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Fare squadra per promuovere il vino italiano all'estero

Vino Italiano all'estero Vino Italiano all'estero
Il mercato del vino italiano, con particolare riferimento all’estero, sta vivendo un periodo molto acceso sia in termini strategici che per quanto riguarda i positivi riscontri.
Anche la recente notizia apparsa sul Sole 24 ore fa intravedere concrete possibilità di perseguire il trend grazie al gioco si squadra.
L’Italia da tempo soffre a causa di una eccessiva divisione delle iniziative determinata dalla presenza di molte aziende che si muovono singolarmente per difendere e promuovere prodotti, tradizioni e territori di produzione. Finché si rimane all’interno del confini nazionali, probabilmente, la strategia è vincente mentre diventa una “zavorra” quando si punta ai nuovi mercati internazionali.

Il ministero per le politiche agricole propone le associazioni temporanee d’imprese (ATI) per la promozione del vino made in Italy. Queste associazioni non sono altro che enti legati per esempio da una tipologia di vino o area di produzione o addirittura regione a cui aderiscono diversi produttori.

L’iniziativa insieme ai finanziamenti europei sta già portando a dei risultati, almeno per quanto riguarda le proposte; sono una decina le associazioni sorte nel 2010 che hanno visto il superamento delle rivalità del passato. Oltre alle azioni già operative come “Istituto Grandi Marchi” e “Consorzio Italia del Vino” mossi da nomi come Marchesi de' Antinori, Carpené Malvolti, Masi e Donnafugata, Santa Margherita, Ferrari, Zonin, Sartori, Giv, Gancia e Marchesi di Barolo e altri, con programmi di promozione rispettivamente di 3 e 7 milioni di euro, troviamo nuove azioni come “Made in Piedmont”, “Calabrian Wine Mood” per un totale di 70 progetti presentati nel 2010.

Nel 2011 è inoltre atteso un aumento dei finanziamenti europei con 48 milioni di euro a disposizione delle nuove ATI e la possibilità di finanziare il 50% di ogni progetto. Si potranno inoltre aggiungere i finanziamenti regionali per arrivare a quota 70%.

Il punto di svolta riguarda principalmente la capacità dei produttori di unire le forze per promuovere il vino di una specifica area di produzione o regione senza perdere le rispettive differenze e tradizioni ma guadando alla promozione del territorio “Italia” come unico obiettivo verso il mercato internazionale.

Caso molto emblematico riguarda ad esempio i grandi rossi di Toscana che vedono per la prima volta uniti Brunello di Montalcino, Nobile di Montepulciano e Chianti classico che andranno insieme a Hong Kong, Singapore, Cina, Brasile e Usa.
Altro esempio Valpolicella e Prosecco Doc che saranno insieme in Usa, Canada, Svizzera e Norvegia a proporre le eccellenze del territorio Veneto.

Concludiamo con la speranza che gli obiettivi economici non finiscano per affondare le tradizioni e la cultura del nostro territorio e siano invece in grado di valorizzare veramente il made in Italy. Crediamo che il perseguimento dell’obiettivo economico sia motivo di svolta per molti piccoli produttori e quindi in grado di garantire le diversità, risorsa indispensabile per la qualità del vino Italiano.

"Uniamo le forze con la consapevolezza che le diversità, se condivise, saranno sempre un motore per la crescita."

Ultima modifica ilLunedì, 23 Agosto 2010 15:20

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