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Superstars o Sorpassati?

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Era un termine considerato la forza del vino italiano negli Stati Uniti. Ma ora che i vini Toscani più famosi sono classificati come DOC o DOCG, abbiamo davvero ancora bisogno del termine "Supertuscan"? James Suckling considera l'evoluzione di questa denominazione pionieristica.
Nel corso degli anni, un certo numero di persone mi hanno chiesto se sono stato io a creare il termine "Supertuscan". Devo dire di no. Non sono sicuro chi è stato il primo a coniarlo, anche se avrebbe potuto essere l’autore Burton Anderson, che ha scritto “Vino” nei primi anni 80, o l’esperto dei vini italiani, David Gleave MW di Liberty Wines, noto importatore Londinese. Indipendentemente da ciò, l'espressione e la categoria per la regione vinicola più famosa d'Italia è stato importante per quasi tre decenni.

Parlo ancora di "Supertuscan" nei miei colloqui e negli scritti dei vini della Toscana, ma non sono sicuro che ha una risonanza con i consumatori quanto aveva anni fa. Sento che è stato diluito a causa del pesante uso della denominazione Indicazione Geografica Tipica (IGT), in grado di coprire qualsiasi cosa, da uno Sangiovese $ 8 a un Merlot 350 dollari. Le persone usano il termine "Supertuscan", anche se forse non hanno una chiara comprensione di esso", spiega Lamberto Frescobaldi, il proprietario del più grande vigneto in Toscana, la cui famiglia opera nel settore vitivinicolo della regione, da circa 600 anni." Ma, francamente, molte persone non sanno cosa è un Chianti o un Brunello, o molte altre denominazioni. E 'diventata una categoria, e come tutte le categorie, i prezzi variano. Guardate il Chianti, si può partire da $ 8 ed arrivare a $ 50. Lo stesso con il Brunello, si può trovare un Brunello per un prezzo di 30$ fino ad arrivare a più di 100$ “.
A parte il prezzo, però, su che cosa si basa il consumatore non informato nell’acquistare una bottiglia ? Il concetto originale di "Supertuscans" partiva dall'idea che un vino “potesse essere” al di là della qualità di altri vini di una regione specifica.

I vignaioli hanno raggiunto questo risultato non seguendo il rigido disciplinare di produzione. La maggior parte dei ben noti "Supertuscans" sono stati imbottigliati come vini da tavola, la più bassa classificazione in Italia. Ma mi chiedo: ma la Toscana a veramente bisogno ancora del termine SuperTuscan? Il fatto è che la maggior parte dei vini migliori e più famosi in Toscana sono oggi tra le prime DOC o DOCG, Brunello di Montalcino e Bolgheri sono quelli più ovvi.

Preferiti personali.

Quattro dei miei preferiti di tutti i tempi dalla Toscana provengono da queste denominazioni, tra cui Brunello di Montalcino, ognuno dei quali ho dato 100 punti: gli Valdicava Madonna del Piano Riserva 2001. Casanova di Neri Cerrealto 2001 e la sua Tenuta Nuova 2006, e Della Vite Luce Luce 2006. Queste sono qualità perfette per la loro regione.

Ma per me, il miglior esempio di un "Supertuscan" è Antinori Tignanello. E 'stato creato nella celebre tenuta del Chianti Classico, nella speranza di creare un rosso che potesse attrarre i consumatori di tutto il mondo. All’epoca, il Chianti Classico produceva vini delicati ma per la maggior parte insipidi, a causa di alte rese e leggi sul disciplinare errate che prevedevano l’utilizzo di vini bianchi in blend. Era impossibile fare un vino di classe seguendo queste regole.

Il famoso taglio Bordolese dellaTenuta San Guido ”Sassicaia” è stato un altro leader che reso celebre la categoria ”SuperTuscan”. E' partito come un rosso per il consumo personale dei suoi proprietari, negli anni cinquanta, quando volevano un vino che somigliava a un Boedeaux. E 'stato finalmente messo in vendita nel 1968. “Sassicaia” era un vino da tavola, perché la denominazione costiera di Bolgheri è stata ufficialmente designata come area per la produzione di vini rosati.  Nei primi anni 90 è stata rinominata come una zona di vino rosso. Sassicaia ha ricevuto la propia DOC nel 1994: Bolgheri-Sassicaia.

Sassicaia è nato come un "Supertuscan" e insieme a Tignianello, Pergole Torte, Percarlo, Ornellaia, Masseto, Sammarco, Flaccianello e molti altri, hanno fatto la storia della Toscana e vini italiani moderni ", dice Luca Sanjust, che produce il sensazionale Galatrona di puro Merlot nella sua tenuta di Petrolo vicino a Montevarchi. Questi vini hanno introdotto la gente a bere i vini per piacere, non solo in modo intellettuale, come l vecchi Baroli e Brunelli. Hanno portato le persone a godere di vini in modo reale perché erano soleggiati, luminosi, caldi e sexy-come Scarlett Johansson o Penelope Cruz. Inoltre erano ben fatti, proprio come quello che i francesi avevano fatto più di 100 anni prima di noi.

Cosa c'è in un nome?
E' l'ultimo commento di Sanjust che mi colpisce e ci spiega perché "Supertuscan", come categoria, è molto meno importante in questi giorni. I produttori in Toscana sono oggi alcuni tra i più competenti al mondo, e non hanno più bisogno di andare fuori delle loro rispettive denominazioni per raggiungere un’ alta qualità e fama mondiale. Possono ottenere quello che vogliono rimanendo nelle loro denominazioni grazie al miglioramento della normativa e un aggiornamento in termini di qualità del vino.

