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Il VINO e L'evoluzione del Gusto

Il vino e l'evoluzione del Gusto Il vino e l'evoluzione del Gusto

Vogliamo provare ad effettuare una piccola analisi di quella che è stata l'evoluzione del Gusto del Vino negli ultimi decenni in Italia, nel tentativo di capire quali possano essere i meccanismi che portano alla mutazione delle tendenze in questo campo.

Non abbiamo la presunzione di fare trattati di sociologia o psicologia, semplicemente vogliamo fotografare le principali fasi di cambiamento che hanno portato al susseguirsi di mode, tendenze, filosofie enoiche.

La più grande svolta avvenuta nel rapporto con il Vino è stato il graduale passaggio dal considerarlo come un nutrimento base nell'alimentazione a quello che viene definito approccio “edonistico”, ovvero non più esclusivamente un mezzo da cui ricavare preziose calorie ad un costo contenuto, ma  un prodotto da cui ottenere un piacere fisico e mentale, nella costante ricerca di nuove emozioni gustative.

Questa svolta è avvenuta in modo molto graduale nei decenni e non è un processo concluso: una volta la quasi totalità delle persone possedeva mezzi economici molto ridotti, proprio in quest'ottica il Vino era un prezioso elemento per ottenere quelle energie che spesso non ci si poteva permettere di ricavare dal cibo.

Quando diciamo che tale svolta dell'approccio al Vino non è totale, ci riferiamo al fatto che ancora oggi una grossa fetta di persone lo vede come un abituale compagno di tavola da affiancare all'acqua, rivolgendosi purtroppo a prodotti di forte “mediocrità” qualitativa, puntando solo al prezzo basso senza riflettere sul perché un Vino possa costare cifre così irrisorie. Il risultato è che di questi “discutibili” prodotti se ne commercializzano milioni di litri all'anno, con buona pace di noi Appassionati che non comprendiamo quale “beneficio” se ne possa trarre bevendoli, visto che in generale non si tratta più di situazioni di precaria sussistenza.

Allora dove si vede questa svolta? Essa sta nel fatto che per fortuna una crescente percentuale di popolazione ha imparato ad intendere il Vino nella sua accezione più elevata di Cultura, iniziando a studiarlo per capire la sua vera natura, le sfumature, la tipicità e la tradizione che si racchiudono in una bottiglia. L'innalzamento del tenore di vita medio ha aperto nuove possibilità: il Vino si è spogliato della sua immagine di nutrimento base per vestire i panni di prezioso Nettare da cui trarre appagamento e soddisfazione.

Focalizziamo ora l'attenzione al rapporto “edonistico” col Vino, per il quale possiamo individuare negli anni '90 l'inizio dell'impennata di interesse nei confronti di questo approccio al consumo e della diffusione di una comunicazione Enoica sempre più specializzata.

C'è stata una fase lunga diversi anni dove i principali canali di comunicazione premiavano e predicavano l'eccellenza di Vini molto strutturati e concentrati, spesso con tenori alcolici alti e quasi sempre fortemente affinati in barrique. Dall'estero qualche blasonato “guru” elargiva punteggi altissimi a prodotti con tali caratteristiche e il rilevante peso mediatico indusse molti consumatori ad orientarsi verso quello stile enologico, creando una sorta di effetto a catena che portò diversi Produttori a seguire la scia di questa moda, come chimera di facili guadagni.

Il concetto di “barrique” venne prepotentemente introdotto anche nel nostro paese e per alcuni parve l'avvento di una sorta di “panacea” necessaria per produrre Vini da competizione, nati per ricevere punteggi alti, corsia preferenziale per accrescere il proprio appeal nei confronti del consumatore.

Il vero problema non sta tanto nel ricercare struttura e concentrazione, che di per se non ha nulla di “peccaminoso”, il grosso equivoco fu l'esasperazione estrema di tale concetto che portò ad imboccare la strada dei cosiddetti Vini “omologati”. Per molti produttori ed enologi l'obiettivo non era tanto l'enfatizzazione delle peculiarità di un'uva coltivata su un ben preciso territorio, ma piuttosto la ricerca di caratteristiche organolettiche che in quel momento storico erano di “moda”.

Questa filosofia produttiva per diverso tempo rimase sulla cresta dell'onda, ma ad un certo punto iniziò la sua discesa di popolarità: per quale motivo? Per esempio tutta questa serie di Vini iper-concentrati e strutturati possedeva un intrinseco limite: quello di non avere grandi doti di versatilità nell'abbinamento quotidiano. Altro fattore non trascurabile era il prezzo spesso medio-alto, rafforzato da punteggi e premi allora generosamente elargiti a questa categoria di “moda”.

Tutti questi fattori rendevano quel genere di Vini adatti solo per le grandi occasioni, oppure per definire un presunto status-simbol, innescando una sorta di distacco con la grande massa dei consumatori/Appassionati di Vino, la quale iniziò una progressiva e fondamentale presa di coscienza.

Questa positiva scossa psicologica, come ha già ribadito molte volte Vinoway, porta la preziosa firma della Cultura Enoica: grazie ad essa un numero sempre maggiore di consumatori ha iniziato a vedere il Vino come il risultato di una serie di fattori intimamente correlati, fautori della tipicità in funzione di territorio, vitigno, annata. Gli Appassionati iniziarono a ritenere poco appagante l'avere di fronte una serie di Vini molto simili fra loro, tanto da non distinguerne provenienza, uva e specificità della Cantina, fu così che l'effetto “omologativo” tanto inseguito divenne vittima di se stesso, avvitandosi in una spirale che innescò nel consumatore la voglia di un qualcosa molto più tipico e variegato.

