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"Marchetta" DOCG

Vogliamo porre un quesito a tutti i lettori di Vinoway che amano seguire il mondo del Vino sul web e che sono molto attenti a tutte le singolari sfumature comunicative di questo mondo.

Non sarà sfuggita la piccante polemica innescata nei giorni scorsi da un “noto” giornalista del Vino, tema della discussione era il rapporto fra le “marchette” e il mondo dei blogger.

Cerchiamo di riassumere brevemente: il “noto” giornalista si mostrava fortemente scandalizzato in seguito a una mail ricevuta da parte di un’agenzia la quale, per conto di una importante azienda, proponeva la collaborazione col blog del “noto” giornalista, la modalità era quella di una pubblicità per tale azienda accompagnata da auspicate parole di commento positive da parte del responsabile del blog.

Questa levata di scudi altamente moralista, assolutamente contraria a qualunque tipo di “marchetta”, ha scatenato ovviamente un intenso dibattito, con pareri contrapposti e vivaci da parte dei partecipanti alla discussione virtuale.

Nei giorni successivi è poi comparso sempre sullo stesso blog un ulteriore articolo, nel quale si pubblicava la spiegazione da parte dell’azienda in questione, che ritiene di aver ingenuamente commesso un errore nell’affidare la propria pubblicità a tale agenzia, che pare abbia frainteso le reali intenzioni del committente.

In questo secondo articolo compaiono riferimenti espliciti e palesi relativi a questa importante azienda che, partendo da una posizione apparentemente di svantaggio, alla fine ne ha tratto una forte visibilità, probabilmente con implicazioni addirittura positive.

A questo punto una domanda è sorta spontanea: non è che dietro un apparente biasimo nei confronti delle “marchette” si celasse l’intenzione di fare un costrutto mediatico al fine di fare una “marchetta”?

La domanda appare contorta, ma se la rileggete con calma vi risulterà molto chiara e dotata di una sua logica: le tecniche di comunicazione spesso sono fini, raffinate, elegantemente celate, volte a colpire l’inconscio, ma chi è abile e vive in quest’ambiente conosce molto bene le sfumature delle tecniche comunicative.

Tutti parlano male delle “marchette”, molti si affannano a prendere le distanze da loro, nessuno ammette di aver immerso golosamente il dito nel vasetto della marmellata, ma la gente avveduta capisce molto bene che non si può vivere di sola aria, di sole soddisfazioni, di sola notorietà…

Il piatto della minestra deve essere riempito e di scheletri nell’armadio probabilmente ne hanno molti quelli che si attribuiscono l’aurea di verginità nei confronti delle “marchette”, ma come dice il proverbio le bugie hanno le gambe corte e briciole sulle propria strada si sono lasciate.

State attenti che qualcuno molto accorto potrebbe decidere di seguire quella traccia e scoprire che tanto candore morale è solo il tentativo di restituirsi una verginità persa molto tempo fa.

Ultima modifica ilLunedì, 04 Marzo 2013 21:12

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