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E' giusto valutare un vino quando esula dalla tipicità e dal territorio?

Tale domanda mi si è presentata proprio mentre degustavo un Primitivo pugliese, forse  perché quanto richiesto non corrispondeva a quanto mi comunicavano i sensi.

Tutto riconduceva ad un ottimo Pinot Nero americano tanto nel colore quanto negli aromi rimanendo altamente fedele in bocca.

Immaginate un Pinot dell'Oregon dove tutto si manifesta con estrema e buona semplicità.

Potrebbero forse anche combaciare in parte le linee di profilo dei due vitigni, ma mai mi era capitato di dubitare che mi avessero servito il vino corretto, tant'è che mi alzai a chiedere conferma alla Sommelier. 
Allora da qui il quesito: "Come lo valuto?" Alla cieca gli avrei dato una votazione di 87/100! 

Colore rubino nitido e poco intenso. Naso semplice ma perfetto, elegante e non invadente. Al palato equilibrato, tannini delicati, morbido e persistente con note vanigliate, veramente un buon Pinot, ma in quanto Primitivo prodotto nell’alto salento, avrei potuto mantenere tale voto?
Sì, secondo la vecchia scuola tra un vino poco tipico ed uno esemplare passano solo alcuni punti, potevo arrivare ad un 85/100 e dire dunque che sarebbe stato un vino molto piacevole anche se per me non rappresentava il Primitivo ed il suo territorio.

Ci sono altri esempi che mi vengono in mente come un vino bianco Laziale a base di Chardonnay , anche se qui si parla di un vitigno internazionale , che mi sembrava essere più Californiano che della mia terra.
Sono vini capaci di cavalcare l'onda della piacevolezza e del “palato” ma che vanno contro quella ricerca di territorio che molti produttori si prodigano a rispettare e contro i “comunicatori “che cercano di diffondere questa idea. 
Bisognerebbe puntare l'attenzione su questi elementi dal gusto internazionale, ma provenienti dalle nostre terre, per vedere come si inseriscono nel mercato e con quali effetti. 

Ricordiamo che la filosofia del ”Nuovo Mondo” è quella di assecondare i palati dei bevitori mentre l'Europa spinge verso la caratterizzazione geografica, elemento distintivo in primis del nostro Paese!

Da qui nasce il pensiero di capire se abbia senso produrre un vino di qualità ma poco territoriale in un contesto in cui le nostre denominazioni tendono ad affermare soprattutto all'estero la propria univocità!

Dobbiamo considerare che questi vini arrivano sulle tavole straniere e potrebbero diminuire la possibilità di far comprendere le nostre peculiarità territoriali rischiando di livellare il mercato attraverso l'omologazione dell'offerta e questo potrebbe diventare pericoloso…!
Ultima modifica ilLunedì, 24 Agosto 2015 09:50

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