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Vendita di alimenti scaduti: dopo la Grecia anche l'Italia?

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Un’occasione per invogliare i consumatori a riflettere, discutere e spostare l’attenzione dal produrre di più, al consumare di meno ma dando il giusto valore al gusto ed alla qualità.

Tutti i prodotti in cui c’è del lavoro manuale, dovrebbero essere considerati eccellenza, ma è cosa risaputa che la forza del capitalismo, che ha messo al centro di tutto il profitto, ha condotto allo stress la catena produttiva, anche quella alimentare, con pecche che possono essere riscontrate ad ogni livello e che si traducono in sprechi. Crisi!

In Grecia, per combattere la crisi e per agevolare i cittadini più disagiati, il Governo ha emanato un provvedimento che permetterà ai commercianti di destinare all’interno del proprio punto vendita uno spazio destinato alla vendita dei prodotti già scaduti ma non immediatamente deperibili.

Tutti quei prodotti che in etichetta presentano la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro” che per il ministro dello sviluppo economico Giorgos Stergiou “è uno strumento di marketing e di sicurezza dei produttori”.

Ciò non significa, però, che quei prodotti rappresentano un pericolo per i consumatori”. Olio, verdura in scatola, pasta, solo per citarne alcuni, potranno restare sugli scaffali dei negozi greci per una ulteriore settimana se in etichetta sono riportati giorno, mese ed anno di scadenza, per un mese se vengono riportati mese ed anno, fino a tre anni se viene riportato solo l’anno.

Davvero con questa azione si pensa di favorire le fasce disagiate della società per tutelarle dalla crisi? 
Oppure è un modo per mascherare la possibilità di guadagnare anche su prodotti che altrimenti rappresenterebbero, con il loro processo di smaltimento, un ulteriore peso economico per le casse statali?
Forse è un modo ambiguo per tutelare gli interessi commerciali dei rivenditori a scapito della salute dei consumatori?

Potrebbe essere l’ennesimo sintomo di una crisi di valori nella nostra società, anche se l’Eurobarometro – il sondaggio periodico con cui la Commissione Europea confronta l’atteggiamento dei cittadini dei 27 stati che formano l’Europa; nel dicembre 2012 ha intervistato 25.500 persone, tra cui mille gli italiani; conteneva la domanda “Sei sicuro di consumare prodotti alimentari oltre la data di scadenza riportata sulla confezione?” – ha messo in luce difformità di pensiero dovute presumibilmente alle differenze culturali tra i vari Stati.

Mai si deve generalizzare dunque, infatti i cittadini europei si dividono ed il 51% di loro consumerebbe cibi scaduti senza remore.

Gli italiani sono tra i più “schizzinosi”… il 63% getterebbe il cibo che ha superato la data di scadenza senza consumarlo.

Alla domanda dell’eurobarometro hanno risposto sì il 14% dei Romeni, il 22% dei Bulgari, il 26% degli Ungheresi, il 27% dei Polacchi, il 29% dei Greci, il 36% dei Portoghesi, il 42% degli Spagnoli, il 47% degli Estoni, il 47% dei Danesi, il 50% degli Sloveni, il 51% dei Lettoni, il 65% dei Tedeschi, il 69% dei Lussemburghesi, il 73% di Belgi e Olandesi, il 74% dei Francesi, il 75 % dei Finlandesi, l’81% degli Svedesi. 

Analizzando le ricerche della FAO in temi di sprechi alimentari, ogni anno i consumatori dei paesi ricchi sprecano quasi tanto cibo (222 milioni di tonnellate!!) quanto quello che viene prodotto nell'Africa Subsahariana (230 milioni di tonnellate).

In Europa e Nord America ogni consumatore butta via tra i 95 e i 115 kg di cibo all'anno!

Tutti i principi della buona nutrizione indicano nel consumo di vegetali la via per una sana alimentazione, ma sono proprio frutta, verdura, radici e tuberi gli alimenti a più elevato tasso di spreco.

