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Luigi Cataldi Madonna, il filosofo vignaiolo del vino d'Abruzzo

Lo scenario silente dei pianori al limitare del Gran Sasso aquilano ci avvolge progressivamente salendo dalla costa.

Protette come da una barriera di roccia scura e magnetica sono anche le vigne, vecchie e giovani, pergola e  spalliera, l'una dall'altra  delimitata spartanamente da un cartello di legno: Piè delle Vigne, Malandrino, Tonì...  

E' la cantina dei Cataldi Madonna, per tre generazioni unico presidio viticolo di Ofena, fino agli anni Novanta. Accompagnato dallo sguardo benevolo di Maria Giovanna, sua ombra nella quotidianità dell'ufficio, Luigi Cataldi Madonna, barone rampante della vinicoltura abruzzese, ci riceve con la curiosità di chi vuole ascoltare, conoscere. Si vede quanto è abituato al dialogo con i suoi studenti all'università. E quanto quella dimensione gli sia congeniale: “Non sono un uomo di campagna. Sono un uomo di città, di biblioteca. Meditare tra le vigne non mi dà sensazioni particolari”. Parliamo dell'importanza di condividere l'emozione del paesaggio e del buon cibo. Parliamo di fedeltà: di  unicità del territorio e della sua necessaria difesa  e della storia delle genti “di questo posto creato dal Padreterno”.

Un territorio dalle radici profonde e antiche l'altopiano del Tirino, sottozona  che Cataldi Madonna ha voluto rilanciare – e con essa  l’Abruzzo interno - con la prima selezione del “suo” Pecorino Igt Terre Aquilane,  “una selezione non clonale, molto selvaggia come i primi appezzamenti di Cocci Grifoni”riconosce il professore, “espressione di un territorio molto particolare”. Il Forno d'Abruzzo, spiega, è sovrastato dall'unico ghiacciaio dell'emisfero, il Calderone, 4 ettari con 25 mt di spessore, un'escursione termica molto particolare, che a settembre ha registrato 25-30° di giorno e -10° di notte.

“Più che escursione, un abbattimento!”. “In questo momento mi sembra sia questa la zona d'Abruzzo dove c'è più qualità, insieme a quella di Loreto Aprutino”. Convinzione con cui ci accoglie fin dalle prime battute tirando fuori dalla sua necessaria biblioteca d'ufficio un'edizione d'antan dell'Annuario Vinicolo del Marescalchi, dove si parla dell'Aquilano, come la più produttiva delle province abruzzesi,  fino alla seconda guerra mondiale. Della naturale, storica vocazione alla viticoltura dei territori e incontaminati a cavallo del Gran Sasso, in modo particolare tra Ofena e Capestrano, Castiglione a Casauria e Pescosansonesco: la culla del Montepulciano d'Abruzzo.

Il filosofo vignaiolo (è  l'ordine che preferisce!) ha molto da raccontare. Ci aspettano ben nove degustazioni di vini del nuovo corso intrapreso dalla cantina di Ofena, da sempre puntata ad esaltare le caratteristiche del territorio  attraverso vini  gagliardi e  sapidi,  fragranti, di  fresca acidità, frutto di uve autoctone e tradizionali con l'attento recupero delle vecchie cisterne aziendali in cemento. Con l'anteprima pressochè assoluta del Frontone 2013, versione estremizzata del vecchio Pecorino completamente vinificato in acciaio, il nome derivato dal toponimo catastale. Il Frontone 2013 sarà la novità di Cataldi Madonna al Vinitaly in arrivo con la prima decade di aprile.”Nomina sunt numina. Sono stato il primo a nominarlo, il Pecorino. La mia ambizione è che la lungimiranza avuta venga riconosciuta” dichara. “Credo che il Pecorino abbia creato un'opportunità autentica all'Abruzzo. Ma ora ce n'è troppo in giro, rischia di fare la fine del Montepulciano...”. “Ogni volta che faccio un vino ho sempre una proposta, non è mai solo per l'utile economico. Se concepissi così l'impresa non farei il professore!”. E con vigore riprende il leitmotiv della conversazione: “Presidiare un territorio significa difenderlo. Le tradizioni si stanno tutte un po' annacquando”.

Il tema lo accende, Luigi stacca dalla parete il quadro con la foto d'epoca della comunità agricola del comprensorio di Ofena dove conduce la tenuta di famiglia, le cui redini ha intenzione di trasferire “col suo consenso” alla figlia Giulia di 25 anni, la quarta generazione, che si dice pronta al passaggio di testimone. Luigi porta il ritratto sotto il nostro sguardo: “Cosa hanno di nobile questi contadini? Il vino esprime attaccamento alla terra, lavoro della gente, difesa del territorio. Siccome a un certo punto la parola Qualità si è svuotata di significato, ci si è buttati su Territorio”. Il territorio è fatto dalle emozioni di chi lo difende, dunque. E' un sentimento. Ma razionale, cioè governabile. Di qui alla “difesa” della vinificazione umanistica.

Il concetto di vinificazione naturalistica non ha senso, sostiene Cataldi Madonna, come quello di lievitazione spontanea, naturale. Se non addomesticata dalla mano dell'uomo, la vigna fa legno. Così come il mosto nel serbatoio, senza l'attenzione dell'uomo non diventerà vino ma aceto. E' l'operatore stesso che gestisce la fermentazione. Ogni serbatoio ha la sua propria individualità. Ecco spiegato il concetto di fermentazione umanistica.

“Penso che negli ultimi dieci anni il criterio della bevibilità di un vino sia andato perso. Con il concetto di vinoni come l'Amarone e altri pastrocchi come i vini da meditazione, abbiamo avuto l'effetto di allontare i giovani. Il mio Cataldino in stile provenzale nasce come risposta a tutt'altra impostazione, riprendendo il motivo antico del rosé. E non il cerasuolo! Un vinello fresco e buono, che ti fa sorridere". E sempre inseguendo  l'obiettivo  di un vino "popolare", come non dire dell'altra sua invenzione per "dialogare col territorio", il bag-in-box a prezzi competitivi. Un successo anche quello.

"Altra cosa che ha fatto malissimo al vino è stato attribuirgli l'aggettivo di Nobile” continua, "Penso che il vino sia solo la bevanda più buona. L'unica bevanda davvero nobile è l'acqua”. Ispiratore di associazioni da sempre, benchè consapevole che “lo spirito associativo abruzzese sia sempre stato ai minimi termini”, il lungimirante professor Cataldi Madonna ha tenuto a battesimo in casa propria la nuova associazione éAbruzzo con il desiderio di vedere concretizzato un marchio Abruzzo e creare un nuovo sistema Abruzzo capace di imporre al mondo la sua forte crescita enoica e gastronomica .“Come ha saputo fare la Puglia”. “Dovunque in Puglia mi sento a casa” confessa entusiasta, “una regione vincente, dal turismo variegato e a costi accessibili. Accogliente e coinvolgente senza copiare!”.
Ultima modifica ilMartedì, 02 Febbraio 2016 19:50

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