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Un Viaggio nella Trinacria

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Come ogni viaggio il primo passo è partire. In questo caso non sarà la meta il fine del nostro tour bensì proprio la strada che percorreremo, un viaggio poco più lungo di 250 chilometri dove attraverseremo il paesaggio vulcanico, pianure, boschi e quanto di più vario la natura può contenere.
Stamani la mia agenda di lavoro mi porterà a Salaparuta un piccolo comune della provincia di Trapani , che non molti ricorderanno, ma che  lo vide coinvolto nel catastrofico evento sismico del 1968 dove fu quasi completamente raso al suolo.

Il nostro viaggio inizia alle 5.00 del mattino con partenza da Linguaglossa, piccolo paese sulle pendici dell’Etna, luogo dove grazie alle diverse colture, dalla vite (qui nacque la prima D.O.C Siciliana ) agli ulivi, alle castagne e nocciole per finire alla lavorazione del legno che proviene dai boschi confinanti con il paese, ha reso questa località ricca e florida fin dal 1600.
Dopo un buon caffè preso in uno dei tanti Bar già aperti e affollati di gente laboriosa, imbocchiamo la statale 120 che attraversa un territorio molto suggestivo perché proprio qui negli ultimi decenni la rivalutazione della viticoltura ha fatto rinascere vecchi palmenti abbandonati e reimpiantato vigneti  fin su ai 1000 metri grazie al ripristino dei vecchi terrazzamenti.

Attraversiamo così piccole frazioni come Rovittello, Solicchiata e Passopisciaro, solo in questi pochi chilometri, cioè meno di 10, oggi si contano decine di piccole cantine, alcune delle quali anche blasonate a livello internazionale. Arrivati alle porte di Randazzo si imbocca il bivio per la SS116 Randazzo - Capo D’Orlando, se fin qui le altimetrie giocavano in un saliscendi, adesso si sale tra tornanti e falsipiani dove la pastorizia e la coltivazione dei campi é la prima fonte di reddito. Da qui  si può ammirare la maestosità dell’Etna sullo sfondo, mentre  mucche e pecore pascolano liberamente.

Questa cittadina é impregnata di storia ed architettura medievale, basti pensare che fu luogo di soggiorno degli Aragona. Federico d'Aragona nel 1337 ed i suoi successori, continuarono la tradizionale visita estiva a Randazzo. Qui venne, infatti, Pietro II con la regina Elisabetta e vi crebbe il re Ludovico sotto la tutela dello zio Duca Giovanni amministratore del Regno.

Dopo una decina di chilometri si raggiunge il centro abitato di “Santa Domenica Vittoria” che sorge a 1080 m sul livello del mare in massima parte sulla Via Nazionale che corre da mezzogiorno a tramontana. La neve giunge sempre entro la fine dell’anno e la bontà delle “provole”, sia fresche che stagionate, lo ha reso un paese molto visitato. Attraversando il borgo si intuisce la vocazione nella produzione di questo prodotto tipico, grazie ai piccoli negozietti che espongono e vendono non solo formaggio ma anche salumi e specialità locali.

Uscendo dal paese si prosegue per altri 15 km di tornanti, boschi ed aree attrezzate per il campeggio o pic-nic domenicali. Qui sembra di essere in un paesaggio del Trentino, tra flora e fauna selvatica, di tanto in tanto si scorgono delle cascate ed anche qualche mucca che decide di fare due passi sulla strada asfaltata, quindi é bene non distrarsi troppo dalla guida.

Arrivati al nostro secondo paesino la segnaletica recita “ Floresta”;  la leggenda vuole che  l'antico Casal Floresta, attorno alla fine del XVI sec., fu fondato da alcuni banditi che, per sfuggire alla polizia spagnola, si erano rifugiati tra i suoi fittissimi boschi. Il DE VITA in un articolo apparso nel 1902, narra che il sito di Floresta era occupato nell'antichità da una foresta d'alberi d'alto fusto (Floresta = Foresta), dalla quale i Romani si rifornivano di legname per la realizzazione delle loro navi.

Il lavoro di tagliare e trasportare i tronchi era svolto da schiavi e da condannati a lunghe pene detentive, che qui vivevano, con i loro custodi, in un tetro edificio costruito appositamente.
Qui la natura è un patrimonio che viene garantito grazie all’ istituzione del “Parco dei Nebrodi” che cura e promuove il territorio con grande amore. Inoltre qui si possono ancora notare case di costruzione dei secoli passati dove non esisteva il calcestruzzo ma solo pietre arenarie e legno, stradine e viottoli che non conoscono asfalto ma pietre ben incastonate da secoli, che permettono il transito nel piccolo sobborgo in cui troviamo piccole osterie che preparano tutt’ora piatti del passato come la “trujaca”,una zuppa di fagioli con il piede di maiale una delizia per palati forti o i biscotti con le nocciole.

Lasciamo il paesello “Borgo”alle nostre spalle e l’orologio segna le 6:15 fin qui abbiamo percorso meno di 70 km ma la natura incontaminata, l’aria fresca e pura  ci fa’ venir voglia di restare ma “Salaparuta “ci aspetta.