Non riesco a capire che ruolo avrà nel futuro il termine "Supertuscans", sta ai produttori decidere. Nonostante la leggera discesa sul mercato, l'utilizzo resta fermo per molti produttori toscani.

Non possiamo diventare la Borgogna o qualche altra zona simile, aggiunge Sanjust. Tutti i  critici del vino e blogger che dicono che il vino Italiano dovrebbe essere il Sangiovese, il Nebbiolo, il Nerello Mascalese o altri vitigni autoctoni non capiscono che ci sono terreni e microclimi che sono perfetti per altre uve, e che fanno grandi i vini. Alla fine, stiamo semplicemente cercando di dare il massimo piacere ai bevitori di vino.

Decanter Maggio 2011
Giornalista james suckling



Superstars or supersedes?

It was a term that encapsulated the might of Italian wine in the US. But now that Tuscany’s most famous wines are classified as D.O.C. or D.O.C.G. do we really need the term “SuperTuscan” anymore? James Suckling considers the evolution of this trailblazing category.
Over The Years, a number of people have asked me if I created the term “SuperTuscan”. I have to say no. I’m not sure who originally coined it, though it could have been author Burton Anderson, who wrote Vino in the early 1980s, or Italian specialist David Gleave Mw of London-based importer Liberty Wines. Regardless, the expression and category for Italy’s most popular wine region has been an important one for close to three decades.

I still talk of “SuperTuscan” in my discussions and writings about the wines of Tuscany, but I’m not sure it has much resonance with consumers as it did years ago. I feel it has been diluted due to the heavy use of the appellation indicazione geografica tipica (igt), that can cover anything from an $8 Sangiovese to a $350 Merlot. People use the term “SuperTuscan” even though they may not have a clear understanding of it,” says Lamberto Frescobaldi, the biggest vineyard owner in Tuscany, whose family has been making wine in the region for around 600 years.” But frankly, many people don’t know  what a Chianti is, or a Brunello , or many other appellations. It has become a category, and like all categories, prices vary. Look at Chianti you may have one that costs $8 and another that costs $50.it’s the same with Brunello. You can find Brunello for as low or more than $100.”

Other than price, though, on what does the uninformed consumer base their decision to buy a bottle? The original concept of”SuperTuscans” was the idea that a wine could be beyond the quality of others wines in a particular region , especially this by not following rigid-often unhelpful-
Governmental winemaking regulations. Most  of the well-known “SuperTuscans” were bottled as simple table wines (vino da tavola), the lowest designation in Italy at the time. But I have to wonder: does Tuscany really need the term SuperTuscan anymore? The fact is that most of the best and most famous wines In Tuscany are now within the top DOC or DOCG appellations; Brunello di Montalcino and Bolgheri being the most obvious.

Personal favourites

Four of my personal all-time favourites from Tuscany come from those appellations, including the following Brunello di Montalcino, all of which I scored 100 points: Valdicava’s Madonna del Piano Riserva 2001. Casanova di Neri’s Cerrealto 20001 and its Tenuta Nuova 2006, and Luce Della Vite’s Luce 2006. These are perfect quality for their region.
But for me , the best example of a “SuperTuscan” is Antinori’s Tignanello . It was created in the famous Florentine family’s Chianti Classico estate in the hope of creating a red that would attract consumers from all over the world. At the time, Chianti Classico was largely producing delicate, but mostly insipid, wines due to high grape yields and flawed wine laws that insisted on white wines in the blend. It was impossible to make a world-class wine following these rules.

Tenuta San Guido’s famous Bordeaux blend Sassicaia was another leader in establishing the SuperTuscan category. It began as a red for its owners in the 1950s when they wanted a wine for their personal consumption that resembled a Boedeaux first growth. It was finally released for sale in 1968. Sassicaia began as a “vino da tavola” because the coastal appellation of Bolgheri was officially designated as an area for the production of rosè. It wasn’t until the early 1990s it was redesignated as a red wine zone. Sassicaia  received its own DOC in 1994: Bolgheri-Sassicaia.

Sassicaia was born as a “Supertuscan” and a long with tignianello, Pergole torte, Percarlo, Ornellaia, Masseto, Sammarco, Flaccianello and many others, they made the history of Tuscany and modern Italian wines,”say Luca Sanjust, who produces the pure Merlot sensation Galatrona on his estate of Petrolo near Montevarchi. These wines introduced people to drinking wines for pleasure, not just in an intellectual way, like old Barolo and Brunellos. They led people to enjoy wines in a real way because they were sunny, bright, warm and sexy-like Scarlett Johansson or Penèlope Cruz. Plus they were well-made, just like what the French had been doing more than 100 years before us.

What’s in a name?
It’s Sanjust’s last comment that strikes me as the key as to why “SuperTuscan”, as a category, is so much less important these days. Winemarkers in Tuscany are now some of the most competent in the world, and they no longer need to go outside their respective appellations to achieve ultra high-quality and a global reputation. They can achieve what they want staying within their appellations due to improvements in regulations and an upgrade in wine quality.

I can’t decide what role “SuperTuscans” will play in the long-term future of Italian wines; that’s up to the winemakers. The term may be waning slightly in the marketplace, but it’s usage remains steadfast for many Tuscan producers.

We can’t become Burgundy or some other region like that, adds Sanjust. All those idiot wine critics and bloggers who say that Italian should only be Sangiovese, Nebbiolo, Nerello Mascalese or other indigenous grapes don’t understand that there are microclimates and soils that are perfect for other grapes, and that they make great wines. In the end, we are simply trying to give the maximum pleasure to wine drinkers.


Ultima modifica ilVenerdì, 03 Giugno 2011 15:03

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