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Vino naturale: ci vuole scienza ed etica!

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I vini naturali rappresentano un fenomeno sempre più diffuso che sta riscuotendo un particolare interesse da parte di consumatori e dei produttori. Alla base della loro produzione c’è un approccio diverso che parte dal vigneto e arriva in cantina. Punti di forza il rispetto dell’ambiente, della tradizione e delle caratteristiche organolettiche del vitigno.

La produzione del vino naturale non consente l’utilizzo di agenti invasivi e tossici di natura chimica e tecnologica sia nel vigneto che in cantina. Un approccio diverso nella conduzione del vigneto e nella trasformazione dell’uva in vino che azzera le tecniche tradizionali, agronomiche ed enologiche oggi universalmente diffuse e che a parere di alcuni portano alla standardizzazione del prodotto ed un appiattimento organolettico  che modifica l’impronta del vitigno, del territorio e la personalità di chi lo produce.

Il vino naturale è prima di tutto una questione di etica che parte dalla volontà di vedere il sistema vigneto come un ecosistema che convive con l’uomo, con il territorio, con le donne e i bambini e con l’ambiente. Per questo si tratta di un trend che richiederà molto tempo per non cadere sulla mano della pura legge del mercato che spesso porta alla ribalta mode del momento che hanno una breve durata.  Non facciamo falsi idealismi nel decretare l’assoluta riuscita del progetto “vini naturali” perché rischiamo di aprire false possibilità di sviluppo che comunque devono basarsi su solide basi scientifiche per non causare consistenti perdite economiche da parte dei produttori. C’è bisogno di tempo per validare gli studi e le sperimentazioni messe in atto dalle università italiane insieme ad alcuni produttori che hanno già scelto di diversificare le produzioni. Le basi scientifiche della biodinamica sono solide ma sono necessari 10-15 anni per capire gli effetti sulla vite. Oggi gli interventi a base di rame e calce, a regime biodinamico, stanno dando dei risultati certi, anche se il numero di trattamenti necessari in annate di media piovosità sono nettamente superiori.

Alla scienza biodinamica si stanno affiancando altre proposte molto positive che danno sostegno a questo tipo di viticoltura.

Il progetto Macis, che vede coinvolte un centinaio di aziende vitivinicole italiane, punta alla viticoltura di precisione che valuta attentamente il fabbisogno di ogni singola pianta e punta ad interventi di concimazione e di protezione mirati e più precisi in funzione dello sviluppo vegetativo. In pratica si cerca di curare solo le viti che sono malate o che presentano altri problemi.

Molto interessanti anche i progetti che puntano alla creazione di varietà resistenti. L’università di Milano, di Udine e l’istituto Agrario di San Michele all’Adige stanno sviluppando centinaia di incroci di buona qualità resistenti alle malattie.

Dalla parte di consumatore e quindi guardando il vino naturale dal punto di vista di chi lo consuma o lo degusta le cose sembrano più semplici perché il trend del momento è molto positivo. Tuttavia, anche in questo caso il cambiamento non sarà facile da attuare perché si tratta di rivoluzionare l’approccio alla degustazione incentrandolo sulla tipicità, sulla varietà, sulle tradizioni, sul suolo, sul sottosuolo, sul clima, sul microclima e sull’uomo, ridiscutendo alcuni parametri che tendono ad appiattire il giudizio sul vino e che per esempio trovano nell’ossidazione di un vino naturale un difetto inaccettabile.

L’interesse di molte aziende è in crescita e si sta già parlando di marketing del vino naturale ma la strada del cambiamento è lunga e richiede un primo step fondamentale: la formazione. Evitiamo di rincorrere le mode e ricerchiamo le ragioni migliori che puntano a consolidare le coscienze e l’etica dello sfruttamento sostenibile.

Ultima modifica ilDomenica, 26 Febbraio 2012 14:07

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