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Burocrazia: “Peronospora” delle aziende vitivinicole

Troppa Burocrazia Troppa Burocrazia
In collaborazione con DAVIDE GANGI.
Leggete molto attentamente queste brevi statistiche relative all'attività delle aziende vitivinicole in Italia, valutazioni molto significative per le considerazioni che faremo in seguito:
- sono stimati in circa 100 giorni all'anno quelli necessari per il “riempimento delle carte” richieste dall'amministrazione pubblica centrale e locale;
- 7.200 euro all'anno è la spesa media di un'azienda agricola italiana per i costi della burocrazia e degli adempimenti;
- sono circa 21 gli enti/uffici con cui devono interfacciarsi per lo svolgimento della loro attività;
- avviare un'azienda in Italia costa 18 volte di più rispetto alla media europea.

Questi punti elencati sono solo un significativo riassunto delle problematiche causate dalla Burocrazia sulle aziende vitivinicole italiane. Ovviamente discorsi analoghi si possono sicuramente estendere anche a tutti gli altri settori, ma noi approfondiamo quello che interessa il nostro amato Mondo del Vino.

Tutti questi carichi burocratici gravano indistintamente su aziende vitivinicole piccole e grandi, ma è inevitabile che il peso specifico del problema è assolutamente più rilevante per quelle realtà di ridotte dimensioni, composte da pochissime persone e con fatturati bassi.

Il mondo “enoico” italiano è composto da una miriade di piccole e piccolissime aziende che compongono un prezioso tessuto qualitativo, fondamentale per mantenere il nostro paese ai vertici mondiali nel settore, grazie all'enorme varietà di filosofie produttive che valorizzano ogni nostra microzona viticola.

Mettiamoci per un attimo nei panni di queste piccole aziende, spesso a conduzione familiare, composte per la maggior parte dei casi da uno, due o tre persone. Queste devono già fare i “salti mortali” nel corso dell'anno per distribuirsi i compiti principali dell'azienda: vigna, cantina, acquisti, vendite. Quattro parole che racchiudono una mole di lavoro tremenda da gestire in poche persone, spesso è solo la grande passione per il lavoro che da la forza per andare avanti, scalando montagne rese sempre più ripide dall'andamento dell'economia mondiale.

Ora aggiungiamo a quanto appena detto i circa 100 giorni che un'azienda vitivinicola deve utilizzare per il riempimento delle carte, per recarsi in uffici, in attesa delle code e dei ritardi delle lungaggini burocratiche.

Quasi un terzo dell'anno lavorativo viene speso in un'attività non direttamente legata alla produzione. Premessa doverosa è che non si ha la presunzione di ritenere inutili tutte queste pratiche, ci mancherebbe, ci sono obblighi che sono fondamentali e doverosi per un'azienda, sia dal punto di vista fiscale, sia per quanto riguarda i controlli che poi vanno a tutela del consumatore.

Detto questo, se il grido di lamento delle aziende vitivinicole è così forte ed unanime, credo che debba assolutamente essere preso in considerazione, soprattutto in questo momento storico, altrimenti si rischia di perdere nel tempo quell'immensa potenzialità che da anni è la spinta propulsiva dell'Italia enologica.

L'eccessivo tempo speso nell'espletare tutta questa burocrazia ha una ricaduta diretta ed indiretta sull'azienda vitivinicola, che si traduce nell'immediato in un costo legato alle pratiche ed al tempo necessario per compierle, ma nel medio periodo questi giorni “persi” tolgono spazio prezioso per il futuro sviluppo dell'azienda.

Cito questo esempio: un piccolissimo produttore che conosco molto bene ha un'azienda a conduzione familiare e con la moglie si occupa praticamente di tutte le attività, con solo qualche aiuto esterno ovviamente nel periodo di vendemmia. Lui si occupa in prima persona di tutto quello che riguarda la coltivazione della vigna ed i lavori di cantina, che già di per se rappresentano uno sforzo fisico e psicologico eccezionale. Poi ci sono gli acquisti, le spedizioni, la manutenzione dei mezzi e, come dicevamo, il “macigno” burocratico. Questo produttore mi chiede:”Come faccio a trovare il tempo per andare in giro a far conoscere il mio Vino se quasi un terzo dell'anno lo perdo in burocrazia, carte, uffici, file, attese?”. La domanda è legittima, fermo restando che vigna e cantina sono settori strategici a cui non è possibile sottrarre ore lavoro, un produttore piccolo deve poter avere il tempo per fiere, eventi degustativi, banchi di assaggio e per girare in Italia ed all'estero a far conoscere di persona i propri vini, spiegandoli e proponendoli. La qualità di un prodotto è essenziale per il suo successo, ma altrettanto importante è farlo conoscere per poterlo diffondere sul mercato, la concorrenza è molta, l'economia è contratta, per cui il Vino non si vende da solo aspettando che in cantina arrivi il consumatore a comprarlo.