La Cultura porta alla Conoscenza aprendo la mente ad una visione critica di quello che ci sta di fronte: si ha sempre più il desiderio di ragionare con la propria testa, degustare coi propri sensi, giudicare col proprio intelletto.

Le Guide ed i “guru” esistono ancora ed è giusto in un mondo democratico, sanno esercitare una discreta influenza su una parte dei consumatori, ma per fortuna non sono più in grado di dominare in modo sostanziale le scelte della massa.

Oggi sono sempre più diffusi i concetti di: Autoctono, Territorio, Enoturismo, la gente visita direttamente i Produttori, parla con loro, impara a conoscere il lavoro di Vigna e di Cantina, senza necessità di troppi intermediari che “guidino” le loro scelte.

Intendiamoci, il processo di accrescimento complessivo della Cultura Enoica è ancora lunghissimo, servono decenni per aumentare percentualmente il numero di consumatori che si approcciano in modo critico al Vino, ma la strada intrapresa è indubbiamente quella giusta, serve solo la pazienza di percorrerla.
Parliamo ora di questi ultimi anni, periodo dove si è manifestata una crescita esponenziale della Comunicazione Enoica sul web, con buona pace di qualche “guru” della carta stampata.

In particolare diciamo qualcosa a proposito delle seguenti parole sempre più ricorrenti: Naturale, Biologico, Biodinamico, espressioni di una filosofia che lentamente si sta facendo largo nel Mondo del Vino definito Convenzionale.

La ricerca scientifica negli ultimi anni ha offerto un valido contributo alla visione medica del consumo quotidiano di Vino, ribadendone i problemi legati all'abuso, ma soprattutto elogiandone gli ottimi effetti benefici derivanti da un uso moderato e razionale.

Aggiungiamo a questo il fatto che mentre nei decenni scorsi la “chimica” pareva essere una preziosa panacea per tutto quanto concerne l'agroalimentare, ora c'è un ritorno al passato legato a filosofie che richiamano uno stile di vita più naturale.

In quest'ottica anche il Mondo del Vino ha visto la crescita del numero di Cantine che si accostano a questo approccio, spesso contrapponendosi in modo deciso allo stile Convenzionale con il quale attualmente vengono prodotti la maggior parte del Vini.

Noi siamo assolutamente favorevoli alla crescita di questo approccio Naturale, purché in primo piano ci siano sempre: Qualità, Onestà e Rispetto. Abbiamo grande fiducia verso quei Produttori che vivono questa scelta prima in maniera interiore, per poi manifestarla nelle proprie azioni, mettendo in pratica idee in cui si crede profondamente. Non ci si può improvvisare Biologici o Biodinamici dalla sera alla mattina se l'obiettivo è quello di rispettare certi dettami in maniera scrupolosa e spontanea. La nostra paura è che i “furbetti del quartiere” si mettano in scia a quella che loro pensano essere una moda, per trarne vantaggi in termini di immagine, ma “razzolando” male quando si trovano in vigna o fra le quattro mura delle loro cantine, eludendo controlli che ovviamente non possono essere mai totali. Per questo mettiamo in guardia il consumatore affinché non si faccia ammaliare da slogan accattivanti, non è facile, ma cercate sempre di approfondire la conoscenza del Produttore, non stancatevi di fare domande, se possibile visitate le sue Vigne e la Cantina, tutti questi sono piccoli passi per poter capire la sua Onestà. Ovviamente la certezza assoluta è possibile averla solo facendo analizzare il Vino nelle bottiglie, ma siccome non è possibile sempre fare ciò, cerchiamo almeno di limitare le possibilità di essere fregati, teniamo gli occhi aperti e ragioniamo sempre con la nostra testa, lasciandoci guidare da un sano spirito critico.

Inoltre non dimentichiamo mai che i metodi Convenzionali non sono il “demonio”, per cui manteniamo sempre equilibrio nel giudizio, evitiamo campanilismi che si manifestano con comportamenti estremi e denigratori.

Gli Appassionati sono propensi a ritenere la Naturalità un grande valore aggiunto, ma poco sono disposti a rinunciare in termini assoluti di Qualità del prodotto, per cui lo sforzo da compiere è rilevante, la partita è aperta, non ci saranno vincitori e vinti, sicuramente negli anni si stabilirà un equilibrio di reciproca convivenza delle varie filosofie.

Resta da capire rispettivamente con quali percentuali di mercato.

Terminiamo con alcune domande che porgiamo ai lettori di Vinoway per riflettere sulle future tendenze in tema di Gusto del Vino.

La Cina sta progressivamente diventando un mercato di rilevante importanza, sia per ovvi motivi di numero, sia per la sua economia in forte crescita nonostante la crisi mondiale.

I Cinesi hanno gusti alimentari ed abitudini molto diverse dalle nostre, saranno loro ad orientarsi verso i nostri Vini, privilegiando le tipologie più gradite, oppure manifesteranno dei gusti che saranno “inseguiti” dai nostri Produttori?

Assisteremo a quello accaduto diversi anni fa quando il mercato americano era ambito in termini di export, tanto da influenzare la filosofia produttiva di diverse Cantine?

Non abbiamo la sfera magica, ma il dibattito è aperto, Vinoway vuole sapere la vostra opinione sul passato, presente e futuro del Gusto del Vino.

Ultima modifica ilGiovedì, 23 Aprile 2015 21:16

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