Ah, dimenticavo di dirvi che “Floresta” vanta il primato del comune più alto della Sicilia a ben 1275 m. sul livello del mare.

Da qui la strada inizia a scendere tra i fitti boschi del Parco dei Nebrodi. Tra tornanti e curvoni, capita anche di vedere qualche volpe attraversare la strada o un gruppetto di caprette abbarbicate su pendii scoscesi veramente suggestivi. In fondo sulla destra si inizia a vedere il fondo valle ed Ucria  uno dei 23 comuni che fanno parte del Parco dei Nebrodi, piccolo centro montano (tra i 710 e i 790 m s.l.m.), costituisce il primo punto d’incontro di tre importanti vie di transito: la statale N.116 (Capo d’Orlando – Randazzo), la provinciale N.136 (S. Piero Patti – Ucria) ed infine la Provinciale N.139. quest’ultima, passa da Sinagra ed è la strada più breve ed agevole per raggiungere in 20 minuti lo stupendo mare di  Capo d’Orlando, cittadina della provincia di Messina dove l’economia principale è costituita dal turismo legato al soggiorno estivo grazie alle  spiagge di sabbia dorata ed alle strutture ricettive. Inoltre è  anche la nostra prima vera sosta per un’altro caffè  prima di imboccare l’autostrada A20  che ci porterà fino a Palermo.

Se fin qui il nostro viaggio era circondato da flora e fauna montana, adesso siamo accompagnati sulla nostra destra da splendidi “Borghi Marinari” come “Torre del Lauro”, Castel di Tusa e la suggestiva Cefalù. L’autostrada infatti, è stata costruita a mezza costa quindi si percorrono circa 90 km in totale relax fino a Palermo.

Arrivati a Palermo, proprio all’inizio del Viale Regione Siciliana, imbocchiamo lo svincolo Palermo –Sciacca, strada al quanto complessa perché realizzata per decine di chilometri da cavalcavia e ponti ma con un vista mozzafiato perché sale rapidamente lasciando alle nostre spalle il bellissimo panorama della città di Palermo con il suo porto. Sulla destra si nota, soprattutto di sera con le luci gialle dell’illuminazione pubblica, la tortuosa strada che sale verso la bellissima Monreale.

Anche qui le altimetrie giocano con il panorama perché in meno di 20 minuti siamo già arrivati a quota 920 m s.l.m. e scolliniamo da “Piano della Paglia” verso la Valle del Belice. Qui per un momento non ci si rende conto di dove siamo in quanto davanti a noi si apre un panorama splendido in fondo alla vallata. Si vedono campi multicolor dove appezzamenti coltivati a grano o foraggio lasciano spazio a sterminate distese coltivate a Vigneto (qui si ha la superficie vitata più ampia della Sicilia) dove le diverse Cultivar, Nero d’Avola , Inzolia, Cataratto, etc. danno vita a vini di elevata qualità. Ovviamente non possiamo non citare i secolari alberi di Ulivo di Biancolilla e Nocellara del Belice dai quali si ricava un ottimo olio.

Da qui la nostra strada inizia a scendere e costeggia una natura a volte primitiva, a volte tecnologica, perché anche qui l’agricoltura segue l’evoluzione dei tempi, quindi si utilizzano impianti moderni come ad esempio il cordone speronato nei vigneti che ben si sposano con i vecchi sistemi ad alberello. Durante questo “viaggiare” in lontananza scorgiamo alcuni paesi molto importanti della storia siciliana come “San Giuseppe Jato” .

Questa statale é un’importante via che ci permette di raggiungere, imboccando gli svincoli  giusti, paesi storici come Piana degli albanesi. Il patrimonio artistico e monumentale di Piana degli albanesi è caratterizzata dalla cultura barocca e da quella bizantina, le quali in alcuni felici momenti di fusione hanno prodotto esiti urbanistici davvero singolari.
Sulla base dei documenti ad oggi disponibili, è possibile supporre che gli albanesi fondatori di Piana, dopo quasi un secolo di permanenza nel luogo, abitassero in case costruite secondo schemi architettonici più medievali che cinquecenteschi, con uso di archi in pietra e di volte a botte.

Singolare caratteristica di questo luogo é la lavorazione della ricotta fresca  per la produzione dei famosi “cannoli” che qui hanno la caratteristica di essere veramente grandi arrivando anche 500 grammi oltre ovviamente ad essere buonissimi.

Rimanendo sulla SS624 Palermo –Sciacca proseguiamo costeggiando più di 50 km di vigneti ed uliveti fino ad arrivare nei pressi del vecchio Paese di Poggioreale anch’esso distrutto dal terremoto  1968 e poi ricostruito  qualche chilometro più a valle. Adesso il mio orologio segna le 8:15 e dopo pochi minuti imbocco lo svincolo, che dopo più di 3 ore di meravigliosi paesaggi, mi conduce verso la mia meta. Da qui inizia la mia giornata di lavoro…


Ultima modifica ilVenerdì, 18 Novembre 2011 06:51

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