Log in

Il vino della casa me lo bevo io

"Il vino della casa te lo bevi te e il lavapiatti…" così rispondeva Arnoldo Foà al cameriere in "Gente di Roma". Io che invece non sono nessuno, in questi ultimi mesi mi sono divertito parecchio nell’assaggio del "Vino della Casa".

Probabilmente è un mio piccolo amarcord. Era la prima cosa che mio padre ordinava quando si andava in trattoria. Uno di quei ricordi di bambino che ti vengono fuori non sai nemmeno il perché: la campagna, il ristorante con le sedie impagliate, il piemontese stretto del proprietario e di sua moglie che quasi sempre era la cuoca, i cani e i gatti nel cortile e il “Vino della Casa”.

Che poi era “della casa” realmente perché il 90% delle volte era vino fatto dal ristoratore stesso, qualche volta Dolcetto, nella maggior parte dei casi Barbera.
Tra Langhe, Roero, Maremma, Cinque Terre, Daunia in questi ultimi tempi ho assaggiato vino davvero simpatici, tranquilli, ma di tutto rispetto, quasi sempre si accompagnavano alla perfezione con il piatto scelto. È così che ti ritrovi nel bicchiere un Dolcetto di Diano, un Vermentino, un Nero di Troia.
Sicuramente i ricordi di bambino mi hanno fatto propendere per fare questo piccolissimo viaggio sensoriale con i vini da tavola ma quello che mi ha illuminato davvero è stato un cartello, scritto con un pennarello nero a mano su di un cartone, messo li, sul bordo strada di una piccola strada provinciale “Qui si vende vino sincero”. Finalmente! Non il solito cartello “Wine tasting”.

Purtroppo negli ultimi decenni il vino sfuso, della casa appunto, è diventato sinonimo di pochezza, approssimazione, insufficienza. Questi aggettivi dispregiativi derivano dal fatto che il vino è diventato un bene di lusso e non più un alimento in senso lato, la qualità si è elevata in maniera esponenziale e a farne le spese è stato il vino da tavola.
Ora per vino da tavola intendo quella tipologia di vino non etichettabile ma non per questo non degno di essere menzionato e a volte elogiato. A questo va aggiunto il fatto che nello stesso momento in cui il vino diventa un bene prezioso molti (cantine e ristoratori) se ne approfittano e cambiano le carte in tavola spacciando il vino in brocca come il meglio della zona salvo poi ritrovarsi in bocca mescolanze indecenti, intrugli degni del miglior Mago Merlino, annacquamenti insostenibili.
È successo a Roma nelle vecchie osterie per “solare” i turisti stranieri, è successo in tutta Italia sempre per lo stesso obiettivo, vendere fischi per fiaschi (per usare un detto a tema). Per finire c’è il discorso che oggi siamo tutti poeti, santi, allenatori e sommelier, quindi bere il vino in brocca potrebbe far credere al cameriere che siamo ignoranti in materia, meglio guardare la carta dei vini e commentare ogni bottiglia sfoggiando la nostra migliore terminologia enoica.

Ora, salvo rarissimi e stupidissimi casi, il Vino della Casa è tornato quello di un tempo, il vino sincero, senza tante pretese ma con qualcosa da raccontare. E questo “qualcosa” è sempre un legame particolare tra il ristoratore e il vignaiolo, insomma si torna a qualche epoca fa. E mentre sorseggi il tuo bicchiere ascolti la storia di come quel vino sia riuscito ad arrivare da una cantina fino alla tua tavola.
Non è li per l’etichetta, per un punteggio su qualche guida, per una degustazione vip o una recensione indimenticabile. Quel vino, in quella brocca anni ’80 è arrivato sul mio tavolo semplicemente perché il ristoratore ha scelto personalmente il suo “Vino della Casa”…

1 commento

  • graziano
    graziano Giovedì, 30 Luglio 2015 09:35 Link al commento Rapporto

    Anni, decenni passati a cercare prodotti enogastronomici di qualità che cambiavano di anno in anno, e che io dovevo adattare di anno in anno. Tempo passato a spiegare, tempo passato alle lavorazioni-sanificazioni, tempo passato a discutere con i controlli sanitari (giusti ma molto spesso non all'altezza dei controlli stessi) Tempo passato alla ricerca di nuovi e sempre più introvabili prodotti, tempo passato per convincere i figli a rilevare il tuo posto spiegando che le soddisfazioni superano i sacrifici, tempo passato a parlare a vuoto col tuo eterno socio occulto (lo stato) tempo a discutere con il commercialista per come bilanciare le spese, tempo passato nei vari uffici pubblici a spiegare le tue ragioni. TEMPO TEMPO e TEMPO potrebbe essere il problema del vino della casa che nel frattempo può ossidare, la bottiglia è li se non la vendi oggi puoi farlo domani oppure nelle confezioni di Natale?? PS. il problema : l'articolo, potrebbe essere generalizzato a livello nazionale e anche globale (sicuramente) oppure questi esempi sono solo legati al Piemonte??

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.