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"Strade del vino". Istruzioni per l'uso

Nuove strategie  dall’Abruzzo emerse durante la “Convention nazionale delle Città del Vino” svoltasi nel territorio di Chieti.
Le “Strade del vino” rappresentano una risorsa il cui destino al momento è fortemente condizionato dagli esigui finanziamenti destinati al comparto turistico. Il turismo del vino - ancora sottovalutato e ritenuto di nicchia -  diventa una realtà di spessore laddove insistono altre attrattive e un insieme di servizi. Questo è uno dei concetti più ribaditi al Forum “Strade del vino e distretti enogastronomici”, evento di apertura della “Convention delle Città del Vino”, svoltasi a fine giugno nella sede congressuale della Camera di Commercio di Chieti, città prossima all’adesione a “Res Tipica”: associazione costituita dall’Anci (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) e dalle associazioni aazionali delle Città di Identità per la promozione e valorizzazione del patrimonio enogastronomico, ambientale, culturale e turistico. Nel territorio Teatino, il più vitato di Abruzzo, il settore agroalimentare rappresenta il 5% dell’export, come ha ricordata Silvio Di Lorenzo presidente dell’ente camerale che ha ospitato il Forum. Evento caratterizzato  dagli interventi di spessore e dall’elevato numero di relatori, forse da limitare nelle prossime edizioni per dare il giusto spazio all’esposizione e al dibattito su temi importanti. Nella fattispecie spaziavano dal marketing territoriale alla tassa di soggiorno, dalla valorizzazione patrimoniale all’Expo 2015.  Presenti tra tanti partecipanti e relatori: Mauro Di Dalmazio coordinatore nazionale al Turismo per le regioni e assessore al Turismo Regione Abruzzo, Enrico Di Giuseppantonio presidente della Provincia di Chieti, Umberto Di Primio sindaco di Chieti e Tonino Verna presidente del Consorzio di tutela vini d’Abruzzo.

Le “Strade del vino” sono in Italia 140, ma molto poche riescono a sfruttare appieno le potenzialità del territorio. Sembra paradossale, ma il concetto di distretto, inteso come rete di servizi e opportunità, è lungi dall’essere una realtà consolidata. Pietro Iadanza presidente dell’Associazione Nazionale delle Città del Vino (che coinvolge circa  500 Comuni) sottolinea: “urge andare oltre la concezione di “Strade del vino” come un percorso in cui reperire prodotti enogastronomici tipici. Ora più che mai è necessario soffermarsi sul concetto di progettualità e capacità di valorizzare le risorse del territorio. Avendo come punto focale il turista a cui offrire un percorso esperienziale”. Quindi non solo vino e cantine, ma soprattutto capacità di veicolare le emozioni che a essi si legano, con tutta l’efficacia possibile e potendo contare con risorse umane all’altezza. Il marketing territoriale mirato diventa un fattore indispensabile per promuovere e rendere vincente il turismo del vino. Quasi tutti gli interventi hanno sottolineato questo aspetto, degna di nota la relazione di Mirko Lalli professore di Comunicazione digitale presso le università di Siena e Iulm di Milano. “La comunicazione del territorio, della destinazione turistica e dei prodotti: una strategia tra brand reputation, web e social network” è il titolo del multimediale intervento attraverso cui il professor Lalli - passando a rassegna velocemente i pro e i contro dei social media -  ha spronato a fare un uso consapevole delle nuove tecnologie per allargare la piattaforma di utenti. Questi concorrono a creare la brand reputation online. Reputazione dura da conquistare e facile da perdere in tempi di uso massiccio dei social media. Lalli ha posto l’accento sulla necessita di focalizzarsi prima su cosa comunicare, capire a chi comunicare e, in ultimo, mirare ai canali attraverso cui comunicare. Spesso, per non dire quasi sempre, gli operatori e “gli esperti” della comunicazione badano prima al canale mettendo in secondo piano tutto il resto. Sempre in tema di marketing si è espresso Giancarlo Dall’Ara presidente dell’Adi (Associazione Nazionale degli Alberghi diffusi)  che ha relazionato in merito a “Forme di turismo e marketing di nicchia: il successo dell’albergo diffuso vincitore del World Travel Market”. Si sente parlare spesso di questa nuova tipologie di ricettività, dall’inestimabile valore intrinseco in quanto crea un legame più stretto tra ospite e personale preposto all’accoglienza, inoltre rappresenta  un modo per rivalutare il patrimonio edilizio i disuso.  L’albergo diffuso ha unità dislocate in immobili diversi che si trovano all'interno dello stesso nucleo urbano, la distanza tra di loro non può superare i 200 metri. Denota una struttura orizzontale e non verticale come quella degli alberghi tradizionali, ma con una gestione assolutamente alberghiera e qualificata. Un modo di ricettività in sintonia con il turismo enogastronomico. Strettamente correlato con questo argomento,  nella giornata conclusiva della Convention di primavera delle Città del Vino, durante l’assemblea nazionale svoltasi a Orsogna (Ch), è emerso il tema della tutela paesaggistica e del suolo.

Fabrizio Montepara presidente  nazionale dell'associazione Res Tipica, vicepresidente nazionale di Città del Vino  e presidente di  Città del Vino Abruzzo ha specificato che a livello locale, in linea con quanto approvato dai membri dell’associazione, saranno messe in atto strategie per scongiurare il consumo scellerato del suolo.  Città del Vino esprime una forte contrarietà alle “azioni e omissioni” che affliggono il disegno di legge in materia di contenimento del consumo del suolo e riuso del suolo edificato recentemente approvato dal Consiglio dei Ministri. “Suolo, paesaggio e ambiente - sottolinea il presidente Pietro Iadanza - in quanto patrimonio comune, non sono negoziabili e l’agricoltura è la principale garante del corretto uso del patrimonio territoriale comune. L’obiettivo della legge non dovrebbe essere quello di contingentare il consumo del suolo o di monetizzarlo, ma di arrestarlo. È necessario valorizzare il patrimonio territoriale perché rappresenta anche uno strumento di potenziamento dell’offerta turistica, che non può prescindere anche da una nuova legge sulle “Strade del Vino”, che adegui gli standard di qualità, eviti i finanziamenti a pioggia e  sostenga specifici progetti di avviamento o miglioramento di una determinata Strada”.
Ultima modifica ilVenerdì, 12 Luglio 2013 15:12

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