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NO all’aumento IVA, SI all’aumento di Idee e di Valorizzazione Aggiunta

Il Governo ha decretato che a partire da Luglio 2013 il buco di due miliardi di euro dovuto alla riduzione dell’IMU sulla prima casa dovrà essere coperto dall’aumento di un punto percentuale dell’IVA solo sulla fascia di beni oggi tassata al 21%.

Vinoway è un portale di informazione  rivolto ai settori enogastronomico e turistico, collaborando con tecnici ed esperti pubblichiamo anche articoli formativi, ma non vogliamo essere un media che emana giudizi su un governo che, dopo aver dichiarato le larghe intese, speriamo legiferi e prenda decisioni che rappresentino la miglior soluzione per tutti noi.

Le statistiche ISTAT di maggio 2013 sulla situazione economica del paese, in termini di equità, mostrano che l’aumento dell’aliquota colpirebbe maggiormente i più ricchi: all’aumentare delle fasce di reddito, la spesa mensile che le famiglie riservano ai beni tassati al 21%, incide da un minimo del 26% per meno abbienti al 39,4% di quella dei più agiati. Nonostante ciò, indipendentemente da quel che i dati statistici dicano, in un momento storico di crisi come quello in cui ci troviamo, un’ ulteriore aumento dell’IVA rappresenterebbe un colpo basso al mercato italiano che da fin troppo tempo vive una situazione di stallo.

Contro la decisione del Governo si è schierata la sezione di Catanzaro dell’Associazione Italiana Sommelier che ha lanciato un divertente claim: “meno iva più uva”. E dalla nostra uva vogliamo prendere spunto per parlare, anziché di IVA, di Idee, Idee di Valorizzazione Aggiunta per il nostro Paese su cui si potrebbe lavorare.

Oggi uva e vino più nello specifico potrebbero essere eletti simboli di ogni territorio in cui sono prodotti, territorio inteso come l’insieme di tutti quegli attori che vengono animati da una sana passione per il suo sviluppo.

L’amplia filiera, sebbene sia stata caratterizzata da rilevanti progressi tecnologici, vede ancora al suo interno una serie di professionalità che hanno voglia di aggiungere valore al contesto di riferimento, al di là di ogni discorso meramente economico. Lo è il contadino che lavora la sua terra e il proprietario che ne delega la cura dello stesso, l’agronomo e l’enologo sempre attenti ai processi evolutivi in vigna e cantina, lo è il commerciante ed anche chi comunica il vino affinché i valori vengano messi in risaltare ed arrivino a sensibilizzare, informare e rendere conscio dei propri acquisti il consumatore.

Ogni vino difficilmente sarà uguale a quello dell’annata precedente ed ancor più arduo sarà trovare lo stesso identico prodotto in due diversi posti nel mondo. Proprio questa particolarità permette di pensare ad ampi margini di crescita per un mercato fatto di tanti piccoli produttori che col tempo stanno comprendendo l’importanza della cooperazione.

Non è assolutamente un mondo fatato, chiuso nell’autoreferenzialità, con la voglia di specchiarsi ed ammirare il suo splendore, anzi, è un comparto in continuo divenire. Un settore che innova e investe continuamente, a cui il finanziamento di studi specifici e della ricerca universitaria contribuiscono in modo rilevante. Nuove figure, da quelle manovali alle manageriali, vengono prima formate da scuole professionali e successivamente integrate con il conseguente innesto di nuove competenze e di nuove idee. Vigilanza e controlli, certificazioni di qualità, lavorano già bene e si rendono sempre più necessari in ogni fase della filiera per poter contribuire alla valorizzazione del marchio Made in Italy. Sarebbe ora necessario anche un buono sviluppo delle reti di trasporto sia locale che nazionale, per ottimizzare le risorse economiche e permettere alle varie aziende di aprirsi ai propri clienti, godere di un maggiore afflusso turistico e potersi permettere di riservare maggiori investimenti alla cultura, agli eventi, occasioni fondamentali per creare momenti conviviali per poter dare risalto alle produzioni.

Un discorso estemporaneo ed un po’ contorto, che vuole invogliare ad informarsi di più su un settore, quello enoico, che ha saputo analizzare i propri punti di forza e si è saputo evolvere. Un settore che è arrivato oggi ad essere riconosciuto come una delle eccellenza italiane in tutto il mondo, attrattore di turismo destagionalizzato lungo tutto il territorio nazionale, che funge da traino anche per comparti complementari quali l’alimentare ed il ricettivo piuttosto che i trasporti ed i servizi, e che potrebbe farlo per tanti altri ancora.

Un discorso che sfuma e torna al punto di partenza, il futuro punto percentuale di aumento dell’IVA percepito da tutti come problema, che distoglie però l’attenzione dalla mancanza di chiarezza che questa manovra porta con se e soprattutto dalle infinite risorse che abbiamo in Italia ma che ancora non sappiamo sfruttare per trasformarle in valori aggiunti.

A volte basterebbe sedersi, dialogare, cooperare, provare a capire come poter ottimizzare le spese, comprendere le reali esigenze di chi vive il Paese. Pensare a nuove idee e percorsi alternativi per poter creare delle solide basi e crescere tutti insieme.

Basterebbe?


Ultima modifica ilMercoledì, 19 Giugno 2013 08:36

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