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Arriva il Novello.....ma lo vogliamo di Qualità!

Ha collaborato Daniele Sala.
Ci siamo quasi, come tutti gli anni a partire dalla mezzanotte del 5 Novembre può essere messo in commercio il vino Novello dell'annata in corso. Questa tipologia è nata in Francia, in particolare nella zona del Beaujolais, vicino a Lione, dove da molti decenni la tradizione porta a produrre il più famoso vino novello del mondo, appunto il Beaujolais Nouveau, vinificato principalmente utilizzando il vitigno Gamay.
Sull'onda di questo successo si è pensato diversi anni fa di iniziare a produrre anche in Italia questa tipologia di vino, cercando di cavalcarne la “moda” accodandosi alla scia del cugino francese. Purtroppo però il meccanismo si è un po' inceppato, ma andiamo per gradi e raccontiamo brevemente come viene prodotto il vino Novello.

L'elemento distintivo per la sua creazione è la “macerazione carbonica” applicata prima della vinificazione vera e propria. In pratica i grappoli d'uva interi vengono messi in vasche ermetiche sature di anidride carbonica, dove vengono lasciati ad un temperatura di 30°C per un periodo di circa 5-10 giorni. A causa del peso i grappoli posti nella parte inferiore vengono schiacciati dalla massa sovrastante ed iniziano a liberare mosto che parzialmente fermenta grazie ai lieviti autoctoni presenti sulla buccia. Questo particolare ambiente consente la creazione di sostanze profumate molto intense e fruttate, con evidenti sentori di fragola, lampone e ciliegia. Inoltre si agevola la produzione di glicerina (che regala morbidezza al vino) e si realizza una parziale demolizione dell'acido malico (offrendo così un'acidità meno aggressiva). Alla fine di questa fase la massa composta da uva e mosto fermentato viene pigiata e sottoposta ad un normale processo di vinificazione. Il risultato finale è quello di avere un vino con colori molto intensi e vivaci, con forti profumazioni vinose e fruttate, una bella freschezza acida, buon equilibrio, tannini delicati ed una inadeguatezza all'invecchiamento, per cui il Novello va consumato nei mesi immediatamente successi alla messa in commercio per apprezzarne le doti di gioventù.

In generale il concetto di vino Novello ha portato a molti dibattiti fra produttori, sommelier, enologi, consumatori, con idee contrastanti e spesso diametralmente opposte, non è di questo che vogliamo parlare, ma piuttosto di quella che è l'espressione “qualitativa” del Novello.

In Italia dopo una partenza confortante di questa tipologia di vino si è riscontrata negli ultimi anni un costante calo della produzione ed una parziale disaffezione da parte del consumatore. L'errore commesso da molti produttori è stato quello di voler cavalcare l'onda del  Beaujolais Nouveau, facendo leva sull'effetto marketing piuttosto che investire nella qualità del Novello. Inoltre la chimera di poter monetizzare con qualche mese di anticipo rispetto alla normale vinificazione ha spinto molto a cimentarsi su questo terreno, con risultati spesso discutibili.

Doverosa premessa da fare è che, per fortuna, alcuni nostri produttori si sono approcciati al vino Novello con gli stessi alti standard qualitativi che li caratterizzano, riuscendo di conseguenza a presentarsi sul mercato con un prodotto che assolutamente incarna la sua particolare filosofia, ovvero fascino aromatico, semplicità ed eccellente gradevolezza di beva, regalando così al consumatore la sensazione che sia un vino nato per “convinzione” e non per esclusiva convenienza.

Probabilmente anche il nostro stesso disciplinare ha dato un contributo alla “confusione” produttiva nata attorno al concetto di vino Novello, infatti in Francia può essere prodotto solo nella zona del Beaujolais , con il vitigno Gamay ed al 100% tramite “macerazione carbonica”. Invece in Italia può essere vinificato su tutto il territorio nazionale, senza limitazione sul vitigno ed il contenuto di prodotto derivante da “macerazione carbonica” deve essere almeno del 30%, permettendo così di utilizzare fino al 70% di vino dell'annata precedente. Appare chiaro che il nostro disciplinare sul vino Novello è assai meno rigido di quello del  Beaujolais Nouveau, lasciando quindi spazio a molte interpretazioni produttive e fra queste si insinua chi non punta alla qualità, ma semplicemente ad una anticipata monetizzazione.

Per questo il “grido” di Vinoway è chiaro: vogliamo il vino Novello, ma solo se è di “Qualità”.

Come accade per molti disciplinari di Docg, Doc ed Igt alcuni produttori sono così votati all'eccellenza che autonomamente lavorano molto al di sotto dei limiti imposti, per esempio abbattendo le rese per ettaro, attuando così una filosofia volta all'ottenimento di un vino di grande qualità enologica, riconfermando un assoluto caposaldo che vede nel produttore il fattore determinante e discriminante dell'eccellenza di un vino.

A noi va bene che su tutto il territorio si possa produrre vino Novello, ma invitiamo fermamente le cantine ad interpretare questa tipologia non “viaggiando” sui limiti del disciplinare per limitare i costi ed aumentare il guadagno, ma piuttosto auto-regolamentarsi per puntare ad un prodotto di qualità, perché solo così si può riconquistare la fiducia del consumatore, riavvicinandolo alla piacevolezza di questo vino.

Non vogliamo un prodotto che cavalchi la moda o che sia una brutta imitazione del  Beaujolais Nouveau, ci aspettiamo un vino che parli il linguaggio della tradizione enologica italiana, con le peculiarità ampelografiche del territorio, che sappia radicarsi negli usi e smetta di essere un fenomeno passeggero.

Non vogliamo un vino Novello a prezzi “stracciati” in quanto la sua produzione è particolare ed ha un costo, per cui sotto certi valori la qualità non può esistere ed il consumatore appassionato non vuole essere preso in giro.

Invitiamo le cantine a produrre Novello con una grossa percentuale derivante da “macerazione carbonica”, senza limitarsi al 30% del disciplinare, se i cugini francesi arrivano al 100% possiamo farlo anche noi, mi spiace se qualcuno usa il Novello per riciclare il vino sfuso dell'anno precedente rimasto in cantina. Se vogliono farlo sono liberi, ma sappiano poi che se il consumatore attento boccia il loro prodotto non è certo colpa di quest'ultimo, ma semplicemente si cerca un vino che abbia “anima”, anche se giovanissimo, fresco, vinoso e fruttato.

Quindi facciamo un forte plauso a quei produttori che continuano ad essere grandi pure quando si cimentano nella produzione del Novello, perché anche nel mondo del Vino “Signori” si nasce e non si diventa, il timbro enologico della “Qualità” lo si mette sempre, non solo sui vini da competizione e di punta, ma anche su quelli pronti e beverini, senza preconcetti o discriminazioni.

Chi non ama il Novello e addirittura non lo ritiene degno di chiamarsi vino ha tutto il diritto di non berlo, ma gli appassionati che una volta all'anno in autunno vogliono concedersi un bicchiere di fruttatissimo e morbido nettare desiderano farlo con “Qualità” e piacevolezza.
E' giusto prendere spunto da positive esperienze enologiche estere, ma abbiamo la capacità ed il territorio per reinterpretarle creando una nostra personale tradizione, tracciando un solco che poi saranno gli altri a dover seguire: buon Novello a tutti!

Ultima modifica ilGiovedì, 03 Novembre 2011 07:45

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