L'Italia fa purtroppo la sua parte. Secondo la Coldiretti oltre 10 milioni di tonnellate vanno sprecate ogni anno nel nostro Paese, con una perdita economica che ammonta a circa 37 miliardi di euro!, che sarebbero sufficienti a nutrire 44 milioni di persone…!

Piuttosto che ad azioni riguardanti i cibi scaduti, a nostro avviso, l’attenzione si dovrebbe spostare sui cibi in scadenza, ed ancor di più si dovrebbe pensare ad ottimizzare tutte le fasi di produzione e le risorse necessarie ad ottenere quei cibi.

Lo fa da tempo Andrea Segrè, preside della facoltà di Agraria di Bologna nonchè ideatore e promotore di Last Minute Market - spin-off dell’università di Bologna che recupera cibo in fase di scadenza, ma anche prodotti che altrimenti verrebbero sprecati, da destinare ai più poveri -  fornisce un valido spunto di riflessione nel corso della puntata di Decanter (in onda su Radio2) del 19.06.2013 in cui afferma che “nella società moderna ed in quelle che consideriamo le economie ricche non diamo più valore al cibo” entrando più nello specifico e prendendo ad esempio il deterioramento di un chilo di carne “perchè quando gettiamo un chilo di carne, forse pochi si rendono conto che stanno sprecando terra, acqua, lavoro umano, energia. Risorse dunque, che addirittura continuano ad essere sprecate anche in fase di smaltimento, in quanto anche quando diventa rifiuto, quel chilo di carne, necessita di ulteriori forze lavorative ed energia per essere portato in discarica”.

Parole che veicolano concetti importanti ripresi dal Parlamento Europeo e dalla FAO e recepiti dal Governo Italiano che con la Legge Antisprechi ha inserito nella Legge Finanziaria 2008 un articolo che permette ai commercianti di beneficiare di agevolazioni nel caso in cui conferiscano alle ONLUS i prodotti, beni alimentari compresi, prossimi al disuso.

Il rifiuto come risorsa dunque…

Il progetto Last Minute Market dell’Università di Bologna cresce giorno dopo giorno a livello nazionale ed iniziative simili sono nate anche in Puglia ed in Sicilia, segno che quel 27% di italiani che non butterebbe il cibo scaduto, ha voglia di essere parte attiva in un percorso di cambiamento dei valori della nostra società.

A Bari opera Mercati Amici, una start-up idea di alcuni ragazzi attenti ai temi del recupero, promossa dalla provincia di Bari in collaborazione con l’Università degli Studi di Bari. 

A Catania con il progetto Buoni fino all’ultimo l’amministrazione si è schierata contro la povertà per il recupero del cibo in scadenza, invitando la GDO a destinarlo alle associazioni no profit. Hanno già aderito Ipercoop e Conad.

Mettiamo a disposizione i nostri canali (su Facebook: pagina fan Vinoway, Vinoway Italia e gruppo di discussione Vinoway; su Twitter: profilo Vinoway) per la segnalazione di iniziative simili, perchè è importante dare il giusto risalto ad attività che servono anche ad informare ed educare a comportamenti corretti i consumatori e gli operatori del settore.

Nell’educazione della popolazione sulle tematiche dell’alimentazione, che è anche cultura e consapevolezza, è impegnata la FAO che celebrerà il 16 ottobre 2013 la Giornata Mondiale dell’Alimentazione.

Un’occasione per invogliare la popolazione a riflettere e discutere sui “sistemi alimentari sostenibili per la sicurezza alimentare e la nutrizione”, affinchè si vada verso comportamenti che premino il lavoro sostenibile, che stressi e sfrutti la natura in modo più intelligente.

Per provare a spostare l’attenzione dal produrre di più, al consumare di meno ma dando il giusto valore al gusto ed alla qualità.
Ultima modifica ilDomenica, 08 Settembre 2013 16:29

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