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In Russia il vino Italiano fa dimenticare la vodka

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Queste notizie dal mercato ci fanno pensare che il vino Italiano, nonostante le difficoltà, sta attuando delle politiche di marketing efficaci, che trovano nei paesi emergenti un bacino di consumatori che sta cambiando le proprie abitudini.
Nell’ultimo decennio si è passati dai 409 milioni di litri del 2000 agli oltre un miliardo odierni: un boom che ha anche incoraggiato la domanda di vini di qualità.

Un giovane dalle grandi potenzialità: così viene definito, più o meno all’unanimità, il mercato russo del vino che nell’ultimo decennio ha conosciuto un’espansione vertiginosa passando dai 409 milioni di litri del 2000 agli oltre un miliardo odierni con 30 milioni di potenziali clienti “premium” e un consumo procapite di sette litri. Un vero e proprio boom, benché la birra continui a monopolizzare l’80% dei consumi di bevande alcoliche, seguita da vodka (14%). Al terzo posto il vino (6%) che tuttavia, fra alti e bassi, ha resistito alla crisi che - con un calo l’anno scorso del 10% rispetto al 2008 - ha colpito duramente quello che tuttora viene considerato un bene di lusso. A farne le spese in particolare quel ceto medio che aveva cominciato a prendere maggiore confidenza con il mondo enologico e poi è stato costretto a ridimensionarsi a favore di bottiglie più economiche. Se da un lato la flessione del mercato ha portato a una contrazione degli acquisti nei ristoranti come nei negozi e all’uscita di scena di alcuni importatori, dall’altro ha spinto anche verso una maggiore consapevolezza del prodotto, in linea con quella rivoluzione qualitativa che ha vissuto nell’ultimo decennio il consumatore russo.

A trarne beneficio sono le aziende vinicole italiane che negli ultimi anni hanno esportato nella Federazione, e principalmente sulla scena moscovita, grandi quantità di “nettare degli dei”. I primi dati del 2010 sono incoraggianti e alcune categorie, come gli spumanti, non accennano a perdere colpi. «Quest’anno siamo in crescita», conferma Daniele D’Anna, responsabile mercati esteri delle Cantine Umberto Bortolotti, che in Russia da tre anni esportano Prosecco Valdobbiadene Docg. Quello che accomuna gli addetti del settore è l’ottimismo per il futuro. «Il mercato russo per i vini italiani di qualità è il migliore al mondo e le prospettive sono molto incoraggianti», sostiene dall’alto della sua decennale esperienza Emilio Rotolo, proprietario dell’azienda friuliana Volpe Pasini. A favore dei vini italiani - ricorda Eleonora Scholes, fra i massimi esperti russi di vino - «gioca l’immagine affascinante che il Bel Paese gode in Russia, dal Made in Italy alla cucina». Il limite principale - sottolinea la Scholes puntando il dito contro «l’intervento governativo» e le sue regolamentazioni - sta negli ostacoli burocratici, con una tassazione considerevole (Iva al 18%) e alti costi di trasporto e di sdoganamento che si traducono in forti ricarichi sul prodotto finale.

Ma la birra resta in testa

Nella gerarchia dei consumi di bevande alcoliche, con 7 litri pro-capite, il vino resta al terzo posto (6%) dopo birra (80%) e vodka (14%).

Bianco o rosso?

I vini rossi costituiscono il 65-70% dei consumi, mentre i bianchi si attestano su un 20-25%. Di questi ultimi, l’80% è costituito da vini frizzanti, una categoria che include oltre allo champagne, anche spumanti come il Prosecco di Valdobbiadene e l’Asti. I consumatori russi prediligono la Toscana - a cominciare da Chianti e Brunello di Montalcino - e il Piemonte con Barolo e Barbaresco. Ma trovano ampio riscontro anche il Veneto con l’Amarone e il Friuli Venezia Giulia con il Pinot Grigio.

Fonte: russiaoggi.it

Ultima modifica ilVenerdì, 29 Ottobre 2010 16:27

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