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XYLELLA, IL SEN. STEFÀNO: LA GRANDE ASSENTE CONTINUA AD ESSERE L'EUROPA

Dopo aver dato voce al Presidente della Coldiretti Puglia Gianni Cantele ho voluto interpellare il Senatore Dario Stefàno,  che continua a prodigarsi per le politiche agricole della Regione Puglia, ponendogli un'unica domanda sul caso xylella:

Senatore Stefàno cosa pensa a proposito della delicata questione che sta coinvolgendo il settore olivicolo salentino e quali possono essere le soluzioni?

La Puglia con i suoi 60 milioni di alberi di ulivi produce più di un terzo dell’olio d’oliva italiano ed un decimo di quello mondiale: già questo dà l’idea di quanto alta sia la posta in gioco in questa battaglia scatenata da un batterio che al momento appare invincibile.

L’Ulivo, simbolo del Mediterraneo, è connaturato nell’identità stessa della Puglia - basti dire che un ulivo campeggia sullo stemma istituzionale della Regione - appartiene alla storia delle nostre comunità, alla cultura, al nostro patrimonio non solo produttivo ma anche sociale, economico, ambientale. L’immagine della Puglia è tutta lì, in quelle immense e lunghissime distese di ulivi che ti accolgono e ti accompagnano sino alla fine della terra.

A rischio, insomma, è qualcosa di più della sola dimensione colturale. I fatti delle ultime ore, l’embargo francese (e ora anche marocchino) su svariate specie vegetali a rischio Xylella, che segue di poche settimane quello algerino verso le barbatelle di vite, parlano di un’emergenza che non è più solo del Salento e della Puglia.

Per la verità questo è stato il mio monito, appena ci si è resi conto della gravità di ciò che accadeva nelle campagne salentine, affinchè cioè il governo e l’Europa non sottovalutassero ma anzi prendessero in carico, insieme alle istituzioni locali, la gestione di un problema serissimo, che ora non può rischiare di ingigantirsi all'infinito.

Perché la sensazione di essere stati lasciati soli a fronteggiare l’emergenza è stata corroborata da lunghe assenze e da troppi silenzi che hanno contribuito ad infiammare ancor di più gli animi, ad alimentare confusione, dubbi, sospetti.

La grande assente, almeno sin qui, continua a essere l’Europa. Tornando all’embargo francese, ad esempio, scelta che viola i trattati comunitari e nasconde motivazioni di slealtà commerciale e convenienze economiche: ecco, prima che ancora altri Paesi emulino la Francia, l'Europa deve intervenire. Ma non come fatto sin qui, quasi avallando la scelta del governo francese. Ecco, allora, perché si rende ancor più necessario che il Governo Italiano faccia sentire forte la propria voce.

Perché è insostenibile che da una parte l’Ue legittimi la chiusura delle frontiere francesi ma dall’altra non abbia ancora disposto misure di rafforzamento dei controlli alle frontiere, il blocco da quelle aree da cui è giunta la Xylella e un periodo di quarantena per le piante provenienti da Paesi extra Ue, per fermare il commercio di materiale vegetale infetto.

Questa è una battaglia anche contro il tempo. Il tempo che ci separa dalla individuazione di una soluzione certa contro il batterio. Ma anche il tempo che si è perso prima di assumere decisioni chiave. E che ora bisogna recuperare. Si è perso tempo prima che si giungesse alla dichiarazione dello stato di emergenza che il Consiglio dei Ministri ha deliberato solo a febbraio. Ora finalmente si comincia a condividere la necessità di una norma per inserire anche le fitopatie nelle cause per la dichiarazione dello stato di calamità, per la quale ad oggi sono previste le sole avversità metereologiche, e quindi poter accedere al Fondo di Solidarietà.

Eppure basterebbe che quanto dichiarato dal ministro Martina si traducesse in volontà politica e in azione parlamentare per approvare due emendamenti al Collegato agricolo ed al Collegato ambientale che ho presentato da tempo e che per ben due volte hanno ricevuto, inspiegabilmente, parere negativo da governo e maggioranza. Il solo accesso al Fondo di Solidarietà non è però sufficiente, considerata l’esiguità delle risorse in esso contenute, per cui si pone la necessità di affiancare a questa iniziativa quanto previsto dagli stessi emendamenti: la possibilità di svincolare dal Patto di Stabilità risorse di bilancio autonomo di Regione e comuni interessati, già disponibili e indispensabili per far fronte agli interventi necessari per le azioni di contrasto alla diffusione della Xylella.

Ma anche la previsione di misure di sostegno alle imprese colpite e ai lavoratori del settore.

Naturalmente non è solo una questione di risorse, ma l’aspetto finanziario è fondamentale per strutturare una solida battaglia al batterio, finanziando la Ricerca, la sola che potrebbe darci risposte chiare.

Perché questa è anche una battaglia della scienza, ad oggi impotente dinanzi al progressivo disseccamento degli ulivi.

È questo il fronte su cui dobbiamo esigere un interessamento forte dell’Ue: serve un programma robusto di ricerca, servono collaborazioni internazionali, serve un coinvolgimento di tutta la comunità scientifica. La Puglia e i suoi produttori, da soli, non ce la possono fare.
Ma nel frattempo non possiamo rimanere con le mani in mano. C’è un commissario per l’emergenza, c’è un piano, ci sono azioni e interventi calibrati con l’obiettivo di contenere l’epidemia, ci sono pratiche agronomiche che in troppi hanno abbandonato e che vanno riprese.

Ma c’è bisogno della collaborazione di tutti. Le divisioni, le fazioni, le guerre di “colore” non servono, anzi ci rendono ancora più vulnerabili e ci indeboliscono. Davanti a noi c’è una strada, certamente in salita, ancora tutta da percorrere.
Ultima modifica ilLunedì, 27 Aprile 2015 08:16

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