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Lo Champagne stende la crisi

Lo Champagne stende la crisi Lo Champagne stende la crisi Lo Champagne stende la crisi
Lo champagne ha una lunga storia, è un prodotto affascinante, lussuoso, adatto alle le occasioni speciali, ma con Pop è diventato un fenomeno giovane, trendy e fighetto sì, ma alla portata di qualunque portafogli, tanto da far resistere i conti dell’impresa che lo immette nel mercato meglio delle altre nella crisi.


Pommery, l’azienda produttrice, è nata nel 1836 in Francia ed è stata creata da Narcisse Greno. Monsieur Pommery fu uno dei finanziatori della “Maison” circa vent’anni più tardi. Alla sua morte, la moglie Louise portò avanti l’azienda, costruendo la magnifica sede che è operativa ancora oggi. Dai primi del ‘900 è subentrata la famiglia Polignac e nel 2002 Pommery è stata acquista da Vranken Group, che è diventato il più grande gruppo che commercializza champagne al mondo. In seguito a questa vicenda, il nome è cambiato: Vranken Pommery Monopole Group, a testimonianza della forza del brand acquisito e della forza commerciale nel settore.

Il consumo di champagne, soprattutto fino a qualche anno fa, era riservato alle celebrazioni e non era un prodotto da ragazzi. Pommery dal 1998 ha iniziato un’operazione per aumentare il consumo del prodotto con il lancio di due linee stagionali, rifacendosi alle sfilate di moda, ampliate a quattro nel 2005. Questo non basta, vedendo l’evoluzione del mercato, nel 1999 ha individuato un corposo segmento trasversale: le persone che apprezzano la bellezza, sono anti-conformiste e ricercano nuove sensazioni unite all’euforia e alla spontaneità delle notti di festa. E’ nato Pop, uno champagne con un nome che richiama al suono del tappo che esplode dalla bottiglia, oltre che ad un genere musicale su scala globale. Il prodotto viene distribuito sia nei negozi specializzati, sia nei locali più alla moda nelle grandi città  che lavorano la sera. Il target è, quindi, piuttosto basso, assomiglia, volendo fare un paragone, a quello dei soft drink, alla Bacardi breezer, ma con una nota più ricercata.

Le bottiglie sono da ¼ di litro, per poterle bere senza il bicchiere; lo champagne contenuto è composto per una buona parte da Chardonnay, noto per avere note aromatiche dolci e fresche, ed ha una pressione in bottiglia ridotta per evitare di mantenere bollicine molto pungenti e poco eleganti. Costa tra gli 8 e i 10 euro a bottiglietta. E’ uno champagne che vuole trasmettere emozioni e anche il packaging cerca di andare incontro alle esigenze dei clienti.
Le confezioni in vendita nei negozi sono da 4 o da 6 bottigliette. Nel 2002 è stata lanciata la versione maxi (75 cl), nel 2003 la versione rosé, molto femminile, e la versione pop art, curioso tributo all’arte contemporanea. Altra declinazione, nel 2008, le versioni Uk e Usa.  Poi ancora il 2009 si è aggiunto Pop Earth, fatto con uve sostenibili. Nel 2010 si sono aggiunti silver e golden Pop e le linee sono state razionalizzate. Inoltre, sul mercato italiano è stata lanciata anche la Pop Italy nell’estate dei mondiali di calcio (sfortunati purtroppo).

Arriviamo al 2009, i dati finanziari in piena crisi mondiale parlano di un profitto netto di oltre 18 milioni di euro, +7.8% sull’anno precedente, mentre il mercato dello champagne calava di oltre 9 punti percentuali. Quando si dice un marketing e un prodotto al passo con i tempi.


Ultima modifica ilMercoledì, 13 Ottobre 2010 15:44

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