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Lettera aperta a Vinoway di un Vignaiolo Toscano

Vorrei con questa mia lettera aperta a Vinoway sensibilizzare l’opinione pubblica, i miei colleghi e gli amministratori locali e nazionali, affinchè si prenda atto che bisogna tornare a fare politica di territorio e salvaguardare le piccole aziende agricole, vero e proprio motore dell’ambiente e patrimonio dell’economia nazionale.

Nel 1999, per proseguire l'opera di mio padre Luigi, ho deciso di cominciare un percorso che potesse dare dignità a queste antiche produzioni, recuperando l'immagine dei vini della Garfagnana e della Valle del Serchio e riportandoli, con impegno, allo stesso livello dei vini toscani.

Un progetto impegnativo ma incredibilmente stimolante che è nato, cresciuto e  che continua oggi  grazie all'indispensabile aiuto di tanti amici, primo fra tutti quello dell'enologo Saverio Petrilli.

Non penso ci sia un punto di arrivo, ma sento di essere sulla buona strada e oggi sono felice di potermi svegliare e camminare tra queste vigne.

Purtroppo,  però, in questi ultimi tempi non è  più così, le continue piogge torrenziali (ormai definiamole “Monsoniche”), stanno cambiando l'intero territorio della Valle del Serchio. L’incuria dell’uomo e la sua incapacità di mantenere, gestire e recuperare i terreni, unendosi alle nostre Istituzioni che non fanno più politica di territorio, fanno assistere giornalmente  ad un degrado sistemico dell’ambiente che ci circonda ed ecco che la natura ci colpisce duramente per farci capire che bisogna fare qualcosa!
Io nel mio piccolo “fazzoletto” di 3,55 ettari ci sto provando con estenuante impegno, recuperando le mie terre con cura ed attenzione, sicuro che  tutti insieme ce la potremo fare!

Se confronto il mio attuale modo di gestire i vigneti con quello che adottavo prima, tutto ora mi sembra molto più semplice e fluido. Alcuni principi, lavorando tra le viti e osservandone il comportamento, sono entrati a far parte del mio stesso essere, del mio sentire: non riesco a ricordare come si possa gestire un vigneto senza averli chiari in mente, come in una fotografia.

Pochi anni fa, tuttavia, questa immagine non mi era presente, il mio lavoro procedeva ugualmente affrontando e risolvendo i problemi che io stesso causavo. Poi mi sono reso conto che la tecnica e la tecnologia rappresentano sempre una buona tattica, mai una buona strategia, e che per la terra – come per la musica – i ritmi, l'armonia, hanno un'importanza fondamentale…

Ogni giorno le radici delle viti, e le nostre di viticoltori, scendono in profondità nella terra, traendone con l'uva e concentrando nel vino il carattere che ci identifica: è questo che mi farebbe piacere  raccontare e non disastri geologici!

Urgono interventi per prevenire e preservare i disastri del nostro territorio, credo che dobbiamo passare dalla perenne emergenza all'aver cura del nostro ambiente!

Io giornalmente mi sacrifico nella mia azienda “ Podere Concòri” dove  mi prendo cura delle mie vigne, della fertilità dei suoli ma vedo che questo non e' sufficiente e non basta!  Il lavoro da fare è quello della sicurezza idrogeologica e della pianificazione degli interventi, dobbiamo tornare a lavorare i boschi e “regimare” le acque: i dati parlano chiaro e secondo il professor Maracchi, negli ultimi 20 anni in Toscana le precipitazioni sono aumentate del 900 %!

Visto l'enorme sacrificio, l'impegno e nonostante le difficoltà economiche e normative sono qui a produrre vini del Territorio.

Ci vuole una rivoluzione per aver cura dell’ambiente: Agire, Programmare e Sensibilizzare…

Gabriele Da Prato

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