nasello: tuttavia, fino al 31 dicembre 2008 è concesso un margine di tolleranza del 15 % in peso di esemplari di nasello compresi tra 15 e 20 cm. Tale limite di tolleranza è rispettato tanto dal singolo peschereccio, in alto mare o nel luogo di sbarco, quanto nei mercati di prima vendita dopo lo sbarco. Detto limite è rispettato anche in ciascuna transazione commerciale successiva a livello nazionale e internazionale.
Ultima modifica ilMartedì, 23 Febbraio 2016 13:44

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