Da un'indagine fatta dalla CIA (Confederazione Italiana Agricoltori) è emerso che a causa della “zavorra” burocratica il 34,3% degli imprenditori agricoli ha rinunciato nel 2008 ad assumere nuovo personale e il 25,5% ha messo da parte progetti di ammodernamento, innovazione e ricerca.

La diminuzione degli oneri burocratici e la semplificazione amministrativa sono ormai ritenute un'esigenza fondamentale per la crescita delle aziende vitivinicole. La politica dell'Europa pare stia andando in questa direzione, ma l'Italia risulta indietro dal punto di vista dell'attuazione di queste logiche semplificative.

La proposta principe che arriva in maniera unanime dai produttori e dalle associazioni che li rappresentano è quella dello SPORTELLO UNICO, ovvero un “solo” interlocutore presso cui centralizzare molte delle pratiche attualmente frammentate fra i vari enti. Questo accentramento, abbinato ad un opportuno rafforzamento informatico, permetterebbe alle aziende di espletare molte delle operazioni presso un unico sportello, con un enorme risparmio di tempo e quindi di costi.

La CIA ritiene quindi assolutamente prioritaria l'unificazione dei registri gestionali, con un'unica domanda modulare e flessibile, che consenta di raccogliere in una sola data di presentazione tutte le richieste e le dichiarazioni dell'imprenditore.

Una stima di massima valuta che ci sarebbe una riduzione media del 30% dei tempi necessari ad un'azienda agricola per adempiere alle pratiche, che si traduce in maniera immediata in maggiori risorse disponibili per lo sviluppo e l'investimento.

Sono convinto che in questo periodo di profonda crisi dell'economia mondiale, sia necessario partire anche da queste razionalizzazioni per poter immettere “carburante” nelle nostre aziende vitivinicole, riorganizzando un sistema amministrativo troppo frammentato che sovraccarica inutilmente il lavoro dell'attività, generando un effetto “zavorra” che impedisce spesso di crescere ed innovare.

Si sottolinea anche il fatto che tale semplificazione del sistema alla lunga produrrebbe un vantaggio economico anche per la pubblica amministrazione.

I produttori di Vino quindi non si stanno lamentando in maniera astratta e poco propositiva, al contrario, nelle sedi opportune italiane ed europee le associazioni che li rappresentano stanno facendo proposte concrete di discussione, offrendo alla politica delle precise linee guida da seguire per agevolare il rilancio delle aziende.
La loro richiesta è assolutamente democratica e limpida, vogliono poter disporre meglio del loro tempo, non sprecandolo inutilmente nei labirinti burocratici, ma utilizzandolo in azienda per lo sviluppo, la promozione, l'ampliamento dell'attività. Spesso capita che i piccoli produttori debbano incaricare esperti esterni per l'implementazione delle pratiche, a volte per mancanza di tempo, oppure per paura di sbagliare in mezzo ad una miriade di leggi, tali collaborazioni sono un ulteriore costo che ricade direttamente sull'azienda.

Il Mondo del Vino italiano sta facendo delle proposte concrete, è collaborativo, con grande senso pratico, ed è disposto a mettere tutta la sua buona volontà in quest'opera di cambiamento: ora tocca alle istituzioni fare lo sforzo di ridisegnare la sua burocrazia, mettendo da parte l'immobilismo, il nepotismo, il clientelismo e tutto quanto di poco nobile possa rallentare questo processo di cambiamento.

Faccio una domanda provocatoria, se il Sistema Vino in Italia riesce ad essere ai vertici mondiali nonostante queste zavorre burocratiche, dove potremmo arrivare se un giorno tutte queste semplificazioni divenissero realtà?

Qualcuno mi potrebbe obiettare che la qualità del nostro Vino non è direttamente influenzata dalla Burocrazia, questo è assolutamente vero, ma non bisogna dimenticarsi che sono le aziende che lo producono, e queste sono immerse in un mercato spietato dove le risorse economiche risultano fondamentali. Ed altrettanto importante è consentire alle aziende di consolidarsi nel tempo e possibilmente di crescere, perché vivendo di rendita non si fa molta strada se la concorrenza estera lavora con leggi molto più snelle e semplici.

Per cui se vogliamo che quella miriade di piccoli produttori continuino ad essere l'inestimabile patrimonio di cui andiamo orgogliosi, anche la politica deve farsi carico delle loro ineccepibili richieste, così potremo continuare a vantarci di essere, almeno nel Mondo del Vino, una Super-Potenza Enologica.

Ultima modifica ilLunedì, 17 Ottobre 2011 05:57

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