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Vinnatur e Vivit 2015: Noi pensiamo che…

L’alone di interesse e mistero che avvolge il mondo dei vini biodinamici si sta piano piano diradando facendo emergere pregi e difetti di pratiche viticole ed enologiche alternative.

Siamo venuti a conoscenza di questo evento proposto da Vinnatur e con Vinoway abbiamo colto l’occasione per svolgere un’approfondita ricerca su queste realtà.
A Sarego (provincia di Vicenza), presso la suggestiva Villa Favorita, sono stati riuniti oltre 140 produttori europei desiderosi di proporre i loro vini ad un pubblico sempre più curioso ed interessato a queste nuove dinamiche.

In questo curioso panorama, abbiamo avuto l’opportunità di dialogare con i produttori e di confrontarci per capire le dinamiche che gravitano attorno alla produzione dei vini biodinamici.

Non è infatti solo degustando questa tipologia di vini che si può scoprire che cosa si nasconde dietro queste scelte: bisogna necessariamente interrogare i “protagonisti” con la giusta dose di conoscenza e criticità per capire che cosa porti alcuni produttori a seguire tali pratiche.

Proprio grazie a vive e tecniche discussioni coi “vignerons”, sono emerse le più interessanti e veritiere considerazioni sulla realtà biodinamica, un mondo in costante evoluzione.
Il vigneto è visto da questi viticoltori come un ecosistema naturale che si auto regola: sono le piante con il loro andamento stagionale, l’adattamento climatico e la loro spinta radicale a dettare al produttore il tipo di vino che risulterà dalla vendemmia.

Alcuni viticoltori hanno dimostrato quasi un attaccamento maniacale alla natura e al vigneto, tanto da non voler interagire con esso per lasciare immutato quell’equilibrio oggettivo che la vigna stessa crea: la natura infatti è capace di esprimersi con una propria forza di volontà.

A parer nostro c’è qualcosa che stride con questo ragionamento, l’agricoltura infatti è un’invenzione umana e come tale necessita del suo intervento diretto affinché possa provvedere alle sue necessità.

Questo a volte porta ad uno sfruttamento intensivo del territorio e ad un’ingerenza impropria dell’uomo che va a distruggere o a modificare in maniera indelebile un ecosistema.
“Il giusto mezzo” perciò si trova in una sapiente e cosciente “cultura” e gestione del terreno, in modo da essere sì gli spettatori della strabiliante potenzialità della natura ma anche gli attori della sua evoluzione.

Siamo convinti che le pratiche legate alla viticoltura debbano essere generalmente indirizzate a salvaguardare la pianta e il terreno in modo da non forzarne la produzione e non contaminarla con l’uso di fitofarmaci e concimi chimici.
Allo stesso modo, a parer nostro, bisogna proteggerla e guidarla verso una forma di allevamento più consona al singolo vigneto.  

Riguardo alle pratiche enologiche che avvengono successivamente in cantina, siamo consapevoli di quanto sia importante un’azione di controllo da parte dell’uomo.
È vero che la fermentazione è un processo naturale e che ad opportune condizioni può avvenire spontaneamente, ma è altresì vero che senza un intervento consapevole dell’enologo tale fenomeno porta inevitabilmente ad un prodotto finale difettato, problematico e sgradevole al gusto.

Abbiamo potuto osservare, dopo un’intensa giornata passata fra un banco d’assaggio e l’altro, di come le pratiche della biodinamica portino in cantina uve molto più cariche di antociani e polifenoli, garantendo vini dai colori e dal gusto molto più marcati.

Questa caratteristica positiva però mette il viticoltore in condizione di dover necessariamente agire con criterio in cantina per ottenere alla fine un prodotto equilibrato e salubre (cosa secondo noi non frequente nella maggior parte delle produzioni biodinamiche degustate).

Il controllo della temperatura, come la salvaguardia della fermentazione alcolica ad opera dei lieviti, è un processo fondamentale nelle prime fasi della vinificazione al fine di evitare la produzione di composti dannosi e/o indesiderati che potrebbero andare inevitabilmente a compromettere il prodotto finito.

È perciò, a nostro avviso, azzardato definire i vini biodinamici più sani rispetto agli altri.
Un produttore ci ha fatto notare come “la corsa al biodinamico” oggi sia diventata quasi una moda che porta ad una compulsiva produzione di vini, spesso a scapito di bontà e qualità.

Il vino, per noi, deve innanzitutto essere “buono” e seguire poi le pratiche legate al rispetto della natura, senza dimenticare (ovviamente) la salubrità del prodotto.
Abbiamo infatti notato come taluni vini abbiano un’elevata concentrazione di acidi e sostanze fenoliche, non sempre appropriati ad una buona degustazione.

Essere viticoltori naturali deve essere un punto di arrivo e non di partenza.

La chiave per produrre vini biologici e biodinamici non sta nel non intervenire e pensare che la natura si auto-sostenga e regoli, ma di dare all’attività umana la giusta importanza.
L’uomo con la sua scienza e la sua capacità critica dovrebbe essere in grado di plasmare la natura e creare un connubio perfetto con essa, anziché instaurare un mero rapporto di convivenza.
Il vino che ne deriva è buono? È naturale? Fa bene? Allora si è raggiunto il vero obbiettivo di produrre vini biodinamici.

Prossimamente illustreremo nel dettaglio le realtà che ci hanno maggiormente colpito…

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